Il 2019 è il bicentenario di un viaggio storico, quello di Maria Luigia d’Asburgo, imperatrice al fianco di Napoleone e Duchessa di Parma, in Umbria. Per questo Narni, Terni e la Valnerina, hanno ospitato tra il 28 e il 31 marzo una serie di eventi per celebrare tale ricorrenza. Tra le molte iniziative, vogliamo raccontarvi una delle più gustose: la cena con la Duchessa in persona.

Maria Luigia d'Asburgo è ritratta in piedi vicino ad un trono che riporta la N di Napoleone, suo marito. Porta una corona e regge la corona imperiale in una mano. La sua veste è bianca e colma di gioielli.
Maria Luigia d’Asburgo-Lorena in veste di imperatrice.

Ma chi era Maria Luigia? Perché la gente dell’Umbria è così legata al suo passaggio?

Nata come Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, la futura imperatrice era figlia del Kaiser Francesco I, da sempre destinata a sposare un monarca. Il suo esordio nella scena europea avviene nel 1810 quando sposa Napoleone Bonaparte. Un matrimonio nato dal calcolo politico, che conciliava il desiderio di Napoleone di aver un erede e quello di Francesco I di ammansire l’odiato nemico.

Ma Maria Luisa fu ben più di una pedina nel gioco politico dell’epoca; sebbene il popolo francese non apprezzasse la sua origine Austriaca e i Bonaparte la trattassero con sufficienza, la giovane, appena diciottenne, conquistò il cuore di Napoleone, accompagnandolo fino al fronte durante la disastrosa campagna di Russia.Dopo la sconfitta, l’imperatrice seppe reinventarsi e il Congresso di Vienna la rese Duchessa di Parma e Piacenza, città dove è ancora ricordata come “la buona Duchessa”. Fu allora che italianizzò il suo nome in Maria Luigia, per avvicinarsi al suo nuovo popolo, che la apprezzò sempre. Tale era la sua popolarità, che la cittadinanza chiuse un occhio sulla sua relazione con il generale Neippberg, suo amante con il quale ebbe anche diversi figli e che sposò alla morte del marito a Sant’Elena.

Il viaggio in Umbria

La Duchessa di Parma amava in modo particolare d’Italia e spesso lasciava la corte per viaggiare. Si trattava di un’abitudine legata alla sua indole e in parte dettata dalla necessità di partorire i figli avuti da Neippberg al di fuori della corte.

Nel 1819, l’Imperatrice attraversò anche i paesaggi della Valnerina, dove sostò alcuni giorni sulla via di Perugia. Un passaggio che le lasciò il ricordo della natura del Centro Italia, che influenzerà anche un’altra sua passione: la pittura. L’amore per quei luoghi, a distanza di due secoli, è ancora ricambiato e l’associazione “Porto di Narni – Approdo di Europa” ha deciso di celebrarlo con il primo assaggio di una serie di eventi dedicati all’epoca del Grand Tour, che culmineranno a ottobre con la nuova edizione del Terni Falls Festival.

A cena con la Duchessa

Stefano De Majo in costume di scena per la sua esibizione "Io Napoleone conquistatore conquistato
La Locandina della Cena con la Duchessa presso Hora Media

Il programma delle giornate è estremamente ricco include molti appuntamenti, come il percorso sensoriale sui profumi dell’ex imperatrice nel Vivaio Verdisa nel cuore della Valnerina. Uno dei più interessanti è stato sicuramente la cena teatrale ospitata dal ristorante Hora Media nell’abbazia di San Pietro in Valle.

Per me, cresciuto in città, lo spettacolo è iniziato all’arrivo, sotto un cielo stellato impossibile da vedere nelle nostre giungle urbane. Nella sala di Hora Media, piccola, ma ben gestita, ci ha accolti Maria Luigia in persona, interpretata dall’attrice Jessica Giusti. A narrarne le gesta durante la cena è il suo primo marito, Napoleone, interpretato da un magistrale Stefano De Majo.

I monologhi, tratti da un testo originale dell’attore, raccontano Maria Luigia attraverso gli occhi di una personalità ad essa quasi opposta: un uomo ambizioso e assetato di potere, tremendamente misogino, eppure rapito dal fascino di questa giovane austriaca. Lui stesso si definisce “Conquistatore conquistato”.

Anche il menù segue le fila della Storia, con piatti che coniugano gli ingredienti più tipici del territorio, come l’anatra e perfino la lingua di bue, con uno stile di cucina e di servizio elegante e signorile, davvero degno di una corte ducale.

I momenti di convivialità e gli intermezzi teatrali vengono gestiti in maniera magistrale, riuscendo ad intessere un arazzo unico. Laddove Napoleone ci viene presentato come un narratore nostalgico, già sconfitto, Maria Luigia è a tavola, impegnata ad accogliere i suoi commensali, quasi incurante delle parole di questo personaggio un tempo titanico, ma ora lontano.

Un’esperienza davvero entusiasmante, in una cornice, quella del Centro Italia, tutta da (ri)scoprire.