Cultura

Banksy, l’artista tra insurrezione e omologazione

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Banksy
Banksy- murales – Credit: www.corrieredellasera

Al Chiostro del Bramante a Roma viene inaugurata una nuova mostra su Banksy, intitolata Banksy: A Visual Protest. Tutti conosciamo lo street artist britannico, alcuni lo amano e altri lo odiano, ad ogni modo il suo successo nel mondo dell’arte è un dato incontrovertibile. Bisogna tornare a Brighton verso il 1995 per osservare l’esordio dello street artist. Infatti, in questi anni nasce il suo mito, l’artista anti-sistema, pronto a rinunciare al diritto di copyright sulle proprie opere. Un’artista pronto a rinunciare alla fama e alla notorietà, agendo nell’anonimato. Chi è Banksy? Un coraggioso artista insurrezionale, lontano dai sistemi che governano il mondo dell’arte, oppure un personaggio che camuffa manovre strategiche di marketing come atti di libertà artistica e di eroismo popolare?

Cominciamo dalla street art, che trova le sue radici nelle metropolitane di New York negli anni ‘70 con l’apparizione delle prime ‘tag’ nei treni. Gli autori di questa forma di vandalismo artistico si chiamano ‘writer’. Quando viene domandato loro il perché di quelle scritte all’interno di treni pubblici, questi affermano di sentire la necessità di farlo. Le tag dei writer altro non sono che pubblicità di sé stessi. Pubblicità sì, esattamente come le pubblicità di vari prodotti di consumo, sparse per tutti i vagoni della metropolitana.

L’incredibile artista, Banksy

Ora invece questi ragazzi pubblicizzano non un prodotto ma sé stessi, affermando di non essere invisibili. Il padrino della street art, il graffitismo, nasce quindi con l’obbiettivo di pubblicizzare i propri autori. Nasce dalla speranza di uscire da una condizione di invisibilità sociale, in cui spesso i ragazzi delle periferie vivono. In seguito, quando i writer cominciano a cimentarsi in opere maggiori, più grandi e dettagliate, nasce il termine street art, che viene subito amato dal mondo dell’arte degli anni ‘70 e ‘80, stanco del ‘white cube’ e dell’arte ‘cervellotica’.In questo clima di adorazione per la neonata street art, si consolida la carriera dell’artista inglese. Banksy sembra riflettere a pieno il sentir comune di questo movimento artistico. Infatti l’artista, oltre ad agire in anonimato, concentra la sua pratica sulla protesta sociale e politica.

L’abbandono del legittimo diritto di copyright, addizionato al modus operandi sovversivo, ed alla scelta di agire nell’anonimato sono alcuni degli elementi che conferiscono a Banksy un ruolo speciale nell’opinione pubblica. In aggiunta, i temi e i concetti espressi nel suo lavoro sono immediatamente comprensibili, adatti ad una grande platea. I lavori dell’artista sono apprezzati da stimatori dell’arte e non, agiscono su un’ampia fascia di pubblico, adoperando temi e concetti abbordabili dai più. Un artista per la gente.

Banksy
Banksy- murales – Credit: www.corrieredellasera

Il mediocre artista, Banksy

In un mondo dell’arte deliziato dalla produzione artistica di Banksy, ci sono anche quelli che non apprezzano il suo lavoro, anzi lo ripudiano. In effetti, i concetti cardinali delle sue opere possono sembrare talvolta degli ‘slogan da assemblea d’istituto’, lavori non aperti ad interpretazioni, bidimensionali e vuoti di analisi. Il potere mediatico dell’artista, unito al tono paternalistico delle sue opere, vengono adottati per esprimere un giudizio popolare, piuttosto che un’analisi od una riflessione su una determinata realtà sociale. Banksy funziona come un megafono mediatico, e le sue opere sono l’espressione di un’opinione generale, piuttosto che di una riflessione aperta e strutturata.

Come dice lo scrittore Tommaso Labranca:

“Per piacere a milioni di persone diverse tra loro e che vivono nell’America Latina o nelle repubbliche baltiche bisogna agire come nelle statistiche: sommare tutte le caratteristiche e ricavarne una media. È questa ricerca della media che rende mediocre il prodotto”.

Quindi, il lavoro di Banksy può essere considerato un ricavato di tutte quelle tecniche e strategie di marketing usate, tra l’altro, da alcuni dei suoi più acerrimi nemici: le multinazionali. Potremmo paragonare l’opera Kissing Coppers (2004) ad un McMenu: è buono, lo mangi subito con piacere, lo digerisci facilmente, e dopo due ore hai di nuovo fame.

Banksy
Banksy- murales – Credit: www.artribune.com

Girl with a Ballon

L’iconica opera Girl with a Ballon può essere un’ottima chiave di volta nell’analisi dell’artista mascherato. Partiamo dalla considerazione del critico d’arte Jonathan Jones su quest’opera:

“Girl with a Ballon sembra voler ridurre brutalmente le emozioni umane alla rozzezza e all’ovvietà. Invece di ritrarre un essere umano ricco di emozioni inafferrabili, Banksy ci dà un’icona unidimensionale il cui pathos è istantaneamente leggibile”.

L’opera quindi sembra non essere aperta ad interpretazione e non agisce galvanizzando la coscienza dello spettatore. Girl with a Ballon propone esattamente l’immagine che il viewer è capace di apprezzare immediatamente.

In ultima analisi, il potere artistico di Banksy non risiede né nel contenuto delle sue opere, né nella loro estetica, e neanche nel loro impegno sociale. Il potere di Banksy si basa su una conoscenza del mondo dell’arte e del marketing. Questo è un gesto artistico meraviglioso. La scelta di non rivelare la propria identità, la rinuncia al diritto di copyright sui suoi lavori, e il disinteresse nei confronti della notorietà raggiungibile tramite il mondo dell’arte, sono strategie di marketing di questo grande artista.

Bisogna guardare da un’altra parte come la bambina di Girl with a Ballon

Banksy, l’artista tra insurrezione e omologazione
Banksy- murales – Credit: www.corrieredellasera

In un mondo post-Warhol, dove i 15 minuti di notorietà vengono ricordati dalle persone per 51 minuti, l’attivista Banksy ha trovato il megafono d’oro, e l’utilizzo che ne fa consiste in una delle performance più sofisticate e più elevate del nostro tempo. Banksy è un genio contemporaneo, il suo valore artistico non risiede nelle sue opere, ma nella sua misteriosa figura, nel suo lavoro di auto-pubblicizzazione, e nel magistrale utilizzo degli strumenti di marketing.

Basti pensare all’opera tagliata in due all’asta di Sotheby’s. Quella ‘performance’, o azione artistica, può essere considerata un tassello di una assai più maestosa produzione performativa. Banksy naviga nel mondo dell’arte appropriandosi delle strutture su cui si basa questo stesso mondo, e lo fa molto meglio di altri artisti, come Damien Hirst oppure Jeff Koons. Se Banksy si candidasse contro Boris Johnson probabilmente vincerebbe.

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a cura di Giordano Boetti

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