Angelo Spagnoletti interpreta Saverio Vitale nella serie tv “Circeo”: l’attore era apparso anche nel film di Prime Video, Generazione 56k”, al fianco di alcuni membri dei The Jackal.

Vedremo il 29enne stasera tra gli interpreti della serie in onda su Raiuno dalle 21:00 dedicato alla violenza e lo stupro subito da due donne nel 1975 avvenuto in una villa al Circeo. Benventano classe 1994, dopo le prime esperienze teatrali scolastiche, si trasferisce a Roma, dove studia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma diplomandosi con successo. L’esordio sul piccolo schermo è nel 2016 con Genitori Vs Figli su Raiplay, continuando al tempo stesso a calcare i palchi dei teatri. Nel 2021 è nel cast di Generazione 56k, che lo presenta al grande pubblico riscontrando un notevole successo. Sulle pagine di Informareonline aveva raccontato il momento chiave nella sua carriera, quando veniva scelto per il film realizzato da Prime Video:

Angelo Spagnoletti è Saverio Vitale nella serie “Circeo”

Angelo Spagnoletti, chi l'attore di Circeo - Ph © Gianluigi Di Napoli

Senza Generazione569k, ad oggi, avrei una carriera diversa. È stato fondamentale; mi hanno scelto come tutti gli altri progetti attraverso dei provini. Ne ho fatti diversi per Generazione56k. Francesco Ebbasta ha visto in me l’attore che avrebbe potuto dare corpo al personaggio interpretato. Ho un ricordo molto bello di quella esperienza, quasi nostalgico. Era un periodo particolare, segnato dal primo lockdown per l’emergenza sanitaria da Covid-19; un momento difficile. Per me è stato un evento di rinascita. Sebbene all’inizio della mia carriera, quello fu il momento giusto, la salvezza. In quel periodo si recitava seguendo le regole del distanziamento. Era un modo di fare cinema meno rilassato rispetto a come lo si fa oggigiorno. Se ci penso sembra siano passati secoli. Ne siamo usciti. Generazione56k è stato, come detto, un set nostalgico, anche per le tematiche trattate”.

Nel corso dell’intervista ha anche parlato della serie Circeo, in onda da stasera su Raiuno: “Era totalmente un altro contesto, una storia diversa. Lì è stato bello poter interpretare oltre che il personaggio, una situazione del tutto differente. Più passavano giorni, costruendo il personaggio, più mi rendevo conto che era di un’attualità quasi triste seppur successo negli anni Settanta. Il senso profondo per chi fa l’attore è raccontare storie che hanno un impatto sociale importante. Tengo molto alla necessità di raccontare quella storia”.

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