Bordertown“, città di confine: si tratta di Ciudad Juàrez, una città messicana al confine cn gli Stati Uniti. L’accento nel film viene subito posto sul contesto: sin dal titolo, dalle prime sequenze, alle prime luci, ai luoghi ripresi.

In questo political thriller di Gregory Nava si cerca di salvare dall’oblio un pezzo di storia messicana e di giornalismo d’inchiesta (mancante) su una serie di femminicidi a Juàrez. Lauren Fredericks è una reporter che conosciamo nel volto dell’attrice e cantante Jennifer Lopez, qui in un’interpretazione che le varrà il premio “Artists for Amnesty” nel 2007.

"Bordertown" stasera in tv, Credits: Fanpop
“Bordertown” stasera in tv, Credits: Fanpop

La storia vera dietro “Bordertown”

Il film “è ispirato a fatti autentici” leggiamo all’inizio, prima dello scorrere delle prime scene. La tragica storia da cui prende spunto il soggetto del film ha un contesto ben preciso e determinante: una terra di confine, una città (Ciudad Juàrez), che è separata dagli USA solo da un fiume. Una “bordertown“, appunto.

Lungo questo confine troviamo una composizione sociale particolare che sfocia in una perenne tensione e nella sensazione di dover vivere come in stato di guerra: criminali sessuali inviati dagli Stati Uniti al confino in quei luoghi, così da emarginarli dalla loro società d’appartenenza; immigrati rimasti al di qua di quella frontiera che li separa dal sogno americano, donne (moltissime) che lavorano come manodopera a basso costo nelle maquilas.

Jennifer Lopez in "Bordertown", Credits: Fanpop
Jennifer Lopez in “Bordertown”, Credits: Fanpop

La questione del femminicidio in Ciudad Juàrez

Le maquilas sono uno dei primi contesti che conosciamo nel film: fabbriche di assemblaggio dove le lavoratrici sono esclusivamente donne, percepite come forza lavoro docile, facile da gestire e inconsapevole dei propri diritti.

Proprio le donne messicane sono al centro di questa storia dell’orrore che non ha niente di romanzato. Un articolo sulla rivista “Limes” nel 2010 riportava che dal 1993 erano già più di 460 le donne assassinate, ritrovate morte dopo essere state violentate, e più di 600 quelle scomparse. Numeri enormi che però passarono sotto silenzio.

Lauren Fredericks (Jennifer Lopez) si traveste da maquiladora in una scena di "Bordertown", Credits: Fanpop
Lauren Fredericks (Jennifer Lopez) si traveste da maquiladora in una scena di “Bordertown”, Credits: Fanpop

Luz Estela Castro, nota come “Lucha“, è un’avvocata di “Justicia para nuestras hijas” un’associazione che unisce le madri delle ragazze uccise o scomparse e lotta perchè venga fatta giustizia, denunciando le autorità per la loro negligenza. Raccontando del suo attivismo e delle ricerche fatte sulla questione dei femminicidi nella “città che uccide le donne“, Lucha riporta:

E’ dal 1994 che hanno cominciato ad apparire nel deserto cadaveri di ragazze, mutilati e seviziati. Il Centro de Asesoría de las Mujeres ha cominciato ad investigare. Le ragazze erano tutte molto simili fisicamente e provenivano da famiglie povere; in genere erano impiegate nelle maquilas. Non venivano uccise il giorno del loro sequestro ma erano tenute in ostaggio, violentate e torturate prima di essere uccise.”

Jennifer Lopez, volto del potere e della responsabilità della stampa in “Bordertown”

“Stavolta può saltare il coperchio che soffoca la verità”

Lauren Fredericks in “Bordertown”

Lauren è una reporter a cui viene affidato un caso di cronaca che all’inizio sembra tutt’altro che interessante, tanto che la giornalista non cela il suo scetticismo e fa presente che “il Messico non fa notizia“. Quando, anche con l’aiuto del giornalista locale Alfonso Diaz (Antonio Banderas), comprende che dietro la serie di omicidi ci potrebbe essere qualcosa di complesso che coinvolge le autorità locali, interessate solo al profitto, e la polizia connivente, decide di scavare a fondo fino a far “saltare il coperchio che soffoca la verità“.

Si assume la responsabilità della protezione di Eva (Maya Zapata), una maquiladora miracolosamente sopravvissuta ad uno di questi omicidi (al “diablo“, dice lei), e le promette di fare giustizia raccontando la sua storia, puntando i riflettori su quel pezzo di terra dimenticata da tutti (o che tutto vogliono dimenticare) ed obbligando la comunità internazionale a prendere atto delle atrocità che si consumano a Ciudad Juàrez.

Bordertown” è una pellicola che lavora con materiale bollente, con una questione irrisolta che ancora brucia sulla pelle di tante, troppe, donne. Se si è completamente digiuni del tema, il film di Nava è un bel primo passo verso la comprensione di quel Centro America a due passi da quei “civilissimi” Stati Uniti, che girano gli occhi dall’altra parte, negando le proprie responsabilità.

Debora Troiani

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