Secondo Mediaziona, il sito fondato dalle Pussy Riot, cinque componenti del collettivo punk rock russo sono state condannate a pene tra gli otto e i tredici anni di reclusione. Il processo si è tenuto a Mosca, in assenza delle imputate. Il tribunale distrettuale Basmanny della capitale ha condannato Maria Alyokhina a tredici anni e quindici giorni di colonia penale. Taso Pletner a undici anni, Diana Burkot, Olga Borisova e Alina Petrova a otto anni.

Fulcro dell’imputazione è il videoclip del 2022 Mama, Don’t Watch TV, attraverso il quale il gruppo femminista avrebbe diffuso false informazioni riguardanti l’uccisione di civili da parte dell’esercito russo in Ucraina. Al centro del processo è anche la performance dell’aprile 2024 a Monaco di Baviera, durante la quale Pletner ha urinato su una foto di Vladimir Putin alla Pinakothek der Moderne.

Pussy Riot, le parole di Diana Burkot

In aula, Diana Burkot ha rivendicato le sue posizioni: «La guerra su larga scala contro l’Ucraina va avanti da più di tre anni. Continuo a credere che l’Ucraina debba vincere e che Putin debba affrontare il tribunale dell’Aia. Il governo russo è un esempio da manuale di patriarcato, che perpetra le peggiori forme di abuso: un tiranno, un narcisista, un gaslighter, un manipolatore tossico che si nutre della distruzione dell’altrui volontà». Ha poi proseguito: «Fortunatamente il governo russo non ha accesso al mio corpo. Anche se fossi stata in Russia avrei detto la stessa cosa: andatevene a fare in c*lo».

Federica Checchia