Corruzione per appalti: tartufi e mazzette in cambio di lavori

La Guardia di Finanza scoperchia un sistema di corruzione per appalti: coinvolti imprenditori e dipendenti pubblici

L’indagine eseguita dalla Guardia di Finanza ha scoperto un sistema di corruzione per appalti. Nel mirino dell’operazione sono finite circa 20 persone tra dipendenti pubblici ed imprenditori. Le varie accuse riguardano: corruzione, turbativa d’asta, falso nell’aggiudicazione di appalti pubblici.

Ben 100 finanzieri sono stati impiegati nell’operazione che ha visto come triangolo d’oro le città di Roma Frosinone e Napoli. Il Nucleo Speciale Anticorruzione ha disposto anche perquisizioni in uffici della pubblica amministrazione, società e abitazioni private.

Gli imprenditori inquisiti sono ben dodici. Otto dipendenti pubblici appartenenti in servizio presso l’Ater, il provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria, il Provveditorato delle opere pubbliche del ministero delle infrastrutture, l’ufficio per i servizi tecnico-gestionali del ministero dell’interno, l’istituto centrale di formazione per il personale della giustizia minorile.

Le indagini

Le indagini stabiliscono che le che le commissioni di appalto che venivano assegnate a diverse società erano poi eseguite da un unico imprenditore . Per i funzionari pubblici infatti avvenivano trattamenti di favore come pagamento o esecuzione di lavori per la ristrutturazione di abitazioni.

Oltre a questo avvenivano delle vere e proprie sponsorizzazioni per il trasferimento d’ufficio o assunzioni dei familiari dei funzionari, insieme ad agevolazioni riguardo l’acquisto degli immobili.

Il procuratore di Roma ha richiesto 20 misure cautelari personali. Misure richieste a causa di illeciti riguardanti l’assegnazione di lavori svolti presso gli uffici della corte di appello ed altre opere eseguite nel palazzo di giustizia di Roma.

Una macchina ben oliata

E’ quanto si intende dalle parole del Gip di Roma Anna Maria Gavoni:”assoluta naturalezza con cui gli indagati hanno piegato la funzione pubblica degli uffici del provveditorato delle opere pubbliche e degli altri pubblici uffici, a una sorta di ‘cosa privata’ in virtù della quale hanno disposto a loro piacimento di una serie indeterminata di lavori conferiti sempre alle stesse ditte rappresentate (o comunque riferibili) ai soggetti dai quali hanno ricevuto remunerazioni illecite di vario tipo o natura”

I funzionari infatti avevano ideato uno schema in grado di saltare ovvero di mascherare la mancata applicazione del principio di rotazione degli affidamenti. Appalti riguardanti la ristrutturazione delle case popolari Ater, gli uffici della corte di appello in via Giulio Cesare e Prati. Infine i lavori nel Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio in zona Trionfale.

Operazione iniziata nel 2015 in seguito alla scoperta di un sistema di false attestazioni con lo scopo di appalti. Sistema possibile grazie al principio del ricorso alla procedura d’urgenza. Imprenditori “amici” che avevano una corsia preferenziale. Le mazzette ricevute dai funzionari assumevano la forma di pregiati tartufi e prodotti tecnologici.

Il Gip riguardo gli imprenditori prosegue affermando che ci possa essere la possibilità di una reiterazione del reato. Propensione avvalorata dalle modalità con cui gli imprenditori avviavano le trattative con i funzionari.

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