Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna che ha dato un enorme contributo all’archeologia. Il suo nome è Alda Levi e questa è la sua storia

Alda Levi, essere donna in un ambiente maschilista

LetteralMente Donna è dedicata ad Alda Levi, fonte paginadellamemoria.ingv.it
Alda Levi, fonte paginadellamemoria.ingv.it

“Modeste cose. Ma foriere speriamo di maggiori scoperte, ora che tutto il centro di Milano, dedalo di viuzze che irradiano dalla piazza del Duomo, sta per essere rinnovato dal piano regolatore. E in ogni modo preziose per chi veda in esse qualche anello della catena che, ricomposta, potrà forse nell’avvenire, sui dati di fatto, permetterci di vedere più chiaro sulla Milano antica di quanto non ci consentano i versi di un poeta o elementi tradizionali e leggendari.”

Sono parole, come riportato da Enciclopedia delle donne, di Alda Levi che ci fanno comprendere a pieno il complesso ed efficace metodo di lavoro di questa pioniera dell’archeologia. La storia della Levi inizia nel 1915. Quell’anno fu la prima donna ad essere assunta come ispettrice e destinata alla Soprintendenza agli Scavi ai Musei della Campania. Qui conobbe uno dei punti fermi della sua vita come il soprintendente Vittorio Spinazzola che in seguito sarebbe diventato suo marito.

La Levi, nonostante il pregiudizio dell’epoca, seppe bene distinguersi a Pozzuoli, Sorrento e Cuma pubblicando anche un prezioso catalogo “Le terrecotte figurate del Museo Nazionale di Napoli, Firenze 1926”. Nel 1924 con l’avvento del regime fascista Vittorio Spinazzola, essendo antifascista e liberale, perse il posto e Alda Levi fu costretta a trasferirsi. Come destinazione avevo scelto Bologna, la città dove era nata e dove aveva ottenuto la libera docenza in archeologia ma venne destinata invece a Milano alla Soprintendenza alle Antichità per la Lombardia a Milano che dipendeva dalla Soprintendenza di Lombardia, Piemonte e Liguria. Questo perchè essendo donna all’epoca non poteva avere la direzione di un ufficio pubblico. Nonostante il pregiudizio e i pochi fondi a disposizione perchè donna Alda Levi nel suo incarico riuscì a ottenere tantissimi meriti.

I lavori a Mantova e Milano

Nella sua attività presso la Soprintendenza delle antichità della Lombardia si distinse diventando una pioniera nel mondo dell’archeologia attraverso il suo metodo di costante ricognizione, scavo, catalogazione, analisi e allestimento dei reperti ritrovati. Il tutto con coraggio e determinazione nonostante i limiti dell’epoca. Uno dei primi grandi risultati ottenuti fu quello della catalogazione del repertorio scultorico classico dei Gonzaga a Mantova per il quale redisse il catalogo “Sculture greche e romane del Palazzo Ducale di Mantova”, pubblicato a Roma nel 1931, e tutt’ora oggi di primaria importanza, dopo aver allestito una mostra per il re con un solo mese di tempo.

È però soprattutto a Milano che si distinse. Erano gli anni tra il 1928 e il 1936 in cui la città di Milano fu sottoposta ad una grande opera di rinnovamento urbanistico che sventrò la città. Alda Levi si prodigò per tutelare il patrimonio archeologico recuperato come nel caso del ritrovamento dell’anfiteatro e del teatro romano di Milano sotto l’edificio della Borsa per cui scrisse: “Nei sotterranei del Palazzo delle Borse ai visitatori e frequentatori degli affollati e vivaci ambienti dei piani superiori sarà possibile scendere nei silenziosi scantinati dove quiete lampade illumineranno le venerande vestigia del teatro romano e ancora una volta la febbrile attività di Milano creerà uno dei più singolari contrasti tra il vecchio e il nuovo, tra l’antica e la modernissima vita”.

La cancellazione dalla storia

Oltre ad essere donna la Levi aveva un altro grave problema per il regime: era ebrea. Per questo con le leggi razziali perse la cattedra a Bologna e venne licenziata. A questa vergogna si aggiunse nel 1943 la morte del marito Vittorio Spinazzola e le persecuzioni e gli arresti contro gli ebrei. Alda Levi riuscì salvarsi dalla deportazione nascondendosi in un convento di suore grazie all’aiuto di Antonio Silvani, il custode della Soprintendenza e del genero di Spinazzola e soprintendente Salvatore Aurigemma. Alda Levi morì a solo 60 anni nel 1950 dimenticata da tutti anche perchè testimone di un periodo che nel campo archeologico aveva visto la grande adesione al fascismo. È stata riscoperta solo nel 2004.

Stefano Delle Cave

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