Nba, corsa al titolo: Los Angeles Clippers

Una delle franchigie più perdenti della storia di questo sport è la favorita per il titolo NBA di quest’anno. Può essere finalmente la stagione dei Clippers?

Poche sono le squadre che nella loro storia hanno avuto lo stesso magnetismo dei Clippers per le sconfitte. Quella di Los Angeles è tra le sei squadre attuali – insieme a quelle di Charlotte, Denver, Minnesota, Memphis e New Orleans (comprese di tutte le gestioni della loro storia) – a non essere mai approdata alle NBA Finals. Certo, sarebbe riduttivo ricondurre a questo singolo dato lo sfortunato pellegrinaggio di questa organizzazione nella National Basketball Association.

No, dietro a quello che da alcuni è stato denominato Clippers curse (la maledizione dei Clippers) c’è molto altro dietro. A cominciare da colui che viene considerato come uno dei peggiori proprietari della storia dello sport, Donald Sterling. Dal controverso spostamento della sede dei Clippers da San Diego a Los Angeles fino alla radiazione dal basket avvenuta nel 2014 in seguito a dichiarazioni razziste, effettivamente non sono stati tantissimi i colpi di genio di Donald.

I Big Three della Lob City
I Big Three della Lob City – Photo Credit: Jayne Kamin-Oncea-USA TODAY Sports

Eppure nel 2012 era riuscito – quando finalmente aveva capito che per costruire una squadra vincente era anche necessario investire del capitale – a mettere su una squadra finalmente all’altezza. Con la firma del play più forte (insieme a D-Rose) di quegli anni, Chris Paul, che andava ad affiancare Blake Griffin (reduce da una delle stagioni rookie più entusiasmanti di sempre) e DeAndre Jordan, a Los Angeles in molti cominciarono a sperare nell’era della Lob City.

La squadra dei Big Three però non seppe mai veramente competere per il titolo. Vuoi per la sfortuna degli infortuni, vuoi per un meccanismo mai capace di fare quello step in più. Con l’acquisizione da parte di Ballmer e l’approdo di Jerry West all’interno dell’executive arrivò l’ora della rivoluzione, con lo smembramento di quel trio e la fine di un’era. La paura di molti di dover aspettare ancora molti anni prima di tornare competitivi però sembra essere stata sventata quest’estate.

Jerry West e Steve Ballmer
Jerry West e Steve Ballmer – Photo Credit: Getty Images

The Claw

Per capire quanto Kawhi Leonard abbia inciso nella storia non solo di una franchigia ma anche di una nazione intera basta pensare al fatto che la sua scelta di lasciare Toronto in estate dopo appena un anno sia stata sì sofferta, ma nemmeno tanto condannata dai tifosi canadesi. Quello che ha fatto Leonard la scorsa stagione è stato leggendario. Sia livello di numeri (con 30 punti a partita a partita ha letteralmente trascinato i Raptors) sia a livello di prestazioni e giocate (come dimenticarsi del game winner con cui ha fatto piangere Joel Embiid?).

Dopotutto durante la sua carriera Kawhi ha sempre fatto parlare i fatti, dato che lui di parole ne spiccica davvero poche. Eccome se è stato eloquente finora! Due titoli NBA, due MVP delle Finals (unico giocatore ad averli vinti con squadre di conference diverse), due premi come migliore difensore dell’anno. Il miglior two-way player della lega. E, in generale, il migliore giocatore del mondo in questo momento (non ce ne vogliano Giannis o Lebron).

Kawhi Leonard
Kawhi Leonard riceve l’MVP delle Finals da Bill Russell – Photo Credit: Getty Images

Dopo una stagione da consegnare agli annali del gioco, non si può dire altrimenti. E dopo una stagione così, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe è che quel giocatore cambi squadra. Mai banale, Kawhi. Una volta passata la sbornia dopo i festeggiamenti post-titolo ci si è immessi nel mercato dei free agent (uno dei più movimentati degli ultimi anni). Tra inseguimenti in elicottero per captare i suoi spostamenti e il silenzio tombale (ma va?) del diretto interessato, per i tifosi di Clippers, Lakers e Raptors erano state settimane interminabili.

Alla fine, di fronte la possibilità di giocare con George, di tornare nella sua città e di cercare di risollevare ancora una volta le sorti di una franchigia disastrata, Board Man aveva scelto la squadra di Doc Rivers. E se era riuscito a portare al titolo una squadra rimasta quasi senza vita come i Raptors, cosa può fare con una squadra come quella di L.A. e un secondo violino all’altezza?

Kawhi Leonard - Clippers
Kawhi Leonard – Photo Credit: Leonard Ortiz, Orange County Register/SCNG

PG13

Abbiamo parlato sopra della scarsa propensione all’eloquenza da parte di Leonard. Ecco, quando però c’è bisogno di parlare, tende spesso a scegliere le parole giuste. Quest’estate sono state anche quelle parole a convincere Paul George a tornare a casa insieme a lui. Sì, entrambi californiani, entrambi selezionati dai Pacers e ora entrambi a Hollywood. E insieme andranno a formare – a detta dello stesso George – il duo più forte della lega.

Difficile argomentare contro un’affermazione del genere. Entrambi sono due superstar, giocatori capaci di spostare gli equilibri e che vengono dalla loro migliore stagione in carriera. Se Kawhi ha fatto quello che ha fatto, Paul George è si è piazzato nel gradino più basso del podio sia nella corsa per l’MVP che in quella per il DPOY (sempre alle spalle di Antetokounmpo). Dunque due giocatori con eccelse doti non solo offensive ma anche difensive.

Kawhi Leonard e Paul George in maglia Clippers
Kawhi Leonard e Paul George in maglia Clippers – Photo Credit: Getty Images

Basti pensare al fatto che in due hanno ben 9 gettoni di presenza nei NBA All-Defensive Team. Un duo su cui i Clippers hanno voluto investire pur sacrificando un’ampia fetta del loro futuro. Ben 7 le scelte (insieme al Gallo e Gilgeous-Alexander) messe sul piatto dalla dirigenza losangelina per convincere i piani alti di Oklahoma City. Il tempo ci dirà se ne sarà valsa la pena; intanto tra loro due e la coppia Lebron-Davis ci sarà sicuramente da divertirsi allo Staples Center.

E proprio il match inaugurale contro i cugini vedrà come grande assente PG, il quale insieme a questa salterà altre nove partite a causa del già conosciuto infortunio alla spalla sinistra. L’ex Pacers ha fortunatamente (o sfortunatamente) familiarità con lunghe convalescenze e sa pazientare per tornare in campo al 100%. Già a novembre potremo vederlo brillare al fianco di Fun Guy.

Paul George - Clippers
Paul George – Photo Credit: Leonard Ortiz, Orange County Register/SCNG

Lou e Trez

I Clippers non sono fatti solo dei due protagonisti precedenti, ma hanno un organico profondo, talentuoso, solido difensivamente e già rodato. Anche se la tentazione di farli partire ogni notte in quintetto è tanta, Doc Rivers sa che ha bisogno di un apporto dalla panchina come lo aveva avuto l’anno scorso. Senza nasconderci troppo, quella dei Clippers è stata la migliore panchina della scorsa stagione. Un solo dato basta a capirlo: due dei cinque che non partivano in quintetto sono saliti sul podio per il premio come miglior sesto uomo: Montrezl Harrell e Lou Williams.

Il primo oltre ad essere tra i candidati per il miglior uscente dalla panchina ha guadagnato una nomination a giocatore più migliorato. L’annata di Trez effettivamente è stata di alto livello e praticamente tutte le voci statistiche vedono cifre ben maggiori rispetto a quelle dell’anno precedente. L’energia e l’impeto che porta sul parquet quando subentra dalla panchina servono come il pane a Rivers.

Trez Harrell e Lou Williams - Clippers
Trez Harrell e Lou Williams – Photo Credit: Getty Images

Così come gli serve quello di uno specialista quando si parla di apporto from the bench, Lou Williams. La guardia ex Rockets a marzo è diventato il giocatore con più punti dalla panchina all-time, guadagnandosi il premio come sesto uomo dell’anno. Si tratta del terzo riconoscimento in carriera (il secondo consecutivo) con cui eguaglia il record di un altro giocatore premiato in maglia Clippers, Jamal Crawford.

«C’è scritto “Clippers” sulla maglia»

Coach Rivers ha recentemente dichiarato che ci sarà la possibilità che i due possano partire in quintetto, ma la maggior parte della stagione saranno altri a iniziare. Tra questi Patrick Beverley (chiamato a mettere la solita foga e consistenza difensiva ma anche a migliorare dall’altro lato del campo), JayMychal Green (che dovrà fare un po’ di lavoro sporco e aprire il campo da tre) e Ivica Zubac (che porterà tanti centimetri e solidità sotto canestro).

Dalla panchina, oltre i già citati, partiranno Maurice Harkless per dare ancora più sostanza difensiva e versatilità, Landry Shamet, che al suo anno da rookie si è rivelato un tiratore molto affidabile, il veterano Patterson e i giovani Robinson e Kabengele. Insomma, non ha proprio una brutta squadra il padre di Austin.

Doc Rivers
Doc Rivers – Photo Credit: Alex Gallardo / Associated Press

Quasi la metà dei general manager NBA l’hanno indicata come la squadra favorita alla vittoria del titolo, e a ben vedere sembra la squadra con il mix offensivo e difensivo migliore. Poi la presenza di due giocatori d’elite come Leonard e George semplifica ancora di più il ragionamento. Tuttavia mai dare troppe cose per scontate. La chimica di squadra (soprattutto per i titolari) deve ancora essere testata a dovere e la condizione di PG non fa stare mai troppo tranquilli.

Con l’inizio della stagione e il rientro di George avremo un quadro più chiaro, ma finalmente i Clippers sembrano veramente la candidata numero uno alla vittoria finale. Anche se, come scherzò una volta Federico Buffa, «C’è scritto “Clippers” sulla maglia». Allerta spoiler: all’epoca l’Avvocato non ci prese.

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