A ridosso delle elezioni, si è generato il caos a destra e a sinistra. Italiani sfiduciati verso la politica si trovano davanti a liste, promesse, possibili canditati e rumorosi scivoloni. Una campagna elettorale che punta maggiormente sull’inadeguatezza della fazione opposta, con in poppa il vento dello screditamento mediatico. Ma il taglio dei parlamentari ha sollevato il problema di una legge elettorale che non è stata adeguata e qualcuno è rimasto a “bocca asciutta” sollevando polemiche.
Dentro o fuori: “volti noti e non” nel caos delle nomine
La caduta del governo Draghi, lo scioglimento delle camere e la successiva e quasi inaspettata indizione delle elezioni fissate al 25 settembre, hanno creato isteria. I partiti si sono trovati impreparati e con una lunga serie di tappe da percorrere in brevissimo tempo. Una mancanza di organizzazione che ha prodotto un senso ancora più alto di inadeguatezza agli occhi di chi presto sarà chiamato alle urne.
In fretta e furia sono comparse le liste dei candidati. Fatta eccezione per i leader, c’è anche qualche new entry. Gina Lollobrigida per Italia Sovrana e Popolare è candidata al Senato. Ilaria Cucchi, nota per la vicenda legata all’omicidio del fratello Stefano Cucchi, correrà a Firenze per Sinistra Italiana. Ad affiancarla il sindacalista Aboubakar Soumahoro a Modena per la Camera.
Per Salvini invece non ci sono volti noti con fama pregressa ma sindaci, imprenditori e rappresentanti del volontariato. Per Forza Italia, Tajani infuriato chiede la dimissione da parlamento e ruoli governativi per chi ha mollato. Tenta di entrare nella politica “ufficiale” anche Stefano Puzzer, nelle liste di Italexit con Paragone, che fino a qualche tempo fa, dichiarava che la politica non era il suo obiettivo. Una corsa contro il tempo che sembra trasformatasi in un: “o la va o la spacca”.
Una campagna elettorale definita “vergognosa”
Se una campagna elettorale è fatta di comizi, contatto con gli elettori e attività sul campo per costruire fiducia verso chi fa politica in primis fuori dal parlamento, attualmente non sembra fondarsi su questi pilastri. Basata piuttosto su denigrazione, sull’esaltare la figura del leader e sul sollevare uno scandalo mediatico che distrugga le rispettive reputazioni.
C’è troppa attenzione sulla reputazione, meno verso i programmi. Durante una conferenza a Roma, il leader del PD accusa Giorgia Meloni di voler fare soltanto bella figura sfruttando il momento per “incipriarsi”. La Meloni non si è fatta attendere, definendo Letta misogino e sessista e pubblicando di recente un video sui canali social dove si mostra un’abile poliglotta. Letta risponde con uno speculare in altrettante lingue.
La sfida è incentrata quasi in esclusiva sui due leader dei partiti al primo e secondo posto nei sondaggi che si comportano come se il risultato fosse già deciso. Le altre forze, in vista del Meloni/Letta in Rai a casa di Bruno Vespa protestano. Renzi reclama giustizia; pretende un incontro a quattro. I pentastellati si associano. +Europa lamenta l’esclusione di Emma Bonino e Calenda furioso dice: «basta con la telenovela Sandra-Raimondo». Non manca l’opinione televisiva. Federico Rampini a Controcorrente su Rete 4 definisce la campagna elettorale: «una cosa indecente. Una vergogna».
Gli esclusi dalle liste liberano una rabbia “velenosa”

Il bene del paese potrebbe sembrare superfluo per alcuni che hanno cominciato col far saltare fuori sulle chat parlamentari questioni scottanti a causa dell’esclusione. È il caso di Livio De Santoli, candidato pentastellato, dichiarato “esperto in transizione ecologica”. Accusato di appartenere alla “cricca degli appalti”. In intercettazioni effettuate dai Carabinieri nel 2009, intratteneva una conversazione con l’imprenditore Diego Anemone che raccomanda una ragazza all’ex-docente in vista di un esame.
Marco Bella (5 Stelle), professore di chimica organica alla Sapienza, si dice deluso dopo la diffusione della “lista blindata” di Conte. Rincara la dose riguardo a De Santoli dichiarando all’Adkronos: «io non ho mai favorito nessuno come professore universitario». Anche nel PD i rassegnati all’esclusione, ritrovatisi in panchina al terzo o quarto posto, parlano di vere e proprie “vigliaccherie” da parte del leader.
Agli italiani le promesse della campagna elettorale non bastano
Nel frattempo, qualcuno si rifila autogol. In casa PD nel comune di Roma, Albino Ruberti grida una minaccia di morte al ristorante e subito si dimette. La Meloni pubblica il video dello stupro di Piacenza definito da Letta e Calenda “indecente”.
Il taglio dei parlamentari ha inoltre innescato la corsa alle alleanze. Chi cerca un’alleanza, subito dopo rinuncia se affiancato da qualcun altro del quale non nutre particolare simpatia. Tolta qualche parola spesa da tutte le forze di destra e sinistra in favore di taglio delle tasse, abbattimento del cuneo fiscale, snellimento della burocrazia e tutela delle famiglie, ci si chiede se rimangano soltanto promesse.
Come verranno attuate le politiche proposte? Quali saranno le misure realmente attuabili con una crisi economica di tale portata della quale soffrono Italia ed Europa? A mancare sono le risposte che gli italiani ormai pretendono.





