Il teatro Vascello ha ospitato un rituale, più che uno spettacolo: Burnt Offering, della compagnia coreana 99artcompany, è una preghiera di corpi palpitanti, di sguardi che si alzano e di danze che iniziano, in attesa che il cielo risponda. Un’esperienza coreografica che ci invita a riflettere sull’origine del sentimento religioso, del lavoro umano e della pulsione artistica. La performance, realizzata con il sostegno del ministero della cultura, dello sport e del turismo coreano e della korean foundation for international cultural exchange, è stata premiata come miglior produzione ai Seoul Art Awards. Nata all’interno del progetto “touring k-arts“, è già andata in scena il 15 novembre a Bari, presso il teatro Kismetopera.

Burnt Offering e la danza coreana al teatro Vascello

Ph: teatrovascello.it

“La danza di 99art company vuole parlare all’anima.” La coreografa e direttrice artistica Jang Hyerim sviluppa una ricerca anzitutto spirituale, partendo dalle tradizioni coreane passate sotto il filtro del linguaggio della danza contemporanea. In particolare, le coreografie di Burnt Offering sono ispirate al Seungmu, danza tradizionale dei monaci buddisti coreani. I movimenti del Seungmu sono molto dignitosi e aggraziati. Il volto del ballerino e la danza stessa spesso raccontano l’origine dell’universo, i cicli della vegetazione, il fiorire e lo sfiorire delle cose. Il costume indossato durante la Seungmu è dai colori vivaci e dalle linee eleganti. Il chiarore delle lunghe maniche bianche, amplificando i movimenti della ballerina, descrive a volte i vortici della galassia, i venti degli azimut, il gesto di seminare e mietere i raccolti, mentre il cappuccio bianco equilibra il tutto con stabilità e verticalità, ed è una spia dell’origine religiosa del ballo.

Le danzatrici di Burnt Offering sono monache spogliate di maniche, cappucci e tuniche. Il corpetto agile e aderente che indossano le lascia libere di tracciare, con gesti ripetuti e meditativi, linee di carboncino su un grande telo bianco steso sul pavimento. Nel silenzio assoluto proprio dei templi, disegnano una figura complessa, simile a un mandala. La loro stessa pelle si annerisce nel procedimento. Lentamente, sono diventate loro stesse la loro opera. Hanno offerto i loro corpi nel sacrificio della creazione.

Lavoro, danza, sacrificio: parlare all’anima dell’uomo

Ben altro sacrificio è quello a cui si allude nel momento in cui le ballerine indossano dei caschi da minatore con torce all’altezza della fronte. Ora i passi, le aperture, i respiri si caricano di fatica, pesantezza, dell’asprezza della modernità che ogni giorno ci travolge e avvilisce. Fabbricare, fabbricare, fabbricare / fare e disfare, è tutto un lavorare… Direbbe Dino Campana. Lavorare e logorarsi senza scopo, oltre che il proprio sostentamento biologico. Questa è la sfida di Jang Hyerim e delle sue ballerine: cercare di ardere oltre il consumarsi. Trasformare i gesti opprimenti e alienanti del nostro mondo in qualcosa che possa essere offerto in dono e bruciato, come in antichità.

L’accompagnamento musicale e l’odore di incenso sono pilastri sensoriali fondamentali per immergersi nella trance rituale dello spettacolo. Le musiciste Hwang Gina e Lee Hwayoung suonano dal vivo strumenti tradizionali coreani come il Geomungo e il Gayageum, praticamente delle cetre coreane. Dopo il silenzio del mandala tracciato col carboncino, l’accompagnamento inizia impercettibile, delicatissimo, per poi prendersi la scena intrecciandosi col movimento delle ballerine con un palpitare continuo.

La coreografa si propone di dare uno sguardo nuovo ai movimenti del lavoro quotidiano che spesso passano inosservati nella routine ripetitiva. Burnt Offering vuole esplorarne la sacralità. Sacrificio, lavoro umano, danza sembrano quindi tre dimensioni che si compenetrano l’una nell’altra. Già Plekanov, antropologo russo del tempo di Lenin, affermava che la gestualità di ciascun popolo è determinata dal suo rapporto con la sopravvivenza. Egli aveva rintracciato un collegamento saldo e ragionevolmente consequenziale tra il gesto del mestiere e la conduzione generale dei movimenti dell’espressione artistica. Sulla stessa linea, in Burnt Offering, i corpi delle ballerine, messi sull’altare come vere e proprie offerte brucianti, incarnano simultaneamente la solennità dei sacerdoti, la strenua fatica dei lavoratori, e l’antica grazia della danza coreana.

Lorenzo La Rovere