Chiara Petrolini torna a casa, in attesa del processo. La studentessa parmigiana di ventidue anni, accusata di aver ucciso e sepolto i suoi due figli, appena partoriti, nella villetta di Vignale di Traversetolo, a maggio 2023 e poi ancora ad agosto 2024, è rientrata nell’abitazione di famiglia. La decisione è stata presa in seguito al dissequestro dell’immobile, avvenuto i primi giorni di dicembre. Da agosto, la ragazza si era trasferita in un appartamento a Parma con i genitori, in attesa di giudizio; negli ultimi giorni, però, i vicini l’hanno vista entrare e uscire più volte dalla sua proprietà.

Chiara resterà agli arresti domiciliari almeno fino alla decisione della Cassazione. Il mese scorso il suo avvocato aveva presentato il ricorso contro il Tribunale del Riesame di Bologna, che aveva disposto la custodia cautelare in carcere. La richiesta di convertire la detenzione inviata al Gip di Parma Luca Agostini è stata accolta il 9 gennaio. A giorni verrà fissata l’udienza della Cassazione che decreterà se sia necessario trasferire la ragazza in una struttura, oppure lasciarla tra le mura domestiche.

Chiara Petrolini e il duplice infanticidio che ha sconvolto il Paese

La terribile vicenda è emersa grazie alla nonna di Petrolini che, la mattina del 9 agosto, ha trovato il corpicino di un neonato nel giardino della villetta, dissepolto dai cani di famiglia. Dopo le prime analisi, il piccolo è stato individuato come il secondogenito; un mese dopo, il 7 settembre, la polizia ha rinvenuto anche l’altro bambino. Al momento del ritrovamento iniziale, i Petrolini erano in vacanza negli Stati Uniti; sono rientrati in Italia solo il 19 agosto, come già programmato.

Interrogata, Chiara ha raccontato: «Un anno e mezzo fa, a maggio, ho partorito. Solo che il bambino non era nato vivo, quindi l’ho sepolto nel mio giardino, come questa volta. L’ho avvolto con una salvietta. La buca l’ho fatta io con le mani, in dieci minuti, non di più.Non avevo detto niente a nessuno perché era un periodo un po’ pesante per la mia famiglia e poi perché avevo sempre paura del giudizio della mia famiglia e delle persone. C’era mia nonna che non stava bene e io l’accompagnavo sempre a fare le cure e dire una cosa così mi sembrava un peso in più.»

«Quando è successo la seconda volta speravo che non riaccadesse, solo che non riuscivo a dirlo e quindi è successo tutto. La prima non me l’aspettavo perché non ero neanche fidanzata. Il parto è avvenuto di notte, in camera mia. I miei non c’erano, non ricordo dove fossero andati. E’ durato poco. Quando è nato, ho provato a scuoterlo per vedere se respirava, ma era morto e allora mi è passato per la testa di metterlo nel giardino».

Federica Checchia

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