Esteri

Cina, un’economia sempre più isolata

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Con le Olimpiadi invernali di Pechino, tutti gli occhi sono puntati sulla Cina. Dopo la copertura sulle fredde relazioni della Cina in Occidente, la propaganda pro e anti-Cina nei video delle Olimpiadi, c’è molto da dire anche sull’economia cinese.

Cosa sta succedendo in Cina

Negli ultimi decenni l’ascesa della Cina è stata il grande successo economico dei nostri tempi. Ha dato una spinta all’economia globale negli anni successivi alla crisi finanziaria del 2007-2009.

Tuttavia, nell’ultimo decennio la crescita è gradualmente rallentata. Le esportazioni sono rallentate non riuscendo a raggiungere il ritmo degli anni scorsi. Questo è dovuto in particolare alla domanda internazionale più debole per i suoi prodotti, anche a causa della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Altri problemi sono stati poi l’invecchiamento della popolazione e il fatto che la crescita era diventata sempre più dipendente dal debito, che non era sostenibile.

Nei confronti della pandemia la Cina ha dimostrato di aver reagito meglio di molte altre economie ma, anche a causa della nuova variante Omicron, ci sono state nuove perturbazioni economiche.

Il debito cinese è diventato quindi un problema ancora più grande. Le difficoltà finanziare del principale promotore immobiliare Evergrande nel 2021 hanno fatto notizia, ma il debito eccessivo è diffuso in tutto il settore immobiliare e oltre. Questo potrebbe danneggiare in modo significativo l’economia in generale.

Per ridurre i propri debiti, il governo ha esercitato pressioni sulle principali società limitando al contempo i prestiti nel settore immobiliare e reprimendo i presiti informali in tutto il paese.

La Cina si avvia verso un rallentamento. La Banca Mondiale prevede che la sua crescita economica sarà di poco superiore al 5% nel 2022, rispetto all’8% nel 2021.

Le sfide

La nazione mira a fare affidamento sulle famiglie cinesi che consumano beni e servizi, passando a un’economia molto meno ad alta intensità di carbonio. A sfavore del Partito Comunista al potere, l’ideale per ottenere questo riequilibrio è quello di attuare riforme che limiterebbero l’influenza del governo sulla vita cinese.

La Banca mondiale ritiene che la Cina debba facilitare il fallimento delle aziende e consentire una maggiore concorrenza privata in settori come l’istruzione e l’assistenza sanitaria. Rendere il sistema fiscale più progressivo per incoraggiare i consumatori a spendere di più e aumentare la spesa pubblica per la salute e l’istruzione così che le persone non abbiano bisogno di risparmiare così tanto. Raccomanda inoltre ai lavoratori di spostarsi nel paese abolendo il sistema di registrazione hukou nelle città, poiché questo sistema stabilisce dove qualcuno risiede permanentemente.

La Cina si trova a un bivio. Vuole un ruolo maggiore nell’economia globale per guidare lo sviluppo delle infrastrutture in tutto il mondo in cambio di legami più stretti con Pechino. Ma c’è una contraddizione tra continuare a impegnarsi nel commercio globale e l’istinto del governo cinese verso l’autosufficienza tecnologica e l’innovazione locale. La liberalizzazione del commercio richiede, ad esempio, l’apertura del settore bancario ai prestatori esteri per renderlo più efficiente. E questo è molto lontano dall’approccio interventista di Pechino.

Valeria Doddo

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