La Procura generale libica ha ordinato la detenzione di Osama Almasri Anjim e il suo rinvio a giudizio con l’accusa di tortura di detenuti e della morte di uno di loro sotto tortura.
Lo riporta su X la tv libica Lybia24 citando un comunicato della Procura. Secondo il comunicato dell’Ufficio del procuratore, l’ordine di carcerazione preventiva dell’ex dirigente della polizia giudiziaria a Tripoli segue gli interrogatori e la raccolta di elementi su gravi violazioni dei diritti dei detenuti nella principale struttura di riforma e riabilitazione della capitale. Secondo la nota almeno dieci persone sarebbero state sottoposte a tortura o trattamenti crudeli e degradanti e una di loro sarebbe morta a seguito delle violenze. Fonti giudiziarie ricordano che a luglio la procura di Tripoli aveva chiesto assistenza alla Corte penale internazionale per acquisire prove sul caso, dopo avere rimosso i vincoli procedurali e ascoltato Almasri in una prima sessione di interrogatorio.
Almasri era stato arrestato dalla polizia italiana lo scorso 19 gennaio a Torino, in esecuzione di un mandato d’arresto emesso poco prima dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Nel capoluogo torinese, insieme a tre connazionali, aveva appena visto una partita della Juventus.
Due giorni dopo il comandante della polizia giudiziaria libica era stato liberato – l’arresto considerato nullo perchè avvenuto senza la preventiva consultazione del ministero della Giustizia – e rimpatriato con un aereo di Stato a Tripoli, dove era stato accolto dall’esultanza dei suoi uomini all’aeroporto di Mitiga.
Almasri è affiliato alle Forze speciali di deterrenza (Rada), la potente milizia di Tripoli guidata dal comandante salafita Abdul Rauf Kara, che detiene il controllo del carcere di Mitiga, prigione dove sono detenuti oppositori politici e terroristi dello Stato islamico. Il ruolo di Almasri era quello di dirigere gli spostamenti dei detenuti e le attività della polizia giudiziaria. Prima del suo arresto a gennaio, la polizia giudiziaria libica era diventata il braccio esecutivo della procura generale guidata da Al Sour, rientrando comunque nel novero della milizia Rada, a sua volta ufficialmente affiliata al Consiglio presidenziale libico ma di fatto un attore parastatale.
Almasri è stato arrestato, la reazione dell’Italia
Dall’opposizione la segretaria del Pd Elly Schlein infierisce: “Le autorità libiche hanno ordinato l’arresto di Almasri, per tortura e omicidio. Lo stesso criminale che Meloni, Nordio e Piantedosi hanno liberato e riaccompagnato a casa con un volo di Stato, dopo che la magistratura e le forze dell’ordine italiane lo avevano fermato nel nostro Paese. Evidentemente per la procura in Libia il diritto internazionale non vale “fino a un certo punto”, come per il governo italiano”, ironizza citando una frase del ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Questa è una figura vergognosa a livello internazionale per cui il governo deve chiedere scusa agli italiani”, conclude. Altrettanto severo il presidente del M5s Giuseppe Conte: “Che umiliazione per il Governo Meloni. Alla fine Almasri, un torturatore con accuse anche per stupri su bambini, è stato arrestato in Libia. Invece la nostra premier e i nostri ministri lo hanno fatto rientrare a casa con volo di Stato, con la nostra bandiera, calpestando il diritto internazionale e la Corte Penale internazionale, il cui Statuto a tutela dei diritti è stato firmato a Roma. Ora diranno che anche la Procura generale in Libia è un nemico del Governo? Che vergogna per la nostra immagine. Non è questa l’Italia”.
“Il governo verrà preso in giro sulle prime pagine dei giornali internazionali. La giustizia libica sta spiegando a Meloni e Nordio come si fa. Ci stiamo facendo prendere in giro dalla Libia, che è uno stato diviso in mille tribù e ci sta spiegando il diritto”, commenta a Tagadà su La7 il leader di Italia viva Matteo Renzi. Durissimo il segretario di +Europa Riccardo Magi: “Cos’altro deve accadere se non l’arresto in Libia di Almasri con l’accusa di violenze e torture sui detenuti perché Nordio si dimetta? Non solo il ministro della Giustizia sin da subito ha raccontato una montagna di balle in Parlamento, non solo il governo italiano ha riaccompagnato un delinquente con l’aereo di Stato, non solo l’esecutivo Meloni ha fatto tutto questo sulla base di uno scambio con il controllo dei flussi di migranti, non solo lo ha fatto sbattendosene del mandato di arresto della Corte Penale internazionale, ora scopriamo che persino per i libici Almarsi è un pericolo. Cosa aspetta Nordio a fare un passo indietro? Non pensa di aver già portato nel punto più basso il ministero e l’istituzione che ricopre pro tempore?”.





