Cinema

“Borotalco”: l’attico di Manuel Fantoni battente bandiera romana stasera in tv

“Un bel giorno senza dire niente a nessuno me ne andai a Genova, perché avevo optato per il mare, e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana. Feci due volte il giro del mondo e non riuscii mai a capire che caz…o trasportasse quella nave, ma forse un giorno lo capii: droga!”. Quaranta candeline, un compleanno da festeggiare magari con due olive. Greche, è d’obbligo. Il 22 gennaio del 1982 arrivava nei cinema italiani “Borotalco“, e stasera torna in tv con “L’ultima luna” di Lucio Dalla, con Sergio Benvenuti non l’uomo della Sip ma dei ‘Colossi della musica‘. “..Perché secondo me la vita va proprio vissuta proprio in maniera totale, globale, non so se mi intendi… Un giorno a Bombay ti incontro un ragazza mezza cinese, mezza giapponese, insomma di quelle parti là..”

“Non potevo permettermi il minimo passo falso, non potevo rischiare di essere ricordato solo per i personaggi.” Racconta Carlo Verdone, regista della pietra miliare del cinema, leggera come una nuvola bianca, dal mome di “Borotalco“. Che lanciò nel cast Eleonora Giorgi, Angelo Infanti, un giovanissimo Christian De Sica e il formidabile caratterista Mario Brega. “Così insieme ad Enrico Oldoini impiegammo tanti mesi per arrivare ad identificare l’idea di questo film. Ogni settimana buttavamo un soggetto che per tre giorni ci sembrava perfetto, per poi definirlo una banalità subito dopo. Un giorno ci dicemmo: ‘Basta, cerchiamo di raccontare gli anni ’80 con i suoi colori, le precarietà dei ragazzi e i loro sogni un po’ da mitomani’. Ma anche l’entusiasmo un po’ infantile di un periodo in cui c’era una nuova musica che mandava segnali di grande creatività attraverso tanti cantautori intelligenti ed ispirati”.

Ma forse un giorno lo capii: Borotalco!

Io diedi tutto me stesso …” E “Borotalco” divenne la fotografia di uno stile, un modo di essere collettivo di una generazione tra vanterie, poesia e modi di dire: “A me me manda ar manicomio“, “ebbi molteplici donne“, fino al “marinaio genovese di origine, bisessuale“. Burt Lancaster alcolizzato totale, e De Niro un mandrillo de niente . E tra Burt Reinolds e Robert Redford, vince Redford: “Burt è troppo buro!”. “Ma al Louvre ci sei stato?”
“Sì, caro arrabbiato pure quello!”
Ma ci si mangia bene?
Senza infamia e senza lode…così“. Lui è Sergio Benvenuti, il suo nome Verdone lo volle in omaggio al regista Sergio Leone, produttore dei suoi due primi film, e allo sceneggiatore Leo Benvenuti. Il titolo, inventato da Eleonora Giogi (nel film Nadia Vandelli), per evocare quel soffio candido, quella nuvola impalpabile che era la storia, non piaceva alla Manetti & Roberts. La casa produttrice del prodotto bororalco, mandò una diffida chiedendo che venisse cambiato in quanto si trattava di marchio registrato. Ma il provvedimento cadde quando la pellicola divenne un successo.

Fascino tenebroso, look d’avventuriero, viveur infaticabile. Verdone scrisse la parte apposta per Angelo Infanti nato a Zagarolo, (anche se, inizialmente, il ruolo era stato pensato per Vittorio Gassman), ispirandosi alla volta in cui si erano conosciuti a casa di Sergio Leone. Infanti gli raccontò dei suoi viaggi avventurosi, esperienze senza precedenti, e delle leggendarie conquiste amorose. Lui veniva dai Western, da “Il padrino” di Francis Ford Coppola (era una delle guardie del corpo di Michael Corleone in Sicilia), “Il gattopardo” di Luchino Visconti, passando come attore al fianco di Alberto Sordi in “Viaggio con papà“, e in “Attila flagello di Dio” con Diego Abatantuono. E vantava di aver lavorato anche nei film sexy; da qui il suo talento, la sua mitomania, nel narrare de “i du chiodi” di Rachel Welch, impersonificati dai mignoli alzati. Mentre John Wayne era fr… Parola di Cesare Cuticchia di “Borotalco“. Tutte le sue mattate hanno il fascino del mito anni ’80. “Guarda, nel primo cassetto ce sta una camicia rossa che ho preso a Bangkok. Co’ quella la fai secca!“.

Il superattico di Fantoni esiste

L’attico con piscina del suo personaggio, l’architetto playboy Manuel Fantoni, teatro delle goliardate erotiche, è stato un mistero per decenni. Territorio introvabile, “un pezzo de core” di Roma. Individuato da esperti cinefili in via Domenico Lupatelli, una strada chiusa di Villa Bonelli. Il quartiere appartato di una delle prigioni di Moro, e per la cronaca nera il luogo dove si consumò la vendetta del Canaro. Il primo ad aver scoperto il lost, fu Verdone nell’82, poi altri registi si sono fiondati. (Lo vedremo in “Vai avanti tu che mi vien da ridere” con Lino Banfi, e nel film con Johnny Dorelli “A tu per tu“). La scala interna avvolgente, sale al piano superiore, dov’è una piscina sul terrazzo, appoggiata alla finestra che dà sullo stesso.

Ho perso un caro amico”, ha detto all’ANSA Verdone appena saputa la notizia della scomparsa di Infanti nel 2010. “Lo avevo conosciuto a casa di Sergio Leone, era il classico bello di una volta. Uno che poteva fare ruoli classici, ma anche film d’azione“. Di lui si diceva che fosse un Manuel Fantoni anche nella vita, ma anche fragile e riservato, tremendamente spiritoso. “L’abito fa il monaco?“ ‘O fa, ‘o fa””.

80 voglia d’improvvisare..

Io me so’ dovuto buttà dal treno a Maccarese, dirà Sergio all’amico Marcello (Christian De Sica). La scena del balletto nella stanza del convitto con Christian De Sica, provinciale ballerino che parla un insolito dialetto napoletano, e che aspira, quantomeno, a Broadway, fu inventata al momento. Come le battute del prete Vittorio Zarfati, Dù palle lo dici a tuo padre!”, (lo stesso portiere in “Bianco, rosso e Verdone“), che irrompe sulla famosa danza “Ouendisendi” in mutande. Al naturale, improvvisando, diede il meglio di sé. Anche l’epico discorso del sor Augusto: la scena delle olive greche e del prosciutto “..n’zucchero”, girata nel negozio di alimentari in via di San Paolo alla Regola, non era prevista dal copione. Si rifà a quando Mario Brega andava a casa di Sergio Leone con cassette di frutta e verdura, che gli portava dai mercati generali: “Ah Se’ guarda ‘sti limoni! Lo sai da dove vengono sti limoni?…E ste melanzane, guarda quanto so grosse!“. 

L’episodio della scazzottata a via Veneto che Mario Brega racconta nel film, si riferisce a una reale lite tra Brega e l’attore americano Gordon Scott, durante le riprese di “Buffalo Bill l’eroe del Far West“. “J’ho dato un destro ‘n bocca m’è cascato per tera come Gesù Cristo. J’ho rotto er setto nasale, frantumato le mucose, e je dicevo “arzete, arzete, a cornuto arzete!” ho detto!…Me devi dire, se nun so troppo indiscreto, ma te che caz.. voi da mi fija?” . Per Sergio Benvenuti finirà a cinghiate dal futuro suocero: “…pure co le negre!!!”.

L’ultima luna di Borotalco

Stasera in tv appare in “Borotalco“, anche Moana Pozzi, all’epoca agli esordi, e non ancora pornostar. È la discinta amica di Manuel Fantoni, nuota nuda nella piscina dell’attico ed è anche la pinup sul manifesto nella camera di Sergio e Marcello. 7478712 è il numero di telefono di Nadia Vandelli, lasciato sul registratore all’interno della roulotte di Lucio Dalla. Quest’ultimo temeva, realmente, di finire tra i titoli di testa di un filmetto qualunque. Il cantante si arrabbiò con Verdone perché il suo nome appariva in caratteri maiuscoli sui manifesti. Minacciò di bloccare l’uscita del film. Ma cambiò idea, commosso, dopo aver visto l’omaggio che era stato fatto alla sua musica. Quella colonna sonora dove la luna vede tanti orrori e tante assurdità: “La sesta luna Era il cuore di un disgraziato Che, maledetto il giorno che era nato, Ma rideva sempre Da anni non vedeva le lenzuola Con le mani sporche di carbone Toccava il culo a una signora E rideva e toccava Sembrava lui il padrone”.

Federica De Candia. Seguici su MMI e Metropolitan Cinema!

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