Alla seconda serata del Festival di Sanremo l’ingresso di Achille Lauro è stato un piccolo evento nell’evento. Non era in gara, ma la sua presenza come co-conduttore accanto a Carlo Conti e Laura Pausini è bastata a incendiare la platea. Completo bianco impeccabile, una collana importante a spezzare la linea classica, Lauro attraversa il palco mentre dalla galleria si alza un coro spontaneo che lo chiama per nome. L’affetto del cantante è tangibile, quasi fisico, e racconta un legame costruito negli anni tra l’artista e il Festival.

Un anno di numerosi traguardi

Visibilmente toccato, Lauro affida a poche frasi il bilancio di un anno che per lui ha avuto il sapore della consacrazione: il successo di Incoscienti giovani, i palazzetti gremiti, i tour esauriti in poche ore. Ma è la musica, come sempre, a dire ciò che le parole non riescono a contenere.

“16 marzo”, l’abbraccio di due talenti all’Ariston

Il momento più intenso arriva quando, insieme alla collega Laura Pausini, intona 16 marzo. Le loro voci non si sovrappongono: si cercano, si sfiorano, si completano. Lui porta sul palco una fragilità controllata, quasi teatrale; lei risponde con un timbro pieno, caldo, capace di avvolgere ogni nota. L’Ariston trattiene il respiro mentre il brano cresce, strofa dopo strofa, fino a un finale che si scioglie in un applauso lungo, liberatorio. Una standing ovation che non celebra solo la performance, ma l’unione di due grandi talenti. 

Il ricordo delle vittime di Crans-Montana

Nel corso della serata, Carlo Conti ha voluto ritagliare uno spazio di raccoglimento per ricordare le quaranta vittime dell’incendio divampato nella notte di Capodanno nella discoteca “Le Constellation” di Crans-Montana, in Svizzera. 

Introducendo l’esibizione di Achille Lauro, Conti ha spiegato che l’idea iniziale, quando a settembre gli aveva proposto la co-conduzione del Festival di Sanremo, era quella di portare sul palco Incoscienti giovani. La tragedia di Crans-Montana ha però cambiato prospettiva.

Determinanti sono state le immagini di Erica Didone, madre di Achille Barosi — una delle giovani vittime — che durante il funerale del figlio ha cantato Perdutamente. Un gesto intimo, diventato simbolico, che ha spinto alla scelta di proporre proprio quel brano all’Ariston.

ll brano, nato come successo discografico, nel tempo ha acquisito un valore nuovo: da colonna sonora dei viaggi a eco di una perdita irreparabile, diventando simbolo di un addio impossibile, in particolare per la famiglia del giovane ragazzo. La musica, così, cambia pelle ma non perde la sua forza emotiva.

Accompagnato dal soprano Valentina Gargano e da un coro di venti elementi, Lauro ha scelto un’interpretazione misurata, elegante e profondamente rispettosa, lasciando che fossero le parole a raggiungere direttamente il cuore del pubblico. Al termine, visibilmente commosso, ha dichiarato: «Se questa esibizione ha dato conforto anche solo a una persona, allora era nostro dovere farla».

In quell’esecuzione si è percepita la grandezza di un artista capace di trasformare il palco in uno spazio di memoria condivisa, di un uomo che ha saputo mettere il proprio talento al servizio dell’umanità e della partecipazione emotiva di chi lo ascolta.