Zhang Zhan, la giornalista cinese che aveva documentato le prime fasi della pandemia da coronavirus a Wuhan, è stata condannata ad altri quattro anni di carcere, che vanno ad aggiungersi ai quattro già scontati. A riportare la notizia è staya Aleksandra Bielakowska, dirigente dell’organizzazione non profit Reporter senza frontiere (RSF).

Il tribunale ha giudicato colpevole Zhan, detenuta in una prigione di Shangai, di aver «provocato alterchi e disordini», una formula molto vaga usata di frequente in Cina per incriminare i dissidenti. Come ha reso noto RSF, la giornalista era tornata in libertà nel 2024, per poi finire nuovamente in manette dopo aver raccontato in un’inchiesta le violazioni dei diritti umani da parte del regime cinese.

Zhang Zhan aveva raccontato la pandemia dal suo epicentro

Zhang Zhan, ex avvocato, si era recata a Wuhan nei primi giorni del febbraio 2020 in maniera indipendenta. Senza essere legata a nessun giornale, si era impegnata a diffondere testimonianze dirette di quello che stava accadendo attraverso i suoi profili social su WeChat, Twitter e YouTube. I suoi resoconti mostravano una gestione della crisi nell’epicentro della pandemia decisamente peggiore rispetto alla versione ufficiale adottata dal governo cinese.

Soprattutto nei mesi più intensi della crisi, infatti, Pechino aveva provato a censurare ogni narrazione diversa dalla propria, cercando di ridurre la percezione della pericolosità del coronavirus. Proprio per questo motivo, la reporter era diventata una presenza scomoda, e il 28 dicembre 2020 era arrivata la prima condanna.

Federica Checchia