Dall’acquisto del palazzo di Londra ai finanziamenti alla sedicente 007 Cecilia Marogna, la figura del cardinale Becciu campeggia al centro dello scandalo vaticano che pareva sopito e che ora torna in scena con la richiesta di processare l’alto prelato. Ma chi è veramente il cardinale Angelo Becciu?

Nato il 2 giugno 1948 a Pattada (Sassari), nella dicocesi di Ozieri, l’ex prefetto della Congregazione per le cause dei Santi ha una storia molto complessa, che è anche la storia di un rapporto fiduciario di lunga data, ormai corroso, tra il Papa e l’ormai ex cardinale, diplomatico di lungo corso. Considerato fino a poco prima dello scandalo un «bergogliano» di ferro, deve in realtà la sua brillante carriera a due Papi di segno molto diverso, ovvero Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI. Dopo essersi laureato in diritto canonico, è entrato a far parte del servizio diplomatico della Santa Sede il 1º maggio 1984 (quindi nel periodo di massimo fulgore del papato di Wojtyla) prestando la sua opera per molti anni in varie nunziature apostoliche nel mondo, tra le quali quelle nella Repubblica Centrafricana, in Nuova Zelanda, in Liberia, nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti d’America.

È nota la vicinanza storica di Becciu al Movimento dei Focolarini, oggi attivo in 182 Paesi, fondato da Chiara Lubich, che Giovanni Paolo II aveva conosciuto già nel 1965 in Polonia e che apprezzava molto, tanto da approvarne definitivamente gli Statuti nel 1990. Il 15 ottobre 2001 proprio papa Giovanni Paolo II nomina Becciu nunzio apostolico in Angola e arcivescovo titolare di Roselle. Un mese dopo il Papa lo crea anche nunzio apostolico a São Tomé e Príncipe. Il successivo 1º dicembre 2001 Becciu riceve a Pattada la consacrazione episcopale dalle mani del cardinale Angelo Sodano, allora Segretario di Stato della Santa Sede.

La sua ascesa diplomatica prosegue anche sotto Ratzinger. Il 23 luglio 2009 Papa Benedetto XVI lo invia alla nunziatura apostolica di Cuba. Il 10 maggio 2011 è ancora Benedetto XVI a nominarlo sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato. Succede all’arcivescovo Fernando Filoni, nominato prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

Il 20 maggio 2018, al termine del Regina Coeli, papa Francesco annuncia la sua creazione a cardinale nel concistoro del 28 giugno ed il 26 maggio successivo lo nomina prefetto della Congregazione delle cause dei santi: rimane tuttavia anche sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato (potendo quindi accedere agli ingentissimi fondi di cui è dotata) fino al 29 giugno ed assume il nuovo incarico il 1º settembre, succedendo al cardinale Angelo Amato. Come prefetto alle cause dei Santi, Becciu imprime un impulso al processo di beatificazione di Chiara Lubich apertosi il 27 gennaio 2016 nella cattedrale di Frascati, a due passi da Rocca di Papa, centrale dei Focolarini. La prima fase del processo di beatificazione, quella diocesana, si chiude il 10 novembre 2019. Il vento è in poppa perché la fase successiva, quella cruciale della chiusura della beatificazione e dell’avvio della canonizzazione della Lubich, a quel punto è in mano alla Congregazione delle Cause dei Santi guidata proprio dal cardinale Becciu. Ma a gettare nello scompiglio un percorso dato ormai per scontato arriva nel 2020 lo scandalo che travolge il cardinale.

L’amicizia tra il Papa e il cardinale Becciu ha cominciato a incrinarsi quando la magistratura vaticana ha iniziato a indagare sull’acquisto, avvenuto sei anni prima, nel 2014, di un palazzo a Londra, al civico 60 di Sloane Avenue, un antico magazzino di Harrods del 1911, per duecento milioni di euro contro un valore dell’immobile molto inferiore.

Le indagini su quell’investimento portarono alla luce movimenti strani anche sulla cassa della sezione Affari Generali della Segreteria di Stato, che gestisce, tra l’altro, anche i soldi dell’Obolo di San Pietro e che è stimata attorno ai settecento milioni di euro. Emergevano pure finanziamenti che, secondo gli inquirenti, a vario titolo, Angelo Becciu aveva fatto arrivare ai suoi familiari, i fratelli Tonino, Mario e Francesco, dal 2013. In particolare, secondo gli inquirenti, Becciu aveva dato centomila euro alla Cooperativa Spes, braccio operativo della Caritas di Ozieri, in provincia di Sassari, in Sardegna, e guidata da suo fratello Tonino che già sarebbe stato beneficiato dall’alto prelato di centinaia di migliaia di euro per ammodernare un forno e ampliare la sua attività.

Poi gli inquirenti contestano al cardinale un accordo per mettere lo stemma di Caritas Roma sopra le bottigliette di birra artigianale Pollicino prodotte dalla società Angel’s, di cui è amministratore il fratello Mario, in cambio di donazioni alla stessa Caritas del 5 per cento del fatturato, cosa che avrebbe consentito all’azienda notevoli benefici fiscali. E anche di avere commissionato all’altro fratello Francesco lavori di falegnameria, porte e finestre, quando era nunzio apostolico in Angola e a Cuba.

Tutte accuse che dovranno essere provate.

Le accuse mosse a Becciu

Ma di cosa è accusato Becciu? Un primo capitolo dell’inchiesta sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato — che oggi ha portato al rinvio a giudizio per 10 persone e 4 società — riguarda l’investimento nel fondo Athena Capital Global Opportunities Fund di Raffaele Mincione, un’operazione avvenuta tra giugno 2013 e febbraio 2014.

La Segreteria di Stato si indebita con Credit Suisse per duecento milioni di dollari per investirli nel fondo di Mincione (100 nella parte mobiliare, 100 in quella immobiliare, legata al palazzo londinese di Sloane Avenue 60).

L’investimento, altamente speculativo, porta a gravi perdite per la Santa Sede, secondo quanto ha potuto ricostruire Vatican News.

Al 30 settembre 2018 le quote avevano perso oltre 18 milioni di euro rispetto al valore dell’investimento iniziale, ma la perdita complessiva è stata stimata di un importo ben più consistente.

Mincione avrebbe i soldi vaticani per realizzare operazioni imprudenti e per tentare scalate a istituti bancari in crisi. Di fronte ai risultati disastrosi, la Segreteria di Stato cerca di uscire dall’investimento e di entrare in possesso dell’immobile.L’operazione prevede che dalla Segreteria di Stato vengano sborsati 40 milioni di sterline a Mincione in cambio delle sue quote. Si decide di affidarsi a una società di un altro finanziere, Gianluigi Torzi, il quale con un escamotage riesce a mantenere per sé il controllo e a raggirare la Santa Sede grazie a complicità interne.