Era la prima volta di Cesare Cremonini a Sanremo. Una giacca blu notte, laminata, luccicante come i suoi occhi emozionati. E tutti ci siamo ricordati di essere stati giovani, su di una vespa, quando il sogno era averla truccata; emozionati con “La nuova stella di Broadway” perché ognuno ha scommesso per amore; e abbiamo pianto su “Poetica” con la sua dichiarazione a cuore aperto ‘Questa sera sei bellissima‘. Ed è standing ovation per Cesare Cremonini.
“Sotto i portici di una piccola grande città con canzoni che sono opere d’arte che cambiano una vita intera” dice Amadeus presentando la sua stella. La vecchia scuola di cantautori Bolognesi e una carica cosmica. Questo incarna Cesare Cremonini. Lui suona il pianoforte alla vecchia maniera, come in un cabaret lontano nel tempo: ti alza la gambetta, non riesce a stare sempre seduto composto sullo sgabello. Solo quando le note sono quelle dei lenti d’amore, allora, davanti il suo microfono, muovendo solo il capo, ti trasporta nella sua costellazione di pensieri. “Mentre andavo a letto, la notte dell’esibizione del Festival, ho fatto una telefonata perché volevo capire come fosse andata sul serio. Sanremo è di tutti, un’istituzione, è Raiuno, ma è anche una cattedrale legata a quella generazione. Così ho detto: mamma, stasera sul palco dell’Ariston tuo figlio ha preso una standing ovation. Forse adesso può fare il cantante, che dici?“
Con le mani nella marmellata
Era il 1999, quando ragazzo un po’ ribelle, un po’ dolce, con i suoi Lùnapop, fa uscire l’album di esordio “Squérez“, che non tutti sanno significa ‘merda’, nel gergo giovanile che ancora oggi a 42 anni gli appartiene orgogliosamente. Come “Marmellata#25“, la canzone della Winston Blu, per capirsi. Dopo le Lucky Strike ‘del cantante di Zocca’, “e ti rendi conto di quanto le maledirai”, nel cassetto di Cesare si trova l’unica Blu, e rigorosamente, l’ha fumata. Con un hashtag così sbarazzino nel titolo di una canzone in realtà profonda. E la confettura che è scelta per colmare vuoti con la sua proverbiale dolcezza. 25 era l’età di Cremonini. La scrisse nella sua Bologna alle 4 di mattina, di getto in pochi minuti. Era stato lasciato dalla fidanzata Erica, e il testo, è un rimando di emozioni e ricordi di quello che era rimasto attorno a lui: ‘Ci sono le tue scarpe ancora qua, ..il tuo profumo è ancora in questa casa E proprio lì, dove ti ho immaginata C’eri tu!‘. E quel patto violato, tra le mura oramai vuote: la marmellata trovata l’ha mangiata.
“L’unica maniera per convincere le donne di essere un uomo in grado di amare come chiunque altro“, la trova Cesare Cremonini, ed è scrivere in una canzone ‘non sono un Latin Lover ‘. Con il vezzo di non chiamarsi playboy, ma usando una parola di stampo antico, più elegante, che fa pensare ad un conquistatore di classe. Non alla sfacciataggine di un avventuriero con le donne. “Io sono un amante ma, senza una donna con sé“, e poi l’invito “Vuoi ballare con me?“. Sembra un Humphrey Bogart intenso e appassionato, che fa un inchino verso il microfono, come in un bacio alla sua dama.
Il ragazzo follemente serio
Sul quaderno di latino, durante una discussione tra il suo compagno di banco e la fidanzata, ha scritto “Qualcosa Di Grande“, che nel 2000 vinse il Festivalbar. Cesare Cremonini l’amore lo racconta e lo suona sinceramente, come l’ha vissuto: un presunto tradimento di lui, mai confermato con una schedina di Quelli Che Il Calcio, gli è costato un ricongiungimento con la sua ex sulle spiagge di Sabaudia, e poi una fuga d’amore che viene descritta nel libro “Let’s Them Talk”. Un rubacuori richiesto anche al cinema: attore in due film, “Un amore perfetto” al fianco di Martina Stella per la regia di Valerio Andrei, e “Il Cuore Grande Delle Ragazze” diretto da Pupi Avati.
“La ragazza del futuro“, quando si ha bisogno di qualcuno
che indichi la strada.. di una stella ubriaca, è ispirata a “Futura” di Lucio Dalla, “quel padre di cui non si può essere eredi, dice, ma del quale si può certamente portare avanti un’eredità“, dice Cremonini. Lui che fa il pop con un’eleganza da gentleman, con l’aria da baronetto di Liverpool, ma tradito dall’ultima consonante di Bologna centro. Con il volto stropicciato come da insonne d’amore. E si fa amare da tutti, i giovani di ieri e quelli di oggi. È lui ‘il ragazzo del futuro’.
Federica De Candia per Metropolitan magazine





