Difficile non aver mai sentito parlare di Björk, la cantante islandese dai mille volti. La sua arte l’ha resa da sempre un’artista avant garde, non etichettabile e di ampie vedute. La musica di Björk, a prescindere dall’album che si ascolta, è un’esperienza trascendentale, universale e particolare allo stesso tempo. Questa artista “aliena” , che ha venduto oltre quaranta milioni di dischi in tutto il mondo, è sempre stata oggetto di discussione per la sua genialità e la sua personalità controversa.

Björk Guðmundsdóttir è originaria di Reykjavic, dove sin da piccola si fa notare per le sue doti artistiche. Già dall’età di undici anni scrive musica e studia pianoforte. Nel 1977 pubblica il suo primo album, Björk, che riscuote molto successo in Islanda ma resta sconosciuto in tutta Europa. Dopo una serie di collaborazioni, negli anni Novanta dà il via alla sua carriera internazionale con la pubblicazione di Debut nel ‘93, Post nel ‘95 e Homogenic nel ‘97: i primi due lavori sono caratterizzati da una grande sperimentazione, che si concretizza in un’importante ricerca di suoni e in una grande varietà stilistica. Homogenic è ritenuto uno dei longtape più intensi della cantante islandese, un album concettuale che ha come sfondo la sua madrepatria.

Björk, una carriera sperimentale

Vespertine, invece, è un album estremamente introverso, caratterizzato da sonorità elettroniche e minimaliste. Seguono poi Medúlla, un lavoro in cui la musica lascia il palco alle sperimentazioni vocali, Volta, l’album più politico dell’artista di Reykjavic e Biophilia, con il quale Björk si avvicina al mondo della tecnologia come elemento da integrare nella sua musica; oltre al normale album, Biophilia è disponibile in dieci applicazioni per iPad, ognuna delle quali è dedicata ad una traccia.

Con Vunicura, il primo Album di Björk ad essere co-prodotto dalla produttrice venezuelana Arca, prosegue la ricerca tecnologica: per l’album viene allestita una mostra in realtà virtuale e vengono realizzati una serie di videoclip in VR. Con Utopia, in cui prosegue la collaborazione con la musicista sudameriacana, Björk esplora la folktronica e la musica d’avanguardia.

La carriera nel cinema

Parallelamente alle produzioni musicali, Björk ha lavorato nel cinema come attrice e cantante, vincendo diversi premi. Tra le collaborazioni più significative, nel 1999 recita come attrice protagonista in Dancer in the dark (oltre a scriverne la colonna sonora), pellicola di Lars Von Trier.  Nonostante la grande tensione che vive sul set, la cantante e attrice islandese vince il premio miglior attrice protagonista al festival di Cannes. Nel 2005, ineve, Björk recita e compone per il film del suo compagno Mattew Barney, Drawing Restraint 9.

Björk, il corpo come oggetto di scena

La peculiarità di Björk è quella di non essere mai etichettabile, di non riconoscersi in una singola forma d’arte. La musica non basta a rappresentare una personalità così complessa, ed è solo una delle modalità artistiche che scolpisce e definisce la sua figura multiforme. L’autrice di Hyperballad racconta sé stessa anche a partire dal modo di vestire teatrale ed eccentrico. Björk è prima di tutto una performer, che descrive il suo mondo interiore trasformando la sua superficie esteriore. Celebri sono gli abiti che Björk indossa durante i suoi live e in occasione di una cerimonia: l’abito cigno per la cerimonia degli Oscar nel 2001, il copricapo disegnato da Bernard Willhelm, la maschera creata in occasione del Bonnaroo festival, tanto per citarne alcuni.

Matteo Tarragoni

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