Dal 9 luglio al 1° novembre 2020, la Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione di Bergamo ospiterà la mostra Daniel Buren. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati. Un luogo storico riletto e ridefinito dai tessuti luminosi dell’artista francese, presentati per la prima volta in un museo italiano.

Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati

Dopo i lunghi e difficili mesi del lockdown, la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – presenta la mostra Daniel Buren. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, curata dal direttore Lorenzo Giusti. Ad ospitarla lo storico Palazzo della Ragione, sede estiva della Galleria per il terzo anno consecutivo. A rendere tutto ciò possibile è stata la collaborazione fra la GAMeC, il Comune di Bergamo e TenarisDalmine, oltre che la partecipazione di numerosi sponsor: Fondazione Ubi, Bonaldi Motori, Carvico, Fidelitas, Barcella Elettroforniture e Italgen.

Nel comunicato stampa si legge:

Dall’incontro tra un gruppo di interventi “in situ”, immaginati appositamente per lo spazio della sala, e una serie di lavori “situati”, adattati cioè agli spazi del grande salone ma idealmente trasferibili in altri contesti, nasce il progetto di Buren per la città di Bergamo, che per la prima volta apre le porte al pensiero e alla creatività del celebre artista francese affidandogli la rilettura di uno dei suoi luoghi storici più rappresentativi.

Sala delle Capriate, Palazzo della Ragione, Bergamo - Photo Credits: web
Sala delle Capriate, Palazzo della Ragione, Bergamo – Photo Credits: web

Centrale il tema della luce, elemento dalla forte valenza simbolica che porta in sè l’idea della vita e della speranza. Una mostra che vuole imporsi, dunque, come segno di rinascita e ripartenza di una delle città italiane più ferite dalla recente pandemia. Un segnale forte – afferma l’assessora alla cultura Nadia Ghisalberti – per ribadire che Bergamo si è ripresa ed è pronta ad accrescere il suo ruolo nell’arte contemporanea.

Daniel Buren, un lavoro “per” e “nello” spazio

Da sempre impegnato in una ricerca visiva tesa a ridefinire lo spazio espositivo, Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, 25 marzo 1938) indaga, dalla fine degli anni sessanta, gli aspetti percettivi di un unico “strumento visivo”, un tessuto a bande verticali alternate, bianche e colorate.

Anche nella sede bergamasca ripropone le sue fasce di colore, questa volta ricorrendo alla tecnologia, con quadrati di tela in fibra ottica. Le 24 opere, in sei colori differenti – giallo, arancione, rosso, verde, azzurro, viola – instaurano un inedito dialogo con il contesto storico e artistico. Buren non intende semplicemente illuminare le opere attraverso l’espediente della luce: sono le opere stesse a dare luce allo spazio.

Daniel Buren. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati - Copyright Daniel Buren by SIAE 2020 - Ph © Lorenzo Palmieri
Daniel Buren. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati – Copyright Daniel Buren by SIAE 2020 – Ph © Lorenzo Palmieri

I teli luminosi di Buren riaccendono le luci, fisicamente e metaforicamente, su una città che non si è arresa e non ha intenzione di farlo, pronta a guardare al futuro e a rivestire, insieme a Brescia, il ruolo di Capitale Italiana della Cultura nel 2023.

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