Elettra Lamborghini, nota ereditiera bolognese, possiede un patrimonio personale stimato tra i 10 e i 20 milioni di euro, frutto non solo dell’eredità familiare ma anche della sua carriera autonoma.
Per parlare del patrimonio di Elettra Lamborghini, è ovviamente necessario parlare della casa automobilistica Lamborghini. La cantante è, infatti, figlia di Tonino Lamborghini e nipote di Ferruccio Lamborghini, fondatore dell’omonima azienda automobilistica. Cresciuta in un contesto familiare legato al lusso e all’imprenditoria, ha più volte dichiarato di voler costruire una propria identità professionale.
Un dettaglio che a molti sfugge è che non c’è più il controllo della famiglia Lamborghini sul marchio Lamborghini. Infatti, dopo aver portato al successo la Lamborghini negli anni ’70, Ferruccio cedette in pochi anni tutte le sue attività. Già nel 1972, l’azienda era passata in mano all’imprenditore svizzero Georges-Henri Rossetti. Successivamente passò nelle mani dei fratelli francesi Patrick e Jean-Claude Mimran. Sette anni dopo Lamborghini passò nelle mani di Chrysler fino al 1994, quando fu acquistata dagli indonesiani Setiawan Djody e Tommy Suharto. Dopo soli quattro anni però, i due accettarono un’offerta della tedesca Audi, che tuttora controlla Lamborghini. Proprio tra Elettra Lamborghini e la casa automobilistica c’è stata anche una disputa legale per l’uso del cognome.
Elettra Lamborghini è cresciuta in una famiglia numerosa, con un fratello, Ferruccio junior, e tre sorelle, Ginevra, Flaminia e Lucrezia.
Il legame con i genitori è solido, e la stessa Elettra li ha più volte definiti i suoi sostenitori più sinceri, anche se inizialmente spiazzati dalla sua scelta di entrare nel mondo dello spettacolo. Diverso, invece, il rapporto con la sorella Ginevra, interrotto da anni e mai ricucito (i motivi non sono mai stati resi ufficialmente pubblici), nemmeno dopo i tentativi pubblici di riavvicinamento. Una frattura netta, diventata di dominio pubblico durante l’esperienza di Ginevra al “Grande Fratello Vip 2019”.





