Quella di Andrea De Carlo è una di quelle vite che circoscrivi nel globo prima che su una linea temporale. Per seguirne le vicende bisogna essere disposti un po’ anche a viaggiare.
Di origini siculo-cilene, De Carlo vive e cresce nella Milano, da cui però si allontana ben presto. Ancora giovanissimo, viaggia verso l’Europa, gli Stati Uniti, l’Australia, il Nord e Sud America, svolgendo diversi lavori, alcuni dei quali verranno raccontati nel suo primo romanzo “Terra di panna”, uscito nel 1981.
Il promettente esordio di Andrea De Carlo
Proprio a questa prima opera è legato il più fortunato aneddoto della sua carriera di scrittore. Fu infatti Italo Calvino a raccogliere il manoscritto dalla portineria della casa editrice torinese e a comunicargli, nel novembre 1980, che Einaudi lo avrebbe pubblicato. “La giovinezza è tante cose – scrive Calvino nella quarta di copertina della prima edizione – anche una particolare acutezza dello sguardo che afferra e registra un enorme numero di particolari e sfumature”. Non è un caso che ad avere quello occhio così arguto sia un uomo tanto appassionato di fotografia da essere stato anche l’assistente di Oliviero Toscani.
“Terra di panna”: la svolta narrativa degli anni Ottanta
Italo Calvino colse nel giovane De Carlo la capacità di ridare la narrativa in mano alla gioventù disorientata di quel decennio, dominata da una vertigine di universale integrazione. Se fino agli anni Settanta la narrazione si era concentrata sul dramma interiore dell’esistenza, a Giovanni, protagonista del romanzo, poco importa: lui è soltanto un giovane italiano che cerca di sbarcare il lunario ripescando dal cappello il sempre attuale sogno americano. Tra diverse occupazioni e poche pretese, senza picchi emotivi, disincantato in una Los Angeles iper-reale, questo ragazzo senza particolari qualità, non è più l’inetto dei primi Novecento, ma non è ancora il Jack Frusciante del decennio successivo.
De Carlo, tra letteratura e settima arte
La critica accoglie con grande favore “Terra di panna”, tanto da vedere in questo esordio anche un punto di svolta della narrativa italiana. Da lì, l’autore si avvicina anche al cinema, diventando assistente di Michelangelo Antonioni e Federico Fellini. Nel 1988, inoltre, dirige il film ispirato al suo primo romanzo e lo presenta alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Nuovi Orizzonti.
Da quel fortunato decennio, tentando di scandire la vita di De Carlo in romanzi, sono passati “Uccelli da gabbia e da voliera” (1982); “Macno” (1984); “Due di due” (1989); “Mare delle verità” (2006); “Durante” (2008); “Leielui” (2010); “Villa Metaphora” (2012); “Cuore primitivo” (2014); “L’imperfetta meraviglia” (2016); “Una di luna” (2018). Le opere di De Carlo sono state tradotte in più di venti lingue. Le tematiche, ricorrenti, sono i giovani e le caratterizzazioni; le dislocazioni geografiche e quelle emotive; l’amicizia e gli amori; la libertà e i vacillanti valori estetici e morali del mondo occidentale e contemporaneo.
Uno scrittore libero
Nel 2009, la sua indole ribelle lo ha portato a ritirarsi spontaneamente dalla giuria del Premio Strega, contrario ai dettami di case editrici manipolatrici, che influenzano l’andamento di concorsi letterari.
Nel 2014, è stato uno dei tre giudici del primo talent show letterario nel mondo, Masterpiece, e ha scritto la postfazione del romanzo vincitore, “Una vita migliore” di Nikola P. Savic.
Il suo ultimo romanzo, “Il teatro dei sogni”, edito La Nave di Teseo, è uscito a settembre 2020. In piena pandemia, De Carlo si è rimesso in viaggio, stavolta non per terre lontane, ma in migrazione dalla realtà verso la dimensione immaginativa, verso il sogno.
Chi scrive ha cercato di collocare Andrea De Carlo nel 2021 e in uno spazio fisico. Sembra viva nella campagna marchigiana, vicino Urbino. Su Instagram pubblica saltuariamente foto dei suoi dipinti. Oggi è il suo sessantanovesimo compleanno.
Giorgia Lanciotti
Seguici su
Facebook, Instagram, Metrò, La Rivista Metropolitan N6





