In Sardegna si crea sempre un particolare fermento culturale quando un film è ambientato nelle sue terre. Lo abbiamo visto con “Una piccola impresa meridionale” di Rocco Papaleo (2013) che, sebbene fosse ambientato in Basilicata, è stato girato nella spiaggia di S’Archittu (Cuglieri, Oristano). E se nel film “La vita va così” di Riccardo Milani la spiaggia è quella di “Bellesamanna” (nome di fantasia), nella realtà lo sfondo è quello di Teulada, precisamente Tuerredda. Il protagonista di questo racconto è Efisio Mulas, la cui storia si ispira a una vicenda realmente accaduta ad Ovidio Marras.
Ovidio Marras, chi era il pastore che ha sfidato le multinazionali
Il regista Milani ha aperto il Roma Film Fest 2025 proprio con questo film. Un film che uscirà nelle sale il 23 ottobre, ha un cast interessante: Virginia Raffaele, Diego Abatantuono, Aldo Baglio, con la partecipazione dell’immancabile Geppi Cucciari. Il protagonista, invece, non aveva mai calcato un red carpet, ma con la sua interpretazione ha portato alto il nome della sua terra. Si chiama Ignazio Giuseppe Loi, ha 84 anni è di Terralba, un paese non così lontano dal sud della Sardegna, e ha interpretato proprio il personaggio di Efisio Mulas, il protagonista. La storia è questa: un’impresa milionaria milanese vuole appropriarsi delle terre di Bellesamanna (letteralmente: bellezza grande), per costruire un resort a cinque stelle. I lavori procedono, finche non incontrano la proprietà di Efisio Mulas. Il pastore è chiaro: nonostante le offerte da capogiro, lui da li non si muove.
Allora comincia una battaglia tra il capocantiere (interpretato da Aldo Baglio), il pastore e la figlia (Virginia Raffaele), che cercano di convincere l’uomo con cifre da capogiro, coinvolgendo anche gli abitanti del paese. Ma Mulas è irremovibile: la spiaggia è di tutti, e lui non è disposto a cedere di un millimetro. Non si tratta di una commedia, ma di un racconto ispirato ad una storia vera. Perché Ovidio Marras ha rinunciato, nel 2009, a 700 milioni di euro, pur di non andarsene dalla sua terra.
La storia di Capo Malfatano
Alla veneranda età di 85 anni, Ovidio si vede recapitare una strana richiesta. Lui, che come suo padre e il padre di suo padre vive di campagna e pastorizia, passa le sue giornate a lavorare instancabilmente nel suo “fulliatroxiu”, una piccola abitazione campestre. Si trova a Capo Malfatano, una terra incontaminata e bellissima, a pochi passi dal mare e da una delle spiagge più belle del sud Sardegna, Tuerredda. La Sitas, un gruppo imprenditoriale, aveva messo l’occhio su quelle zone incontaminate, sognando di costruire “colate di cemento”. Fino ad arrivare al terreno di Ovidio, che ha intrapreso, alla sua età, una complicata battaglia legale per non farsi espropriare la sua stessa terra.
Una battaglia che gli è costata 100mila euro in spese legali, ma che ha vinto non solo restando lui il proprietario della sua terra, ma anche mettendo in luce anche alcuni passaggi non chiari del progetto. La sua testardaggine gli permise di vincere in tutti e tre i gradi di giudizio, sino alla Corte di Cassazione. Infatti, Ovidio era riuscito a dimostrare che l’iter per la valutazione ambientale del progetto di costruzione era irregolare, essendo stato diviso artificiosamente in più lotti. Così la joint venture demolì anche le strutture precedentemente erette.
Una storia di appartenenza
Si dice che i sardi siano testardi, ma anche legati alla loro terra. La storia di Ovidio, che Milani ha riportato nella chiave della commedia, è una storia che insegna. Insegna appartenenza, il legame con le proprie radici, con la propria terra. E insegna anche che si sta meglio a rinunciare alla colonizzazione da parte di “istrangius” (stranieri), abbandonando cifre principesche per non svalorizzare il sacrificio dei propri genitori. E anche a salvare una terra incontaminata da colate di cemento, che si sono -alla fine- rivelate irregolari.
“Volevano circondarmi di case, volevano intrappolarmi nel cemento. Forse speravano che me ne andassi. Non era accettabile che noi dovessimo andare via da qui, da casa nostra, per far posto ai ricchi. Questo posto è di tutti ed io lo dovevo difendere”, ha detto Marras dopo la vittoria. E aveva spiegato in maniera molto semplice la sua posizione. “Guardate che io non vendo. Questa è la terra di mio padre e del padre di mio padre e me la tengo… I soldi volano, ma la terra resta”. Ora Ovidio Marras non c’è più: si è spento a 94 anni il 7 gennaio 2024. Ma la sua terra, quella di suo padre e del padre di suo padre, è ancora di tutti.
Marianna Soru





