Il Berlin Story Bunker, museo situato in un imponente bunker della Seconda Guerra Mondiale, è noto ai più per le esposizioni storiche crude e immersive. Lo spazio, inoltre, è rinomato per la capacità di far riflettere sulle conseguenze delle guerre, spesso ignorate o poco diffuse. Attualmente, il museo ospita una mostra sull’invasione russa contro l’Ucraina, con numerosi reperti e testimonianze dirette, offrendo uno sguardo senza filtri sulla realtà del fronte.

Il museo mostra senza filtri la guerra in Ucraina e il suo impatto

Museo Guerra Ucraina - Photo Credits Euronews
Il “taxi sociale” esposto al museo – Photo Credits Euronews

Tra gli oggetti esposti al museo si trovano droni, frammenti di sistemi d’arma e il “taxi sociale”, lo stesso veicolo che veniva utilizzato da due volontari ucraini intenti a prendersi cura dei civili nella zona di Kherson. Come descritto da Euronews, è possibile visionare il furgone che, dopo essere stato attaccato da un drone in Ucraina, porta i segni dell’attacco: il parabrezza in frantumi, numerosi fori di proiettili, interni distrutti e un buco nel tetto. La visione, poi, è accompagnata dal video del drone russo che si accanisce sul taxi. Il video è stato successivamente messo a disposizione dei servizi segreti ucraini. Un’informazione rilasciata dal fondatore del museo, Enno Lenze, che sottolinea l’obiettivo della mostra: mettere in evidenza la realtà senza dettagli superflui. “Questo è quello che è successo. Ora ne sapere di più e potete pensare a cosa significa per voi -spiega-. È esattamente ciò che vogliamo mostrare qui”. Non vi è l’intento di “imporre” un pensiero ai visitatori, solo mostrare ciò che è accaduto e sta accadendo.

La storia del “taxi sociale”

Attraverso le spiegazioni che Lenze ha fornito a Euronews possiamo conoscere qualche dettaglio aggiuntivo sul taxi sociale. I due volontari, Oleg Konekt Salnyk e Oleg Degusarov, si sono offerti di aiutare i civili a evacuare la zona colpita. Inoltre, accompagnavano dal medico le persone anziane che avevano bisogno di assistenza medica. Lenze racconta di come Oleg Konekt Salnyk, il suo amico, non avesse alcuna intenzione di lasciare la città dal giorno dell’occupazione nel 2022. “Questa è la mia città e non mi importa come sia qui, io resto. Io aiuto” dice il direttore del museo, ricordando le parole dell’amico.

È accaduto il 12 aprile 2025. Konekt Salnyk e Degusarov erano andati con il furgone ad Antonivka, vicino a Kherson. Avevano parcheggiato il furgone davanti un’abitazione e, pochi attimi dopo, un drone russo li ha colpiti. Konekt Salnyk è morto e Degusarov è rimasto gravemente ferito, un esempio plateale di un crimine di guerra. Lo stesso Lenze aveva viaggiato su quello stesso taxi diverse volte, riuscendo a sfuggire a diversi attacchi. “A volte ce la fai e a volte gli amici muoiono”, ha affermato il direttore. Una guerra che, dal suo inizio, ha causato la morte di 39.000 civili, tra cui soccorritori, operatori umanitari e i volontari locali. La mostra al Berlin Story Bunker consente di comprendere ciò che la popolazione continua ancora a vivere oggi.

Stefania Cirillo