Tutti la conoscono come Camihawke ma Camilla Boniardi, classe 1990, è ormai un punto fisso nel mondo dei content creator. Ha iniziato a crearsi la sua fanbase ormai otto anni fa, e fino ad oggi l’abbiamo vista cimentarsi in tantissimi campi: la cucina, i giochi, l’oroscopo, sempre con un sorriso e con la voglia di mettersi in gioco. Ora è in tour con il suo secondo spettacolo, “Avanguardia Pura”, scritto e interpretato con Willwoosh (al secolo Guglielmo Scilla). Abbiamo parlato di lavoro, di ansie e paure, ma anche di critiche: Camilla è riuscita a farci entrare nel suo mondo.

Camihawke e la sua “Avanguardia Pura”: “Con Willwoosh è come non lavorare”

Camihawke e Willwoosh sono i protagonisti di “Avanguardia Pura” © Photo Credit Giorgia
Zamboni
  • MM: Come sta andando il tour? Lo trovi più o meno faticoso rispetto a “Il Saggio di fine anno”?

Bene, sono molto carica. Arrivo dalla data di Torino e ora tocca a Brescia; dopo un breve cambio di valigie si riparte e per questo siamo molto carichi e contenti, è un bel momento. Il tour sta andando molto bene, anche perché quando sei in tour col tuo migliore amico è quasi come non lavorare. Ci troviamo sia durante le prove che durante lo spettacolo; è stato diverso rispetto a “Il Saggio di fine anno” perché mi portavo dietro una dimensione di ansia e paura ma proprio terrore. Ho avuto delle ripercussioni fisiche che non verticalizzerei, ma ci siamo intese: se le pareti dei bagni del teatro potessero parlare avrebbero tanto da raccontare…

E invece questo secondo tour mi ha dato l’impressione di poter dividere la responsabilità con un’altra persona, ed è stato molto più rilassato. Sicuramente il primo tour è stato un momento pazzesco e importantissimo, ma emotivamente ho avuto degli alti e dei bassi. Questo invece mi sento di dire che ha avuto solo alti, perché farlo con gli amici ti da una carica, un supporto e sostegno bellissimo.

  • MM: Com’è lavorare con Willwoosh? Quanto influisce l’amicizia sul lavoro?

Penso tantissimo: abbiamo scelto di scrivere questo spettacolo insieme dopo che lui aveva fatto uno sketch a “Il Saggio di fine anno”, dove c’era un piccolo segmento dove facevamo un pezzo. Li abbiamo deciso di scrivere un vero spettacolo: a noi la cosa che ci diverte è stare insieme, è la cosa che mi fa più ridere di Guglielmo e viceversa. Probabilmente senza questo rapporto non funzionerebbe lo spettacolo, che è basato sulla chimica che c’è tra di noi. Ma anche sui nostri contrasti: noi recitiamo e ci presentiamo a delle prove, a cui il pubblico assiste durante la prima metà dello spettacolo, e ci accorgiamo mano a mano che il copione avanza di quello che vorremmo fosse il nostro spettacolo.

Durante tutte le due ore ognuno cerca di convincere l’altro che la propria idea è quella vincente: arriviamo allo scontro, sia verbale che fisico, per poi ragionare sul perché lo stiamo facendo. Non dobbiamo dimostrare di fare qualcosa di nuovo che non si sia mai visto: il titolo “Avanguardia Pura” deriva proprio da questo, che non bisogna per forza cercare di fare cose incredibili, ma ciò che ci piace fare. Alla fine lo spettacolo finale è proprio l’unione grottesca di queste due visioni, che sarà disastroso ma (speriamo) molto comico.

  • MM: Ci racconti un aneddoto relativo al tour, tragico o comico?

Mah, guarda, di grandi aneddoti non ce ne sono. Io e Guglielmo abbiamo un equilibrio che funziona. Molto spesso ci chiedono ma com’è lavorare con gli amici, se si creano tensioni o litigi: niente di tutto ciò. Siamo forse molto noiosi! È difficile che arriviamo ad uno scontro, perché a nessuno di noi due piacciono i conflitti. Inoltre, ci conosciamo così bene che è veramente difficile arrivare a quel punto. Interpretiamo molto bene l’altro, sappiamo distinguere i nostri spazi e la dimensione lavorativa da quella personale. Quindi no, non ci sono mai stati casi in cui abbiamo discusso, l’unica cosa che ti posso dire è: noioso. Cosa che speriamo non sia invece lo spettacolo.

La vita in tour

  • MM: Una data che non vedi l’ora di fare.

Ogni data che fai è una cucina che incontri: diciamo la verità, io e Guglielmo approfittiamo del tour per andare ad assaggiare le specialità locali; quindi, è questo che maggiormente ci interessa. Però comunque Roma, Torino, Milano sono le date più importanti: sono quelle di parenti e amici, dove puoi far vedere quanto hai lavorato. La famiglia di Guglielmo è a Roma, la mia principalmente su Milano e abbiamo tanti amici a Torino, quindi diventano le città del cuore.

  • MM: Quanto lavoro e quante persone ci sono dietro una sola data?

C’è una macchina enorme dietro che si muove costantemente. Dalle persone che stanno con noi nel quotidiano, come la nostra agenzia e il nostro management. Ci sono persone che ti accompagnano nelle questioni emotive ma anche burocratiche. C’è poi la macchina autoriale, che ti accompagna nella stesura del copione; noi siamo grati a Marco Corradini ad esempio. C’è anche la parte di maestranza tecnica come Vivo Concerti, la nostra tour manager Marta, ma anche i costumisti che ci aiutano ad avere degli abiti che non sembrano essere usciti dall’asciugatrice cinque minuti prima, cosa che accadrebbe se non ci fossero loro. Achille, per esempio, ci trasporta facendosi anche sei ore di van tra una data e l’altra: le persone sono tantissime. E soprattutto ti affezioni ad ognuno di loro, perché ci passi tantissimo tempo. Noi poi siamo stati molto fortunati ad incontrare non solo grandi professionisti, ma anche grandi esseri umani.

  • MM: Quanto è diverso stare sul palco di un teatro rispetto al parlare davanti alla telecamera e ai social?

Ovviamente il contenuto lo posti sperando di far sorridere qualcuno. Non hai una risposta immediata, nessuno ti sbatterà in faccia il fatto che non ha riso. Ognuno avrà la propria reazione nella sua cameretta, mentre il teatro è un’altra cosa. Il teatro ha una sua dimensione di immediatezza, che si porta dietro tante risate ma anche tanti silenzi. Alcune battute fanno più ridere o meno ridere. Il nostro stesso spettacolo è cambiato molto nel corso delle repliche: facendolo live puoi percepire le reazioni immediate. Così capisci cosa funziona di più o di meno, quindi aggiungi o togli. Accogli le emozioni modificando lo spettacolo: se noi stessi potessimo vedere la prima data rispetto all’ultima, sarebbero due spettacoli completamente diversi. Il pubblico è ovviamente l’elemento fondamentale, lo spettacolo è fatto appositamente per questo.

Cosa vuol dire accettare le critiche

  • MM: Quanto devi al podcast “Tutte le volte che”? Ti ha aiutato a migliorare il rapporto col pubblico, soprattutto a teatro?

Diciamo che il podcast in realtà è una via di mezzo. Ha più immediatezza con una puntata a settimana, e quindi il rapporto è più diretto soprattutto grazie i commenti. Ma la verità è che il podcast ha comunque una dimensione virtuale, essendo più simile ad un contenuto web invece che ad uno spettacolo teatrale dal vivo. Sicuramente ha aiutato il passaggio, ma quando sei sul palco con persone vere è sempre e comunque una ceretta.

Non c’è niente che ti possa veramente allenare a questo tipo di esperienza, che se non la provi non te la saprei manco raccontare. Puoi dire vado nel bar sotto casa a fare una prova: non cambia il numero delle persone, ma la sensazione è la stessa che sia il bar di provincia o il teatro più grande di casa. Ti butti e ci provi, esci dalla tua comfort zone e vai, al massimo puoi allenare l’esperienza. Spesso e volentieri poi alleni tanto anche i bagni…

  • MM: Sei nel mondo dello spettacolo e nel mondo dei social ormai da anni. Come gestisci le critiche? E quanto passano in secondo piano rispetto ai complimenti?

Sicuramente gli anni ti allenano molto. All’inizio ero molto più timida perché non ero abituata; è sempre una sfida. Alcune opinioni sono più gentili, altre no: magari sei abituato a confrontarti con la tua famiglia o con i tuoi amici, ma quando il pubblico aumenta di volume diventa più difficile. Credo che comunque, a parte l’esperienza, sarò sempre una persona piuttosto fragile; non sarò mai una di quelle persone che dicono che nulla le scalfisce. Non sarò mai fatta di diamante, al massimo posso essere fatta di legno? Un pino o abete, questo è il mio massimo livello di durezza.

Quello che ho sicuramente imparato negli anni è valorizzare chi ti vuole bene e chi ti apprezza, e chi anche ti fa notare se qualcosa funziona più o meno perché vuole farti migliorare. A volte, poi, si fa l’errore di dare più importanza ad un solo commento negativo quando ce ne sono stati magari 100 positivi, e così svaluti e sminuisci le persone che ti stanno vicine. Mi tengo sempre vicino al dato reale, ascoltando chi mi vuole bene e non facendomi avvelenare il sangue da chi invece critica con cattiveria senza manco conoscere quello che fai. Sono ben accette le critiche costruttive, ma ti rendi conto quando una critica è fatta con cognizione di causa e quando invece è pura cattiveria.

  • MM: Molte volte, infatti, il pubblico pretende dai content creator o dalle persone che si espongono in generale che gli venga mostrata la loro vita privata…

Ognuno ha i propri filtri: chi condivide di più o di meno, ognuno fa le sue scelte e sono sicuramente tutte valide. Soprattutto, ognuno se le naviga come meglio crede anche in base alla propria sensibilità.

  • MM: Vedremo un secondo libro in futuro, e che progetti hai da qui al prossimo anno?

I progetti ci sono, perdonami ma per scaramanzia tengo a non rivelare troppo! Sicuramente una volta finito il tour ci sono tante cose in progetto e nuove, che speriamo piacciano al pubblico. Non so che dimensione e forma prenderanno, ma ci sono: un futuro sicuramente ci sarà. In che forma? Ci riaggiorniamo appena l’ho disegnato anche io.

Marianna Soru