Esteri

Boris Johnson: crisi nell’esecutivo, 43 dimissionari

Si avvicina con ogni probabilità il momento più difficile di crisi per la carriera del primo ministro britannico Boris Johnson, a seguito dello scandalo con al centro Chris Pincher, accusato di molestie sessuali. Il premier conservatore continua a perdere sostegno dal suo stesso esecutivo: 43 i membri dimissionari, ma probabili ulteriori fuoriuscite. Crollano le mura intorno a lui, ma Boris Johnson non intende lasciare. Ci sono questioni “enormemente importanti” da portare avanti, come ha dichiarato ieri sera alla stampa. Ha contro il suo stesso partito: l’unica possibilità di non far affondare i Tory sotto le onde dello scandalo sarebbero le dimissioni. I fedelissimi di Johnson sembrano unanimi nel sostenere l’allontanamento, da Priti Patel, ministro dell’Interno e “falco” del premier, all’ultimo dimissionario Brandon Lewis, responsabile del dicastero dell’Irlanda del Nord.

La crisi è dietro l’angolo per Boris Johnson: 43 dimissionari e perdita unanime di sostegno, si pensa già al sostituto premier

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Ritratto ufficiale del parlamentare conservatore britannico Chris Pincher, accusato di molestie sessuali da due uomini

Continua la fuoriuscita di ministri dall’esecutivo del primo ministro conservatore Boris Johnson. Già in drastico calo nei sondaggi a seguito del Partygate, oggi sale a 43 il numero di dimissionari. Le molestie sessuali del parlamentare Chris Pincher, fedelissimo del premier, la causa scatenante della fuga. Ma non sembra intento a “gettare la spugna”: rimarrà, secondo quanto affermato nella giornata di ieri, per far sì che il suo governo “vada avanti per attuare il programma.” Malgrado tutto, il premier nega la possibilità di elezioni anticipate, dichiarando come “nessuno le voglia in questo momento.” Si scusa per quanto compiuto dall’ex alleato di governo Pincher, per cui si dice “rammaricato“.

I laburisti, dal canto loro, affermano come “chiunque si sarebbe dimesso.” Keir Starmer, leader dell’opposizione, sfrutta lo scandalo tentando di affossare Johnson avvicinandolo a Pincher, “predatore sessuale” di cui il premier sarebbe stato promotore. In un suo intervento, Starmer avrebbe ricostruito con finezza di dettagli le molestie compiute dall’ex johnsoniano. Evidente anche il crollo del supporto interno a Johnson: Sajid Javid, ex Segretario di stato alla salute ha affermato che “quando è troppo, è troppo. Il problema è al vertice.” Si è detto inoltre pentito di aver sostenuto il premier durante altri sospetti di scandalo, tra cui proprio il Partygate, quando nel pieno della crisi pandemica Johnson avrebbe ospitato alcune “feste” proprio al 10 di Downing Street.

Quanto rimane da fare a Johnson, o meglio: quanto gli resta da premier?

Il premier Johnson, eletto “a furor di popolo” nel 2019 (secondo quanto annunciato in questi giorni per ribadire la sua grande popolarità in fortissimo declino), tra i principali promotori del referendum sulla Brexit del 2016, secondo molti, ha i giorni contati. La dimissione progressiva e inesorabile di così tanti ministri e componenti di governo non può che portare al crollo di qualunque sostegno politico. Un governo di defezionari, tutti giustificati dallo scandalo Pincher, che, ricordiamo, è accusato di aver palpeggiato due uomini in uno storico club londinese ma comunque promosso ai vertici del partito Tory nonostante Johnson sapesse tutto. E’ chiaro che la situazione è insostenibile, per tutti i conservatori britannici. Intanto, stando a molti, si pensa già ad un sostituto, qualcuno che sia “meglio per il paese”, come ha affermato Javid.

Alberto Alessi

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