Il progetto di un’imponente Trump Tower a Gold Coast, in Australia, è stata ufficialmente abbandonata. La realizzazione sarebbe dovuta avvenire per mano della società australiana Altus Property Group (APG), in accordo con la Trump Organization. Il rapporto sviluppatosi da ambo le parti pare essersi concluso precocemente. Sia Eric Trump, il vicepresidente della Trump Organization che David Young, di APG, sostenevano che il marchio Trump avrebbe agevolato la costruzione della torre più alta e del resort migliore del Paese.
Quindi la Trump Tower in Australia non si farà?
Il vicepresidente esecutivo della Trump Organization, nonché secondogenito del presidente statunitense, aveva twittato il rendering ufficiale del progetto da 1,5 miliardi di dollari. Un edificio che si erge in alto ben sopra i grattacieli con il nome della sua famiglia in vista. Inoltre, nel post di legge: «Sono orgoglioso di annunciare quello che diventerà presto l’edificio più alto d’Australia: Trump International Hotel & Tower Gold Coast», aggiungendo «Sarà un grande onore! #Australia». Il progetto, tuttavia, è sfumato insieme alla sintonia mostrata tra Eric Trump e Young. Come riporta il Guardian, Young ha scelto di correggere tempestivamente un titolo presente su LinkedIn che recitava: «Trump abbandona il piano per la torre sulla Gold Coast», scrivendo che «lo sviluppatore abbandona il piano per una torre a marchio Trump».
Infatti, la società ha dapprima etichettato il marchio come sinonimo di lusso e qualità, per poi definirlo successivamente «tossico per gli australiani» a causa della guerra in Medio Oriente. «È puro business -sottolinea Young-. Io e il mio team non vediamo l’ora di completare il progetto e, come dice un vecchio proverbio, “non lasciare che la verità intralci una buona storia”». Da questo momento, iniziano le accuse reciproche. In un comunicato della Trump Organization si legge che Young abbia solo cercato di sfruttare a proprio favore determinati eventi mondiali per distogliere l’attenzione dai suoi fallimenti. Il testo sottolinea anche che Altus Property Group non ha soddisfatto «l’obbligazione finanziaria più elementare dovuta all’esecuzione dell’accordo».
Stefania Cirillo





