È durato poco meno di un mese lo stop di ChatGpt in Italia. La società OpenAI, che ha creato l’intelligenza artificiale ChatGpt, ha comunicato di aver raggiunto un accordo con il Garante della Privacy italiano e di aver ottemperato alle richieste principali fissate dall’autorità. OpenAI ha cominciato da quelle più urgenti, che avevano portato al blocco del servizio per gli utenti italiani. Il termine fissato dal Garante della Privacy era quello del 30 aprile.

Dopo lo stop sono partite le trattative tra le due parti, arrivando così al vademecum del 12 aprile: un elenco di prescrizioni su trasparenza e trattamento dei dati sensibili per permettere a ChatGpt di tornare disponibile in Italia.

Un elenco che comprendeva, tra le altre cose, la necessità di esporre una chiara informativa per il trattamento dei dati personali oltre a prevedere un sistema di filtro per gli under13. L’altro tema urgente riguardava la possibilità, per gli utenti, di escludere i propri dati personali dall’addestramento dell’algoritmo e dare la possibilità alle persone di correggere eventuali risposte errate sul proprio conto fornite dal chatbot.

ChatGpt in Italia, cosa cambia per gli utenti italiani ed europei

OpenAI, almeno per quelle principali, ha dunque fatto “i compiti a casa” ed è tornato disponibile nel nostro Paese.

In base alle direttive del Garante, ora sul sito di ChatGpt le politiche sulla privacy sono esposte in maniera più chiara, è stato inserito un filtro per la verifica dell’età specifico per l’Italia e tutti i cittadini europei, anche non utenti, possono chiedere l’esclusione dei dati dall’addestramento degli algoritmi. Inoltre, è ora possibile chiedere la cancellazione delle informazioni errate.


L’idea che fosse il caso di regolare l’intelligenza artificiale più potente mai arrivata nel mercato di massa è stata accolta anche da altri Paesi. Il 13 aprile il Comitato europeo per la Protezione dei Dati (Edpb) ha lanciato una task force con tutte le autorità per la privacy degli Stati europei per lavorare su ChatGPT. OpenAi, la società che sviluppa ChatGPT, si è messa al lavoro per raccogliere le segnalazioni del Garante e ora il software a cui gli utenti torneranno a chiedere qualsiasi cosa è più controllato, più trasparente e tutela meglio i dati degli utenti.

Appena il software è tornato in Italia, il Garante della Privacy ha diffuso un comunicato sventolando tutti gli scalpi ottenuti da OpenAi. C’è il pannello per la verifica dell’età, c’è un’informativa più completa sulla gestione dei dati, c’è la possibilità di far cancellare informazioni scorrette immagazzinate dall’algoritmo e c’è anche una nota su come verranno trattati i nostri dati. Tutte cose che forse neanche non leggeremo ma che la cui esistenza è fondamentale per noi, per tutelarci da tutti i fantasiosi modi in cui la nostra privacy è stata bucata dai giganti della tecnologia.