Comicsgate, la diversità oppressa nei fumetti USA

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Di Redazione Metropolitan

Continua la polemica legata al Comicsgate, il dibattito che sta dividendo il mondo dei fumetti. Cerchiamo di far luce su quanto è accaduto in questi mesi…

Da circa un anno online, infervora il dibattito legato al Comicsgate. Si tratta di una serie di polemiche online su episodi di molestie sessiste e razziali avvenute nell’industria del fumetto, non troppo distanti da quelle avvenute con il Gamergate. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di fare chiarezza sulla questione.

Tutto quanto ha inizio circa un anno fa da un post pubblicato su Twitter. Nel luglio del 2017 ci ha lasciato Flo Steinbergimportante editrice e stretta collaboratrice di Stan Lee. La donna all’interno del mondo Marvel, era vista come una figura materna per molte editor e assistenti, per questo motivo Heather Antos, all’epoca assistente editor della Marvel, pubblicò su Twitter un post commemorativo in memoria della Steinberg.

Una cosa assolutamente normale, anzi un bel gesto da che però ha scatenato un putiferio. Messaggi d’odio, meme pornografici, insulti sessisti hanno travolto la ragazza difesa dalla comunità fumettistica, e dai colossi Marvel e DC tramite l’hashtag #MakeMineMilkshake.  Questo sentimento d’odio è da attribuire allo schieramento già legato al Gamergate e al cambiamento che si stava, e si sta tutt’ora, cercando di apportare  al mondo dei comics americani.

A tenere bando ovviamente è il tema della diversità, argomento molto caldo, affrontato dalla Marvel in numerose testate attraverso una serie di nuovi personaggi. Il nuovo Thor (donna), l’Uomo Ghiaccio omosessuale o il nuovo Iron Man sono solo alcuni dei tentativi di rinnovamento della Marvel.

“Raccontiamo storie del mondo. Credo sia un’estensione di quello che faceva Stan. Quando guardo a quello che stiamo facendo vedo storie che sono rilevanti per i nostri tempi. È questa la cosa più importante”

Queste sono state le parole di Axel Alonso Editor in Chief della Marvel, al Comic Con di New York di marzo 2017, in uno storico incontro tra la casa editrice e i rappresentanti delle organizzazioni dei rivenditori al dettaglio. Queste novità non sono state accolte positivamente  dai rivenditori di fumetti che già da questi primi incontri, hanno accusato i troppi personaggi “neri, omosessuali e femminili” del calo delle vendite.  In questo clima già abbastanza turbato e vicino all’esplosione, hanno trovato terreno fertile (neanche a dirlo) personaggi legati a movimenti come l’Alt Right e la White Supremacy (il nome penso che dica tutto).

Si è formato così un nuovo movimento definito Comicsgate, organizzato tramite gruppi su Facebook e con il supporto di alcuni siti di critica fumettistica non accreditati. Sono iniziate così per mesi, gli assalti online a tutti gli esponenti del mondo fumettistico considerati “diversi” e i  loro sostenitori chiamati ironicamente “SJW” (Social Justice Warrior

I personaggi simbolo del Comicsgate sono essenzialmente due. Richard C. Meyer, con il suo canale YouTube Diversity & Comics è il centro dell’odio di tutti i discorsi sui fumetti. L’ex militare appassionato di fumetti, si è infatti scagliato più volte contro la diversità dei fumetti. Al suo fianco c’è un non troppo velato sostenitore di Trump e del movimento Alt Right ovvero il fumettista Ethan Van Sciver. L’uomo che ha collaborato negli anni sia con Marvel che con DC, è stato più volte  al centro di numerosi dibattiti. I sui post di natura ambigua, sono sempre al limite tra ironia  e realtà su temi come il nazismo o altri pensieri ideologici. Proprio qualche giorno fa l’uomo si è  reso ancora protagonista di questo attacco nei confronti degli “SJW”.

La questione che per mesi ha visto prender di mira numerosi fumettisti e addetti ai lavori, si è definitivamente scatenata poco tempo fa. A seguito delle dichiarazioni della moglie del defunto fumettista Darwin Cooke, che ha attaccato duramente gli esponenti del Comicsgate. Alle accuse non sono mancate le risposte a tono di Meyer e Van Sciver che così facendo, hanno gettato benzina sul fuoco. Prima di allora i fumettisti molto famosi, i “pezzi grossi“, si erano tenuti in disparte preferendo non schierarsi. Di fronte alle dure critiche che ha ricevuto la vedova di Darwin Cooke, molti artisti si sono schierati contro il Comicsgste tra cui Jeff Lemire.

https://twitter.com/JeffLemire/status/1032466029832589312

In altri si sono uniti contro il movimento tra cui di Tom Taylor, autore di Injustice e fumetti legati al mondo di Star Wars e degli X-Men. Con un bellissimo post, l’autore ha voluto ricordare che cosa dovrebbero rappresentare i fumetti per tutti, cosa che probabilmente in molti si sono dimenticati.

Il mercato del fumetto deve per forza adattarsi per creare un prodotto che possa piacere ai lettori di 40 anni fa tanto quanto alle nuove generazioni. I fumetti dopotutto sono lo specchio del mondo e della nostra società, delle pagine in cui tutti, ma proprio tutti, dovrebbero riuscire a identificarsi. Per questo motivo, rimanere ancorati a vecchie ideologie o pregiudizi, non avrebbe alcun senso. Rimaniamo in attesa per vedere come si evolverà questo dibattito che si fa sempre più caldo e delicato!

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