Inizia la riunione di gabinetto per un cessate il fuoco a Gaza. Che sia l’ennesimo buco nell’acqua?

Venerdì, mentre il gabinetto di guerra israeliano discuteva l’approvazione di un accordo per il cessate il fuoco a Gaza, il destino di ostaggi e prigionieri palestinesi si intrecciava con l’instabilità politica di Israele. L’accordo, mediato da Qatar e Stati Uniti, dovrebbe entrare in vigore domenica 19 gennaio, segnando una tregua attesa da oltre un anno di guerra.

Il piano prevede un rilascio graduale dei circa 100 ostaggi trattenuti nella Striscia, con 33 persone liberate nella prima fase, accanto al ritiro delle truppe israeliane e alla scarcerazione di centinaia di prigionieri palestinesi. Tuttavia, non tutti torneranno vivi: Israele stima che un terzo degli ostaggi sia morto in prigionia, con i corpi che saranno restituiti solo nella terza fase.

Il cessate il fuoco a Gaza è più difficile del previsto (come sempre)

L’accordo incontra ostacoli interni. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha minacciato di ritirare il sostegno al governo di Netanyahu, definendo la tregua “un regalo a Hamas”. Critiche simili sono arrivate dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha messo in discussione la sopravvivenza del governo se le ostilità dovessero terminare definitivamente.

Le fratture politiche si riflettono anche nella società: giovedì, a Gerusalemme, manifestanti di estrema destra hanno bloccato le strade, accusando il governo di arrendersi a Hamas. Con il partito Potere Ebraico di Ben Gvir e il Partito Sionista Religioso di Smotrich che detengono rispettivamente 6 e 7 seggi, un loro abbandono potrebbe costringere Netanyahu a nuove elezioni anticipate.

La mediazione internazionale per il cessate il fuoco e la realtà sul campo e a Gaza

Da Doha, i negoziati tra Israele e Hamas hanno attraversato settimane di impasse e incomprensioni. Sebbene entrambe le parti abbiano superato gli ostacoli principali, il processo di approvazione resta fragile. Hamas, con centri di potere sia dentro che fuori Gaza, fatica a garantire una linea unitaria.

Nel frattempo, la guerra continua a devastare Gaza. In poco più di due giorni dall’annuncio dell’accordo, oltre 100 palestinesi sono morti sotto i bombardamenti israeliani. Le infrastrutture sono ridotte in macerie, e decine di migliaia di vite sono state spezzate in oltre un anno di conflitto.

Un accordo fragile per un futuro incerto

La tregua, se approvata, rappresenterà una svolta momentanea in un conflitto segnato da cicliche ondate di violenza. Ma senza un impegno concreto per una soluzione politica duratura, rischia di essere poco più di un respiro tra due tempeste.

Mentre il gabinetto di guerra israeliano decide il futuro dell’accordo, Gaza resta intrappolata in un limbo di promesse disattese e sofferenze quotidiane. E a pochi giorni dall’entrata in vigore della tregua, l’unica certezza è la fragilità di ogni pace che si costruisce su compromessi instabili.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine