La serie The Twisted Tale of Amanda Knox debutterà su Hulu (in Italia su Disney+) dal 20 agosto ed è basata sull’autobiografia della protagonista Waiting to be Heard: A Memoir by Amanda Knox, pubblicata nel 2013. Il telefilm affronterà -a modo suo- l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia la sera del 1º novembre 2007.
Com’è intuibile dal titolo, lo show si concentrerà su Amanda, all’epoca coinquilina della vittima, che era stata accusata, insieme al fidanzato di allora Raffaele Sollecito e a Rudy Guede, unico condannato al termine del processo. La donna è tra i produttori esecutivi della serie insieme a Monica Lewinsky e al creatore K.J. Steinberg. I tre si sono uniti a Grace Van Patten, che interpreterà Amanda, e agli altri membri del cast sul red carpet della première, svoltasi ieri sera a New York.
Amanda Knox ricorda il primo incontro con Monica Lewinsky

Ai microfoni della stampa presente alla serata, Knox ha rivelato come Monica Lewinsky sia diventata la sua mentore. L’incontro tra loro è avvenuto mentre stava cercando di ricostruire la propria vita dopo essere stata scagionata dalle accuse. Le due donne si sono conosciute a un evento, nel 2017. Amanda ha rivelato a The Hollywood Reporter di aver implorato gli organizzatori di lasciarla parlare con Lewinsky in privato.
L’ex stagista della Casa Bianca le aveva offerto alcuni consigli per convivere con lo scrutinio dell’opinione pubblica, come lei stessa era riuscita a fare dopo lo scandalo sessuale con l’allora presidente Bill Clinton. «Mi diede molti suggerimenti su come riappropriarmi della mia voce e della mia narrativa. Quello finì per essere un punto di svolta per me».
La decisione di creare una serie TV
Anni dopo, quando Amanda ha deciso di far valere le sue ragioni in un’intervista al New York Times, Lewinsky si è messa nuovamente in contatto con lei. «Mi ha detto “Penso che sia ora di raccontare la tua storia. So che vuoi farlo alle tue condizioni e a modo tuo. Possiamo farlo insieme”».
Per l’ex studentessa statunitense, la donna è un punto di riferimento insostituibile: «Monica era stata ridotta a una battuta, a un oggetto di scherno, proprio come me. Vederla emergere, parlare, scrivere, sostenere la sua causa, mi ha fatto capire che c’era una strada da percorrere per la mia storia».
Federica Checchia





