Una condanna all’ergastolo per omicidio volontario aggravato. È questa la sentenza del procedimento in primo grado per Alessia Pifferi, la donna che ha fatto morire di stenti Diana, la figlia di 18 mesi nell’estate del 2022. La piccola era stata ritrovata nel suo appartamento nel quartiere Ponte Lambro. Oggi, dopo la requisitoria, è attesa la sentenza.
Attesa sentenza in secondo grado per Alessia Pifferi

Tra le questioni da annoverare c’era quella di stabilire se la Pifferi fosse o meno pienamente capace di intendere e di volere al momento dell’accaduto. La perizia disposta nei mesi scorsi nel processo di secondo grado ha stabilito che lo fosse. La donna ha lasciato morire di stenti Diana a soli 18 mesi, lasciandola da sola in casa per sei giorni. L’ultima udienza si è tenuta lo scorso 22 ottobre, quando era stata sentita in aula anche la criminologa Roberta Bruzzone come consulente di parte civile. “I suoi bisogni sono l’unica cosa che conta davvero e tutto il resto si muove perifericamente”.
E continua: “Lei è totalmente in grado di fare un bilanciamento tra i suoi bisogni e quelli degli altri. Non c’è neanche un conflitto. La sua personalità è organizzata intorno a temi ben precisi e ruotano tutti intorno ai suoi bisogni. Gli altri non sono così importanti, compresa la bambina, ma non perché non si rende conto. Se lei si nutre emotivamente, il resto passa in secondo piano, compresa la bambina”. Bruzzone aveva anche ricordato: “La prima cosa che fa è aprire le finestre. Lava la bambina, la sistema e poi chiama la vicina di casa e comincia la messinscena. Con una capacità manipolatoria assolutamente di buon livello, mente dicendo ‘Io l’ho lasciata con la babysitter’. Poi la vicina allerta i soccorsi, arriva il 118, e tutti quelli che hanno a che fare con lei in quel momento ricevono delle informazioni manipolatorie”.
Marianna Soru





