Cultura

Alessandro Manzoni, il pensiero e le opere fra evoluzione umana e Provvidenza

Manzoni è stato principalmente uno scrittore romantico e illuminista. La sua famiglia e l’ambiente nel quale è cresciuto hanno influenzato la sua formazione culturale. La sua nascita è frutto di una relazione illegittima tra l’ultimo dei fratelli Verri, Giovanni, e Giulia Beccaria, figlia di Cesare.

Conversione dell’autore

Il giovane Manzoni si distacca dal padre a va a vivere con la madre a Parigi, città nella quale avviene la sua conversione: nella prima fase della sua scrittura e cultura si dedica ad una forma di letteratura dell’utile, inerente al contesto storico; dal 1810, durante i festeggiamenti del matrimonio di Napoleone, Manzoni si rifugia in una chiesa dove si trova anche sua moglie ed entrambi si convertono al cattolicesimo, portando il letterato a sentire un’esigenza spirituale romantica. In qualche modo tesaurizza comunque la lezione illuminista attraverso le indagini storiche poste nelle sue opere.

La verità per Manzoni

Secondo lo scrittore, la verità indica il processo storico degli uomini. Attinge al pensiero di Giambattista Vico sull’aspetto del Verum e Factum, due istanze che dominano il processo storico e che inquadrano l’uomo nella successione storica la quale è guidata da principi provvidenziali e dall’evoluzione umana e religiosa. A differenza del filosofo, Manzoni riconosce alla religione cattolica il compito di portare avanti il processo di evoluzione: una posizione tra cattolicesimo ortodosso e illuminismo.

Fondamentali per lo scrittore anche i processi di emancipazione, crisi e metamorfosi indagati attraverso diverse età.

Inni Sacri (1812-1815)

Gli Inni sono dei componimenti dedicati alle festività cristiane iniziando dal Natale, a seguire la Resurrezione, la Passione, il Giorno di Maria e La Pentecoste, che resta incompiuto. Utilizzò una strategia formale originale e precisa in quanto l’inno non era un genere centrale nella poesia italiana. Prova a trasmettere l‘ortodossia dei sacramenti cristiani attraverso un genere “popolare” con l’uso di una metrica che mira a recuperare una cantabilità con versi brevi, ricchi di rime e con una lingua più popolare, il volgare. In questo senso è molto vicino al Romanticismo riguardo l’esigenza di recuperare un genere più genuino.

Il Conte di Carmagnola (1820)

Il cantiere della tragedia viene aperto con un romanzo che recupera dei fatti storici accaduti: la guerra che a fine Quattrocento ha visto scontrarsi la Repubblica Veneziana e il Ducato di Milano, quando la prima che si occupa del commercio via mare inizia ad interessarsi al commercio via terra. Il Conte di Carmagnola è Francesco Bussone e la guerra passa dal campo lombardo a quello veneziano. Il passaggio getta una luce sinistra sul Conte e nonostante sia convertito dai veneziani sia visto come traditore.

Un modello era il teatro di Shakespeare solo che questo era segnato dal sacrificio del singolo individuo, ma il ruolo centrale è la lotta tra Venezia e Milano considerate come due poli che dovrebbero formare un’unica famiglia.

La tragedia di Manzoni da un lato disattende le unità aristoteliche, dall’altro fa uso della tragedia del Coro.

Adelchi

Pubblicata nel 1822, l‘Adelchi è una tragedia che narra di un conflitto medievale al quale si collocherebbe, secondo l’autore, la causa della divisione dell’Italia. Lo avvicina al genere romantico, segna il superamento della tragedia classica e del teatro tradizionale grazie ad una nuova concezione della Storia. La vicenda manca di una vera e propria azione drammatica ma a causa del linguaggio altamente lirico utilizzato, rientra a far parte più alla letteratura di salotto “colto” dell’epoche invece della rappresentazione scenica.

I personaggi presentano un notevole fondo psicologico e alcune scene, ad esempio la morte di Adelchi, conservano un’impronta fortemente teatrale e intensa.

Lettera a Monsiueur Chauvet

La tragedia del 1820 ebbe una cattiva recensione dal critico Victor Chauvet che gli criticava il disattendere le unità aristoteliche e una tipologia di narrazione troppo verosimile. Manzoni risponde con questa lettera che viene considerata un testo fondamentale del suo repertorio. Un documento decisivo della sua poetica perché affronta il problema della storia, dando anche prova della costanza della sua parabola.

Manzoni afferma che il genio dell’autore non sta nella pura invenzione ma nel colmare le lacune della storia. Infatti il primo dato che ricostruisce l’artista è la passione che manca alla storia, i personaggi inventati devono rappresentare i costumi dell’epoca che la storiografia non ci trasmette.

Il cinque maggio

Un’ode scaturita dalla morte di Napoleone nell’esilio a Sant’Elena, opera che rappresenta il suo rapporto con la storia contemporanea e un personaggio che simboleggia le forze ottocentesche, considerato sia come il più grande condottiero che il più grande sanguinario. Vediamo, dunque, una forte contraddizione verso Napoleone.

Qui siamo dinanzi alla strada che prende dopo la conversione. L’ode presenta due parti: nella prima le conquiste da condottiero, nella seconda viene ritratto nel suo esilio in solitudine ma soprattutto ricorre ad un voce che girava su di lui : la necessità di conversione in punto di morte.

I Promessi sposi

Tra il 1823-27 scrive il Fermo e Lucia che non viene pubblicato. La prima pubblicazione viene chiamata Ventisettana perché fu pubblicato il primo tomo nel 1827, arrivando ad una pubblicazione incompleta nel 1830. L’ultima e definitiva pubblicazione viene definita Quarantana, pubblicata nel 1840 dopo una fase di revisione avvenuta soprattutto sul piano linguistico.

Nel passaggio dal Fermo e Lucia alla Ventisettana, capisce che per i suoi obiettivi non può impiegare la lingua locale, quindi revisiona il testo usando un volgare toscano letterario. Questa edizione ha avuto maggiore successo rispetto alla successiva, quindi il romanzo è stato diffuso principalmente con questo registro linguistico. Nel 1827 si reca a Firenze e con l’aiuto di due intellettuali fiorentini, inizia la revisione definitiva secondo la lingua viva.

Nell’ultima edizione, nell’appendice finale scrive “Storia della colonna infame“, osservazione della tortura di Pietro Verri. Quest’ultimo riteneva che la responsabilità dell’ingiustizia dei due condannati fosse l’azione di pratiche ingiuste in riferimento al contesto storico, quindi il problema non sono i giudici, ma la pratica della tortura. Manzoni risponde dicendo che la colpa è anche legata alla responsabilità individuale e i giudici avevano gli strumenti per capire che quella era una messa in scena, ideata per trovare un capro espiatorio alla peste.

La tecnica dei Promessi Sposi

La vicenda si svolge in Lombardia tra il 1628 e 1630. L’autore usa la tecnica del narratore onnisciente: sa più di quanto sanno i personaggi e interviene continuamente nella narrazione raccontando e giudicando i personaggi, questa posizione permette al lettore di interpretare il romanzo. Questo sistema è evidente anche nella struttura dei personaggi, nella lotta tra bene e male dove ognuno di loro rappresenta una forza positiva che si contrappone ai personaggi che interpretando il corrispettivo negativo.

L’elemento che permette la rottura di questo equilibrio è la conversione dell’Innominato permettendo alla narrazione di giungere verso una conclusione.

Martina Puzone

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