La Corte d’Appello ha condannato a due anni di reclusione Antonio Avola, il bidello che, nell’aprile 2022, aveva palpeggiato i glutei di una studentessa di diciassette anni mentre questa stava salendo le scale. La ragazza si era girata di scatto e lo aveva visto con chiarezza dietro di lei. L’uomo di sessantotto anni, attualmente in pensione, all’epoca dei fatti era ancora in servizio presso l’Istituto Cine Tv Roberto Rossellini di Roma.
Ad accendere numerose polemiche era stata la controversa sentenza di primo grado, che aveva assolto Avola dalle accuse di violenza sessuale poiché la sua palpata si era protratta per pochi secondi. La decisione dei giudici parlava di un “gesto maldestro”, più che di un atto intenzionale, della durata di «una manciata di secondi, senza alcun indugio nel toccamento».
Palpeggiò una studentessa diciassettenne: bidello condannato in appello

La decisione della Corte d’Appello, dunque, ribalta del tutto il giudizio antecedente, e il Miur è stato condannato al risarcimento dei danni. La vittima, Laura, era presente in aula, ma non ha commentato il verdetto. Si è limitata ad abbracciare l’avvocato che ha seguito la vicenda, Andrea Buitoni, con gli occhi lucidi. Il legale del bidello, Claudia Piroli, ha invece dichiarato, in merito alla vicenda: «Avola è stato inopportuno, ma non ha commesso un reato».
La sentenza in primo grado aveva scandalizzato l’opinione pubblica, poiché aveva bollato una palese molestia come una bravata, puntando alla goliardia, piuttosto che alla gravità del fatto e alla tutela della ragazza. Centri anti violenza e associazioni in difesa delle donne avevano protestato animatamente contro questo pericoloso precedente che, in qualche modo, dava il via libera alle “palpatine” sotto i dieci secondi e, soprattutto, invitava implicitamente le vittime a non denunciare le aggressioni subite, se non quelle di una certa entità.
Federica Checchia
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