Il tribunale di Milano ha condannato a quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, una persona che insieme ad altre nel 2025 era stata accusata di diffamazione aggravata dall’odio razziale per dei messaggi d’odio pubblicati sui social media contro la senatrice a vita Liliana Segre. Tra questi ce n’erano vari che associavano e paragonavano le posizioni di Segre, ebrea e sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, a quelle naziste e fasciste.

Il tribunale ha inoltre stabilito che la persona condannata dovrà pagare un risarcimento pari a 1.500 euro, che Segre ha già detto darà in beneficenza. Il processo si è svolto con rito abbreviato, che non prevede il dibattimento in tribunale e garantisce uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna.

C’erano altre sette persone imputate: nei mesi scorsi tre di loro si erano scusate con delle lettere e avevano devoluto varie somme di denaro, fino a duemila euro, alla Fondazione Memoriale della Shoah di Milano (di cui Segre è una delle fondatrici) come forma di risarcimento.

La giudice Francesca Ghezzi aveva quindi stabilito di non procedere nei loro confronti. Altre quattro invece sono state ammesse all’istituto della messa alla prova, la possibilità che viene offerta a chi ha commesso un reato di estinguerlo completamente senza andare in carcere e mantenendo la fedina penale pulita. Dovranno fare lavori di pubblica utilità per un anno e dare ciascuna 300 euro alla Fondazione Memoriale Shoah.

Il giudice aveva ordinato anche alla Procura di identificare, con nuovi accertamenti, le persone che si nascondevano dietro ad 86 account anonimi. E aveva scritto che accusare “di nazismo”, come emerso da molti di quei messaggi on line, “una reduce dai campi di sterminio” è diffamazione aggravata dalla finalità discriminatoria, ossia dall’odio razziale, perché è “uno sfregio alla verità oggettiva”. Ed è – aveva messo ancora nero su bianco il giudice per le indagini preliminari – “la più infamante delle offese per la reputazione di chi ha speso la propria vita per testimoniare gli orrori del regime e per coltivare la memoria dell’Olocausto”.

Intanto, in un’altra tranche e per altre posizioni è fissata un’udienza preliminare, davanti al giudice dell’udienza preliminare di Milano, per il primo ottobre.