Dopo 22 anni dalla sua scomparsa, ancora aleggia del mistero sulla morte di Bon Scott, cantante della rock band australiana AC/DC. Un po’ per il suo alcolismo, un po’ per le dinamiche bizzarre della sua morte e per la sua giovane età, ancora sono tanti i dubbi riguardo a ciò che realmente avvenne in quella circostanza.
Cosa succede quel giorno a Bon Scott
La sera del 18 febbraio 1980, Scott si trova nel suo appartamento di Ashley Court, a Londra, e chiama la sua ex, Silver Smith, per invitarla ad uscire con lui. Lei rifiuta e riceve poco dopo la telefonata di un amico, Alistair Kinnear, per portarla ad una festa. Rifiuta anche questo invito, ma aggiunge che ha un amico con cui lui potrebbe uscire. Così, Kinnear passa a prendere Scott con la sua Renault 5 e i due si dirigono verso il Music Machine a Camden, l’attuale locale KOKO.
Durante la serata, Bon e Alistair bevono senza sosta. Alistair si offre di riaccompagnare a casa Bon ma, quando arrivano di fronte a Ashley Court, non riesce a svegliarlo. Alistair chiama Silver Smith che lo tranquillizza che Bon ha soltanto bisogno di dormire, allora si rimette in moto per tornare, entrambi, all’ appartamento di Alistair.
Arrivati a destinazione, Bon è ancora incosciente. Alistair, allora, inclina il sedile del passeggero, copre l’amico con una coperta di lana e lascia un biglietto con il suo indirizzo e il numero di telefono. Poi sale in casa e va a dormire.
E’ quando Alistair si sveglia che avvengono due episodi non convincenti. Nel tardo pomeriggio, Alistair riceve la visita di un amico che gli dice che nell’auto non c’è nessuno, quindi Alistair si tranquillizza che Bon sia andato via con le sue gambe. Ma poi, verso le sette e mezza di sera, Alistair prende l’auto per andare a trovare un’amica e trova il corpo senza vita di Bon, raggomitolato sul solito sedile.
E c’è di più. Verso le dieci e mezza di mattina dello stesso giorno, nel quale tutti ipoteticamente stanno dormendo, compreso Bon nell’auto, c’è una telefonata sospetta. Il pusher australiano Joe Bloe chiama Paul Chapman, degli Ufo, per dargli la notizia che Bon è morto. Come è possibile ciò, se il corpo esamine viene trovato ore dopo? Inoltre, Alistair, qualche giorno dopo la morte di Bon, scompare per vent’anni, andando a vivere in Spagna, ritornando rintracciabile dalla stampa solo nel 2005. Come mai questa sparizione? Le incongruenze sono indubbiamente molte.
Le indagini post mortem
Il verdetto iniziale di un primo esame superficiale è: “intossicazione acuta da alcool”. Il sospetto è che il cantante sia morto a causa di un’overdose di eroina e che non sia stato assistito dalle persone che erano con lui. L’autore e giornalista Jesse Fink ha preso a cuore l’indagine e ha dedicato un intero volume a Scott: Bon, The Last Highway. Secondo le testimonianze raccolte da Fink ci sono gravi discrepanze sull’orario di ritrovamento del cadavere. Inoltre, sembra che insieme a Scott e a Kinnear, la sera prima, ci fosse anche Zena, la compagna di Peter Perrett, leader degli Only Ones.
E non è tutto. Emerge qualche novità anche su Paul Chapman, circa quella sera. Il chitarrista degli UFO ha dichiarato a Fink di essere stato con Scott e Kinnear e di averli congedati perchè dovevano andare ad acquistare dell’eroina.
Alcol, droga, persone, troppe e troppo noncuranti della gravità delle situazioni. Certo è che il mistero rimane ancora aperto e con esso anche la ferita della perdita di un grande rocker, di una grande band.
Francesca Orazi
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