Il governo di Cuba ha dichiarato che, nel corso dell’operazione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, trentadue suoi soldati e agenti dell’Intelligence, in missione a Caracas su richiesta di Nicolás Maduro, sarebbero stati uccisi. I due Paesi sono grandi alleati, e collaborano spesso in missioni congiunte. Il governo cubano, inoltre, si occupava da tempo della sicurezza del dittarore venezuelano.

“Fedeli alle loro responsabilità in materia di sicurezza e difesa, i nostri compatrioti hanno adempiuto al loro dovere con dignità ed eroismo e sono caduti, dopo una feroce resistenza, in combattimenti diretti contro gli aggressori o a seguito di bombardamenti sulle strutture”, si legge nel comunicato. L’attacco statunitense ha colpito diverse strutture militari e civili, ma quello di Cuba è il primo bollettino ufficiale riguardo al numero di vittime del raid.

L’alleanza tra Cuba e Venezuela, e la sicurezza di Maduro

Da quando, lo scorso agosto, Donald Trump aveva annunciato una ricompensa di cinquanta milioni di dollari per ottenere informazioni utili al suo arresto, Nicolás Maduro si era visto costretto a correre ai ripari. L’ex presidente aveva ridotto in modo significativo le proprie apparizioni in pubblico, si serviva di telefoni usa e getta per non essere rintracciabile e si spostava di continuo.

Aveva, inoltre, aumentato il numero di guardie del corpo intorno a lui, provenienti proprio dal Paese alleato. Per Cuba, la sicurezza dell’ex leader era una questione politica: non voleva assolutamente rinunciare al suo principale fornitore di petrolio greggio. Per questo motivo, oltre quindicimila cubani si erano trasferiti in Venezuela dove, spesso sotto copertura, sorvegliavano da vicino Maduro, cercando di proteggerlo dalle pressioni statunitensi. Una rete di sicurezza solida, ma che, pochi giorni fa, non è stata più sufficiente ad evitare l’arresto del dittarore.

Federica Checchia