Musica

“Possibili scenari”, il ritorno di Cesare Cremonini

Torna in radio, ed in maniera inedita negli stadi per quest’ anno 2018, uno degli artisti che ha fatto la storia della musica pop italiana degli ultimi 20 anni. L’ esordio come frontman nei Lùnapop ha segnato l’ inizio di una carriera ricca e significativa per l’ ormai trentasettenne Cesare Cremonini, bolognese di nascita ed al suo sesto album da solista, dopo il grande successo di Logico.

Il nuovo album, uscito il 24 novembre, in ricorrenza dell’ anniversario della morte del suo idolo Freddy Mercury, è il frutto di un lavoro durato ben due anni. Due anni di sudore e di ricerca, due anni di concentrazione assidua, due anni come una maratona corsa per allenare il fiato ed il passo. Due anni per raggiungere un traguardo tanto alto quanto ambizioso.

Cesare Cremonini - immagine web
Cesare Cremonini – immagine web

La collaborazione con lo storico manager e produttore Walter Mameli, gli anni di esperienza musicale, la maturità artistica raggiunta, la voglia di raccontarsi in profondità, sono stato un cocktail perfetto per un disco originale e completamente diverso dai lavori passati. I suoi tratti distintivi restano, ma non mancano certo aspetti nuovi e del tutto inattesi. Cremonini, così come ci racconta, ha voluto oltrepassare ogni limite possibile raggiunto con le produzioni precedenti “…alzando l’ asticella”, discostandosi dalle attuali tendenze, immergendosi in un lavoro di grande attenzione e di cura per il dettaglio.

La ricerca di un equilibrio, non solo nei rapporti umani, ma nei sentimenti e nell’ uso delle parole, si evince dalle dieci tracce che compongono il nuovo album e che si susseguono, l’ una dopo l’ altra, sorprendendo incessantemente all’ ascolto. Il suo intento è stato quello di creare della musica indirizzata non a chiunque, ma a chi fosse in grado di ascoltare e non soltanto di sentire.

Cesare Cremonini - immagine web
Cesare Cremonini – immagine web

La recensione di Possibili Scenari di Cesare Cremonini

A chi fosse in grado di apprezzare la sperimentazione, a chi fosse stanco di accettare musica vuota ed inutile frutto di collaborazioni casuali, atta unicamente al raggiungimento delle vette delle classifiche d’ ascolto. A chi fosse sinceramente avvezzo alla buona musica, quella musica che richiede più ascolti, più riflessioni, che induce a percorsi cognitivi finalizzati ad un vero e proprio scopo.

Cremonini si è buttato a capofitto in un lavoro sincero, fatto di coraggio ma, soprattutto, fatto di tanta fatica e fiducia. Fiducia in se stesso, fiducia nei collaboratori e, più di tutto, fiducia nel suo pubblico, con la speranza e la voglia di essere compreso. I nuovi testi sono brillanti, le sonorità assolutamente imprevedibili ed originali. Ci si è domandati se questo suo nuovo album fosse mainstream, o indie, se fosse pop, rock oppure ancora, come di consueto, articolato nelle sue caratteristiche ballate

“Possibili scenari” è, in verità, tutto questo e molto altro. Racchiude al suo interno temi d’amore come ne “La macchina del tempo” o “Poetica”, temi più attuali e delicati come l’ immigrazione, temi legati ai tristi meccanismi della società attuale. Una società in cui ci si mostra non per come si è realmente, ma unicamente per essere accettati in base a banali stereotipi che si fanno sempre più prepotenti nella vita quotidiana, ineluttabile prigione per lo spirito.

Le influenze

L’ album riceve molteplici influenze musicali, come conferma lo stesso Cremonini. Dagli Smiths a Pharell Williams, dai Tame Impala ai Depeche Mode, ai Frankie Goes To Hollywood, ai Beach Boys, tutto a testimonianza di un lavoro di accurata ricerca, grande dedizione ed elevata complessità. Il singolo di presentazione dell’ album, già in cima alle classifiche musicali, è Poetica, inaspettato successo nonostante i suoi 5 minuti di durata, standard assolutamente fuori da ogni canone radiofonico (ma, a quanto pare, surclassato sorprendentemente dall’ artista bolognese).

In questo suo ultimo progetto, la volontà principe di Cremonini è quella di andare alla ricerca dell’ empatia con il pubblico, ricercare un contatto che possa offrire molto più che un semplice ascolto, che possa lasciare un segno ora e nel tempo.

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Stefania Conte

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