La Camera ha dato il via libera martedì alla conversione in legge del decreto carburanti del 18 marzo, con 147 voti favorevoli e 79 contrari. Il decreto disponeva per venti giorni, dal 19 marzo al 7 aprile, il taglio delle accise su benzina e gasolio per 24,4 centesimi, misura prorogata dal governo con altri due decreti. Il testo era stato emanato in risposta alla crisi energetica globale e al rialzo dei prezzi dovuti al blocco dello Stretto di Hormuz nel contesto della guerra tra Stati Uniti e Iran.

Il provvedimento approvato martedì introduce per tre mesi un regime di trasparenza obbligatoria dei prezzi dei carburanti. Si introducono comunicazioni giornaliere e si vietano rincari infragiornalieri.

Il provvedimento interviene per un periodo limitato, dall’11 maggio al 22 maggio 2026, con l’obiettivo di attenuare gli effetti dell’aumento del prezzo internazionale del petrolio greggio, espresso in euro, attraverso una rideterminazione delle aliquote di accisa applicate ad alcuni prodotti energetici utilizzati come carburanti. La finestra applicativa, dunque, è di dodici giorni. Decorso tale termine, in assenza di ulteriori interventi normativi, le aliquote torneranno ai livelli ordinari previsti dall’Allegato I al Testo unico delle accise, approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504. Il meccanismo non rappresenta, quindi, una modifica strutturale della tassazione sui carburanti, ma una misura di riequilibrio legata all’andamento dei prezzi internazionali del petrolio e al conseguente maggior gettito IVA.

La misura si inserisce nel meccanismo previsto dalla legge n. 244 del 2007, che consente di ridurre le accise sui prodotti energetici quando l’incremento del prezzo del petrolio determina maggiori entrate IVA rispetto alle previsioni.

Il governo ha inoltre potenziato l’autorità del Garante per la sorveglianza dei prezzi, il cosiddetto “Mister Prezzi”, attivando un meccanismo di sorveglianza su possibili speculazioni nel settore energetico. Per tre mesi, il Garante avrà il compito di monitorare l’intera filiera “con l’ausilio della Guardia di Finanza”, per bloccare eventuali manovre speculative.