Sempre molto riservata, dopo la morte del marito Franco Gatti, Stefania Picasso ha rilasciato alcune interviste, facendo scoprire qualcosa in più di sé. Come ha ribadito a La Volta Buona, nel settembre 2025, è stata un architetto ma si interessa da tempo a discipline alternative, come la biopranoterapia, e allo studio e alla ricerca nell’ambito della spiritualità. Nell’ambito dell’associazione Oltre l’Orizzonte, mette a disposizione le proprie competenze anche di scrittura automatica per aiutare le famiglie e i genitori che, come lei, hanno perso un figlio.

Il primo incontro tra Stefania Picasso e il marito Franco Gatti

Il primo incontro tra Stefania Picasso e il marito Franco Gatti avvenne negli anni ’70, quando si trovava a una festa con amici e uno di questi era Angelo Sotgiu: “Lo incontro a casa di Angelo, perché abitava a Recco, frequentavamo la stessa compagnia, un giorno. Arriva, lo vedo e classico colpo di fulmine. Dentro di me dico: ‘Questo me lo sposo’”, ha raccontato a La Volta Buona.

Se non fosse che era già promessa sposa di un altro, col quale avrebbe convolato a nozze di lì a pochi mesi. Matrimonio annullato, così, senza neanche sapere se effettivamente Franco avrebbe ricambiato il suo sentimento. Ma alla fine ha avuto ragione. Si sono parlati, frequentati e da quel momento non si sono lasciati più, costruendo insieme un rapporto solido e duraturo, che ha dato vita a due splendidi figli, Federica e Alessio.

La dolorosa perdita del figlio Alessio

Se è vero che la morte di Franco Gatti è stato uno dei più grandi dolori della sua vita, Stefania Picasso col marito ha condiviso la perdita che nessun genitore dovrebbe mai soffrire, quella del figlio AlessioAveva tutta la vita davanti questo giovane di belle speranze, profondamente amato dai propri genitori, ma se n’è andato troppo presto.

“La perdita di nostro figlio è stata un dolore immenso, un evento straziante – ha detto sempre a La Volta Buona, di fronte a una commossa Caterina Balivo -. La nostra vita è cambiata però l’importante in queste situazioni è non rinfacciarsi mai le cose”.

“Io penso che Alessio sia il mio angelo, per me è una consolazione – aveva spiegato in una precedente intervista lo stesso Franco Gatti -. Tutti dicono che quando la persona che hai perso ti sta vicino, che c’è un segno. Io ne ho avuti tanti. È successo che un gabbiano si è posato più volte sul davanzale del mio palazzo, in camera mia. In tanti anni che abito qui non era mai successo. Ho pensato che fosse un saluto che mi manda mio figlio. Io non sono certo di questo, ma lo voglio pensare, perché mi fa bene farlo”.