Il Dizionario del Festival di Sanremo, edito da Coniglio Editore, non è soltanto un’opera di consultazione ma una vera e propria autobiografia corale dell’Italia attraverso la sua manifestazione musicale più longeva e discussa, il Festival di Sanremo. Sfogliare questo volume significa attraversare oltre settant’anni di storia nazionale, di musica, emozioni e volti storici nella memoria comune. Il criterio alfabetico diviene, solo apparentemente, neutro; accosta artisti lontani nel tempo, mette in dialogo generazioni, linguaggi, epoche televisive e trasformazioni sociali. In questo ampio e meticoloso lavoro, Eddy Anselmi restituisce non solo la cronaca del Festival ma la stratificazione culturale di un’Italia che, anno dopo anno, si è specchiata nel palco dell’Ariston.
Il Dizionario del Festival di Sanremo, archivio sentimentale e critico

Il Dizionario del Festival di Sanremo, pubblicato da Coniglio Editore, è un’opera che sceglie la via alfabetica per attraversare uno degli eventi più longevi e identitari della cultura pop italiana. Il volume, infatti, non si limita a elencare vincitori e classifiche; attraverso voci tematiche, personaggi, canzoni simbolo, scandali, trasformazioni e momenti televisivi memorabili vi è una vera e propria costruzione antropologica che si trasforma in una mappa culturale del Paese. Non è possibile, infatti, ridurre Sanremo a una mera gara canora: è un osservatorio privilegiato sull’evoluzione del gusto musicale, dei linguaggi mediatici e dei mutamenti sociali italiani.
Dalla nascita nel 1951 fino alle edizioni più recenti, il Festival di Sanremo ha attraversato epoche e rivoluzioni: dall’Italia della ricostruzione al boom economico, dagli anni della contestazione alla stagione della televisione commerciale, fino all’epoca dei social dove si è trasformato in archivio sentimentale e memoria collettiva degli italiani. Il volume non è un asettico repertorio di dati; quello che davvero colpisce dell’opera è l’idea culturale di fondo: il Festival come archivio sentimentale della Nazione e riflesso sociale della stessa. Sfogliare il Dizionario significa attraversare stagioni di identità collettiva.
Eddy Anselmi non indulge nella nostalgia ma – attraverso il suo sguardo analitico di esperto – costruisce biografie culturali, percorsi artistici e trasformazioni. Il risultato è una mappa complessa in cui la musica leggera rivela la sua natura tutt’altro che spensierata. Nell’introduzione al volume, l’autore scrive:
”Questo non è un libro di santini. Racconta anche le delusioni e i modi di abbandonare: chi si spegne senza rumore, chi trasloca dietro le quinte come autore o produttore, chi ritorna in forma di cover o duetto a fare da ponte tra
Eddy Anselmi, ”Il Dizionario del Festival di Sanremo”, Coniglio Editore
generazioni, chi trova nell’orchestra o nella giuria un’altra maniera di restare al centro della scena. In un album di famiglia, alle foto del debutto seguono quelle dei ritorni, e qualche ritratto in controluce da custodire con pudore.
Infine, questo volume funziona come un vinile: lato A e lato B. Nel lato A, i nomi in grassetto – cantanti, interpreti, cantautori e gruppi – che hanno dato volto e suono al rito. Nel lato B, gli autori che l’hanno creato senza concorrere
in prima persona – che puoi riconoscere a occhi chiusi dalla cadenza di una parola o dal giro di accordi”.
Il lessico dell’Italia in musica
Figure come Domenico Modugno, che con “Nel blu dipinto di blu” spalanca le porte all’internazionalizzazione della canzone italiana, o la stessa Mina, simbolo di modernità vocale e presenza scenica, non sono soltanto nomi in un elenco: diventano nodi di una narrazione più ampia. Il Dizionario del Festival di Sanremo, nel suo impianto alfabetico, consente un doppio livello di lettura. Da un lato, offre la consultazione puntuale – la voce su artisti, edizioni o su una specifica canzone iconica – ma dall’altro, invita a una lettura trasversale e a tratti quasi romanzesca; le voci citate nel dizionario si richiamano fra di loro, in un filo conduttore perfetto che ricompone un affresco storico.
L’opera, oltretutto, mostra come ogni edizione sia stata influenzata dal clima politico e mediatico del proprio tempo. Dalle polemiche sui testi, alle esclusioni che hanno acceso diatribe, fino all’introduzione delle nuove categorie o delle giurie demoscopiche; non i tratta di una raccolta dati ma di un’attestazione che implica l’evoluzione della musica leggera.
Nonostante l’assetto del Dizionario del Festival di Sanremo abbia un’organizzazione rigorosa e precisa la lettura dell’opera sorprende per fluidità. Strutturalmente, le voci dialogano tra loro creando rimandi impliciti: da un autore che riappare vicino ad interpreti differenti a un conduttore iconico per un’epoca. L’ordine alfabetico del volume muta, quasi, in una strategia narrativa che accompagna il lettore in un percorso di immersione storico e musicale che può anche personalizzarsi, costruendo la propria genealogia affettiva.
Eddy Anselmi, ”Il Dizionario del Festival di Sanremo”, Coniglio Editore
”In mezzo, un repertorio monumentale di dati, statistiche e record sobri che non appesantiscono: orientano. Perché la nostalgia, da sola, rischia di essere un vizio: senza attenzione al metodo, non si capisce come in tanti siano arrivati fin qui. Ci siamo trasformati in discreti impiegati dell’anagrafe pronti a registrare ogni anno nascite e commiati, in investigatori che ricercano storie di vite che continuano lontane dai riflettori o giardini dove portare un fiore a chi non è più con noi.”
La memoria come atto rivoluzionario
In un’epoca dominata dall’iperconnessione, dall’istantaneità e dall’oblio rapido dei contenuti dove il sovraccarico cognitivo riduce la capacità di concentrazione e la “Thumb muscle memory” rende difficile la focalizzazione profonda su un compito, un’opera di oltre seicento pagine dedicata a un solo evento annuale può apparire controcorrente. Probabilmente, oggi, un volume portentoso come Il Dizionario del Festival di Sanremo lo è, anche. Ma proprio per questo assume un valore politico e culturale: conservare, ordinare, contestualizzare significa sottrarre la memoria alla frammentazione e, in particolar modo, alla digitalizzazione che mette in vetrina un contenuto per poi essere fagocitato dall‘iperstimolazione.
Il lavoro di Eddy Anselmi è, in questo senso, rivoluzionario in quanto non celebra acriticamente il mito sanremese ma lo interroga mostrando come il Festival abbia saputo reinventarsi e, anche, come abbia resistito a certe trasformazioni. Racconta inclusioni ed esclusioni, successi travolgenti e dimenticanze, ricordando che la storia della canzone italiana è fatta tanto di trionfi quanto di tentativi.
”Leggere queste pagine significa cercare le foto dei singoli, e riconoscere somiglianze, genealogie, incroci. È capire che una canzone porta con sé una vita – studi, furgoni, risparmi, ore rubate – e un’etica quasi calvinista: l’ostinazione. I lettori che cercheranno solo le persone più famose si perderanno il bello, nascosto nei passaggi, nei luoghi della provincia, in paesi e capoluoghi, raggiunti all’alba in corriera, nei mestieri che si parlano, nelle biografie di sogni e fallimenti che somigliano spaventosamente alle nostre. Sanremo, in fondo, è questo: la lista degli invitati alle nostre serate italiane. C’è chi non ha mai alzato il trofeo e ha riempito stadi; chi ha vinto e poi ha imparato a sue spese che il successo è solo quello che si riesce a mantenere; chi ha trasformato quella gita in riviera nel più grande rimpianto di sempre; chi ha cantato una volta soltanto e ha lasciato una riga di diario che siamo riusciti idealmente a evocare. È un album di famiglia: lo apri, ritrovo quelle canzoni, quelle persone, lo richiudi e hai già voglia di riascoltarle”.
Eddy Anselmi, ”Il Dizionario del Festival di Sanremo”, Coniglio Editore
Quello che traspare è che Il Dizionario del Festival di Sanremo sia molto più che un volume atto alla semplice consultazione; sembra che l’autore abbia voluto donare ai lettori un album di famiglia in cui, ciascuno, può ritrovare un frammento della propria biografia. Sanremo è sinonimo di nucleo familiare, di tradizione, di persone riunite nell’attesa: chiunque può ritrovare una porzione di sé nel brano popolare che ha fatto la storia del Festival, nella canzone poco citata ma che a qualcuno ricorderà il tempo dell’infanzia: un atlante emotivo dell’Italia, insomma. La forza più autentica del libro risiede nel ricordare ai lettori che la cultura popolare non è un territorio marginale ma uno spazio vivo in cui una comunità si narra, si riconosce e si emoziona, consegnando alla memoria il ruolo di custode dei propri ricordi, della propria storia e della propria identità.




