Daniel Ek, fondatore di Spotify, il colosso svedese dello streaming, non ricoprirà più il ruolo di amministratore delegato a partire dal l 1° gennaio 2026. Al suo posto, subentreranno entrambi i vicepresidenti della società, Alex Norström e Gustav Söderström, che condivideranno l’incarico. Ad annunciarlo, in un comunicato, è stato lo stesso CEO, che ha spiegato come la decisione sia stata presa in modo naturale e senza forzature. Ek continuerà a partecipare attivamente alla gestione della piattaforma, in qualità di Executive Chairman europeo.

Almeno in via ufficiale, la sua scelta non è collegata alle recenti polemiche per gli investimenti su droni e tecnologia bellica, messi in atto attraverso il suo fondo Prima Materia. Diversi artisti si erano uniti alle proteste degli utenti, e alcuni di loro, come King Gizzard, hanno rimosso la propria musica dal sito. La defezione più pesante riguarda senza dubbio i Massive Attack, che hanno confermato il loro passo indietro qualche settimana fa, scrivendo: «Il peso economico che da tempo grava sulle spalle degli artisti è ora aggravato da un peso morale ed etico giacché i soldi dei fan e degli sforzi creativi dei musicisti finiscono per finanziare tecnologie letali e dispotiche. Ora basta, più che basta. Un altro modo è possibile». Al momento, il loro catalogo è ancora disponibile.

Il passo indietro di Daniel Ek, e il tira e molla tra gli artisti e Spotify

Difficile, in ogni caso, che l’esempio della band venga seguito da molti colleghi: buona parte degli introiti dei musicisti dipende proprio dalle piattaforme streaming, e abbandonare la più importante significa mettere a repentaglio in proprio posto all’interno del mercato discografico. Nel tempo, però, alcuni cantanti hanno ritirato le proprie canzoni per motivi politici, come Neil Young e Joni Mitchell.

Altri, come Taylor Swift, se ne sono andati e poi sono tornati sui loro passi. Nel 2014 la popstar aveva dichiarato: «Non sono disposta a sacrificare il lavoro di una vita a un esperimento che non ritengo compensi in modo equo autori, produttori, artisti e creatori di questa musica». Ad oggi la cantautrice è ritornata all’ovile, ed è una delle più ascoltate. Diversa è la questione per Björk e altri quattrocento colleghi, che hanno rimosso la propria musica da tutte le piattaforme, inclusa Spotify, solamente in Israele, aderendo all’iniziativa No Music for Genocide.

Federica Checchia