Cultura

Alda Merini: maledetta primavera

Alda Merini: la nascita della poetessa coincide proprio con l’equinozio di primavera e la Giornata Mondiale della poesia: E proprio un 21 marzo (del 1931) è nata la grande Alda Merini. Lei stessa celebrò così i suoi natali, e così definì quella primavera che aveva in sè:

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.

Alda Merini: immagine dello spettacolo "Dio arriverà all'alba", scritto e diretto da Antonio Nobili. Con : Antonella Petrone.
Alda Merini: immagine dello spettacolo “Dio arriverà all’alba”, scritto e diretto da Antonio Nobili. Con : Antonella Petrone.

Per celebrarla quest’oggi noi di MM Magazine abbiamo avuto l’onore di intervistare due artisti che hanno celebrato questa figura: Antonio Nobili (regista e drammaturgo) e l’attrice Antonella Petrone, protagonista della sua pièce Dio arriverà all’alba.

Foto dello spettacolo: Dio arriverà all'alba - di Antonio Nobili
Foto dello spettacolo: Dio arriverà all’alba – di Antonio Nobili

Alda Merini: intervista a coloro che hanno celebrato la figura della poetessa

MM Magazine – Alda Merini: una vita geniale o folle? Genialità è sinomimo di pazzia? Perché il manicomio e per cosa verrà ricordata?

A.N. – Una vita folle se usiamo i filtri con cui guardiamo il mondo e geniale se ammettiamo i limiti che questi filtri hanno…voglio dire: ciò che non  riusciamo a comprendere o non ha senso, o ne ha uno a cui i nostri strumenti non arrivano ancora. Alda Merini deve ancora venire. Inevitabile nella vita di una poetessa, “indecifrabile” per la sua epoca, essere relegata ai “luoghi dove muoiono le domande”. Cimiteri, Ospedali, Manicomi sono luoghi dove si tengono lontane le nostre domande sulla morte, il dolore, la follia; dove le nostre paure trovano consolazione dalla distanza a cui le poniamo. Per una personalità come quella della Merini, era inevitabile, vivere parte della sua esistenza proprio tra le pareti di un Manicomio, incompresa e incomprensibile.La ricorderemo per altro però, fortunatamente: per i suoi versi immortali e necessari e avverrà naturalmente, come quella carezza che la pelle non dimentica senza lo sforzo di ricordare.

A.P. : Nel 1960, un litigio di troppo, una sedia scagliata contro il marito, bastavano per l’internamento. Comincia così, con l’ambulanza che la porta via da casa, il viaggio della sofferenza di Alda. Credo che la follia non sia prescindibile dal genio. La sua vita è stata in bilico tra queste due condizioni, dietro quel muro, dove la sua malattia (se così si può definire) l’aveva confinata, lei non ha mai ceduto. Anzi quel muro, come la “siepe” de L’Infinito di Leopardi, ha dato ali al suo pensiero.  Afflitta da un disturbo bipolare, forse schizofrenia, forse solo genio e poesia, credo sia  il simbolo universale del confine tra follia e poesia.

Immagine dello spettacolo "Dio arriverà all'alba", scritto e diretto da Antonio Nobili - qui vediamo Alda adulta ed Alda bambina
Immagine dello spettacolo “Dio arriverà all’alba”, scritto e diretto da Antonio Nobili – qui vediamo Alda adulta ed Alda bambina

Arte e dualità

MM : Antonella, una domanda per te. Una grande sicurezza, quasi virile, e una grande femminilità, addirittura sensuale, che emanava dalla sua arte, e dalla tua performance. Li vede anche lei nella figura di Alda Merini?

A.P. : Il suo “dualismo” si percepisce nettamente anche nella sua personalità che presenta forti caratteristiche maschili e femminili. Molto dipende dal rapporto con i genitori. Nella Merini si riscontra certamente ammirazione per la madre, di grande bellezza così come di rigida volontà, poco incline ad esternare il proprio amore ai figli ma intuitiva e capace nella conduzione familiare. A questa ammirazione si contrappone anche una forte gelosia per il rapporto privilegiato che Alda avverte fra i genitori.

Antonella Petrone nelle vesti di Alda Merini - spettacolo "Dio arriverà all'alba", regia di Antonio Nobili
Antonella Petrone nelle vesti di Alda Merini – spettacolo “Dio arriverà all’alba”, regia di Antonio Nobili

Spesso la ´Alda bambina´ si adopera nel cercare l´approvazione del padre, nel creare un sentimento di stupore e di orgoglio in lui. La presenza della madre, però, le procura un forte senso di inferiorità e di rivalità. Un complesso edipico al femminile, quello di Elettra, che confluirà in parte in una fragilità affettiva sempre presente nella vita della poetessa. Scriverà infatti:”Il più grande dualismo della mia vita furono mio padre e mia madre. Io, un figlio che non stava nel mezzo, con un sesso che non mi piaceva”.

La poetessa vuole fuggire dalla maledizione che è l´essere donna. Fuggire da un sesso che non piace o che viene sopportato. Una donna affascinata dalla potenza del carisma femminile, ma anche in adorazione del connotato virile al quale è stata fedele tutta la vita.

Teatrosenzatempo

MM : Antonio, perché un testo su Alda Merini? Cosa ci dice in più questo spettacolo che non sia già stato detto?

A.N.: TEATROSENZATEMPO: quando si incontra questo nome su una locandina si intuisce subito che dietro lo spettacolo come motore propulsivo c’è la necessità e l’urgenza di raccontare qualcosa che permetta al pubblico di tornare a casa emozionato, curioso e con dei “contenuti”. L’obiettivo però affronta come primo step quello di uno studio approfondito. Cosa riteniamo sia urgente raccontare e quale forma sia necessaria per farlo;

una volta sicuri leviamo le ancore e salpiamo, il successo che poi otteniamo è la nostra “Itaca”. Fortunatamente non siamo gli unici ad aver sentito l’urgenza di riportare l’attenzione sulla vita di questa Donna. Tante sono le produzioni culturali a lei dedicate, noi abbiamo la fortuna di raccontarla da un punto di vista geniale, il nostro, che come una spezia in polvere nulla aggiunge ma tutto esalta e migliora.

Antonella Petrone in una scena dello spettacolo "Dio arriverà all'alba", scritto e diretto da Antonio Nobili
Antonella Petrone in una scena dello spettacolo “Dio arriverà all’alba”, scritto e diretto da Antonio Nobili

MM: Perché ricordare oggi Alda Merini?

A.N. : Ricordare Alda Merini è importante quanto guardarsi nudi allo specchio cercando le proprie cicatrici.

A.P. : Alda Merini va ricordata soprattutto perl’inquietudine, la solitudine, l’amore. Una scia di sublime delicatezza nei suoi versi,sempre attuali, intimi, profondi, dolorosi. È la vita di ognuno di noi. Quello spazio inesplorato ed oscuro che, talvolta, chiamiamo “follia” e che rappresenta la sofferenza, ma anche la grandezza della nostra anima.

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