Nella giornata di ieri, due camion sono stati costretti a rimanere al porto di Ravenna. I mezzi trasportavano trasportavano container carichi di esplosivi, con ogni probabilità munizioni prodotte in Repubblica Ceca. Alcuni operatori portuali avevano denunciato l’arrivo del carico 1-B-4 (quindi esplosivi) già martedì, mentre i veicoli si trovavano ancora al confine tra Austria e Italia.
I mezzi non hanno ricevuto l’autorizzazione a entrare nell’area del terminal dove li stava aspettando una nave della compagnia di navigazione israeliana Zim, diretta ad Haifa. A richiedere il blocco sono stati il comune di Ravenna, la provincia e la Regione Emilia-Romagna. I tre enti sono azionisti dell’azienda portuale Sapir e della sua controllata Terminal Container Ravenna (TCR), che avrebbero dovuto gestire l’imbarco. L’attenzione sul porto della città era già alta dopo che, lo scorso giugno, un carico di esplosivi era partito su una nave diretta in Israele, dov’era poi arrivato a luglio.
Le parole del sindaco di Ravenna
Il sindaco della città romagnola Alessandro Barattoni ha dichiarato di aver inviato, insieme alla provincia e alla Regione, una lettera raccomandata a Sapir per manifestare contrarietà al passaggio di armi sui terminal del porto. «Sono sempre più necessarie e urgenti prese di posizione chiare e nette da parte del governo italiano», ha affermato il primo cittadino. «Non si può continuare a far finta di non vedere e non sapere che contribuire al massacro di Gaza è disumano».
Nel corso di un question time in Senato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato della vicenda: «Non serve autorizzazione per nulla che parta dai porti. Io non so nulla di cosa è successo perché non sono armi italiane e munizioni italiane. Mi dispiace, non abbiamo parlato di armi italiane».
Federica Checchia





