Il 28 novembre è uscito Ragazze Facili, ultimo singolo estratto dall’album Alaska Baby, uno dei grandi successi del 2024. Intervistato dal Corriere della Sera. Cesare Cremonini ha parlato della sua musica e dei progetti futuri, ma anche del proprio rapporto con Lucio Dalla e della sua sfera privata.

Riguardo all’incontro con il cantautore bolognese, scomparso nel 2012, ha raccontato: «Gli telefonai io, qualche anno prima che morisse: voglio prendere un caffè da te. E lui: vieni, sono con De Gregori. Andai a casa sua, ricordo che sull’ascensore intravedevo la collezione d’arte di Lucio, più salivo e più aumentava, fra coccodrilli e maschere africane. Arrivai all’ultimo piano, dove c’era un terrazzino, parlammo tutti e tre di “Com’è profondo il mare”. Poi, in salotto, mi fece suonare il suo pianoforte, uno Steinway antichissimo. Sul pianoforte c’era un foglio con su scritto a mano: “Vorrei essere una rondine…”. Un appunto rimasto lì dove era stato pensato».

Cesare Cremonini: «Ho scritto “Ragazze facili” grazie a Giorgia Cardinaletti»

Cesare ha parlato anche della sua amicizia speciale con Elisa, conosciuta «nel 2000, a Udine, dietro le quinte di un concerto dei Lùnapop. Era come mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. Io suonavo in uno stadio, all’apice del successo, lei era una ragazza timida e delicata, veniva dalla scuola Caselli, una scopritrice di talenti a cui la musica italiana deve tanto. Io ero un indipendente, una specie di prodotto punk, nessuna major voleva produrci». Ad unirli, ancora oggi, è il comune amore per la musica e una certa indipendenza creativa: «Possiamo essere burattini, ma anche burattinai di noi stessi, quindi autonomi e liberi».

Riguardo a Ragazze facili, il cantautore ha svelato l’importanza di Giorgia Cardinaletti e della loro relazione -ormai finita- nella genesi del brano. «È centrale, è appena uscita “Ragazze facili”, una canzone scritta grazie a lei, perché mi ha chiesto una cosa che può cambiare la vita di un uomo», ha detto. «Il coraggio di amare. Ho sentito fortemente questa richiesta, ma non ero in grado di farlo perché ero circondato da alibi, fantasmi che io chiamo metaforicamente Ragazze facili: non sono solamente figure che ti circondano, ma è il mondo che ti costruisci per non affrontare te stesso. Questa canzone ha rotto una diga, un argine che mi teneva fermo da anni. Sembra banale, ma si muore o ci si ammala per l’incapacità di amare».

Federica Checchia