Cultura

Daniel Defoe: il padre della letteratura inglese

Iniziatore del romanzo inglese e scrittore superbo, Daniel Defoe venne da sempre considerato come una delle figure più importanti della letteratura anglosassone.

Conosciuto soprattutto per essere l’autore di “Robinson Crusoe” e “Moll Flanders”, lo scrittore fu anche un attivo giornalista e un lavoratore del governo sotto mentite spoglie. La sua vita fu avventurosa, piena di colpi di scena e sembrò quasi essere stata scritta da lui stesso, come se fosse stata un romanzo d’azione. Oggi, ripercorriamo i fatti salienti del padre del romanzo inglese, per scoprire qualcosa in più sul conto del magnifico Daniel Defoe ed invogliare i lettori ad abbandonarsi ai suoi capolavori.

Daniel Defoe: la vita

Nato nel 1660 nel borgo londinese di Stoke Newington, Defoe fu mandato alla Stoke Newington Green, scuola dove studiò soprattutto le materie economiche e linguistiche, trascurando palesemente quelle classiche. Destinato a divenire un pastore presbiteriano per volontà del padre, Daniel si rifiutò di eseguire la strada scelta per lui e decise di dedicarsi agli affari. Pur avendo inizialmente successo in questo lavoro, Defoe finì comunque per dichiarare, dopo qualche anno, la bancarotta e pagò il disastro economico da lui creato con la prigione. Per fortuna lo scrittore riuscì a porre rimedio alle sue disastrose finanze grazie alla sua costanza, portando avanti varie attività diverse, tra cui quella di consulente governativo e di saggista. Fu proprio in questo momento che Defoe scoprì la potenza della scrittura e le sue idee politiche ed economiche all’avanguardia vennero pubblicate e divulgate in tutta l’Inghilterra.

Ma, nel 1702, ancora una volta cadde vittima del suo stesso zelo: alla morte di Guglielmo III Defoe venne arrestato con l’accusa di aver diffamato la Chiesa Anglicana nel suo saggio “La via più breve per i dissenzienti”, libro che venne messo al rogo e per cui lo scrittore venne condannato prima alla gogna e poi, successivamente, di nuovo alla prigione. Fu proprio nel periodo trascorso in cella che Daniel scrisse il particolare “Inno alla Gogna”, zelante testo sulla condanna degli innocenti che si diffuse per tutta Londra e trasformò la sua esecuzione in un vero trionfo. Durante il periodo di prigionia, scrisse persino il suo primo libro intitolato “Fortune e sfortune della famosa Moll Flanders”, una storia che narra le vicende di una prostituta nella Londra dell’epoca. Una volta liberato, avendo perso di nuovo tutti i suoi averi, Defoe fondò la rivista “The Review”, un trisettimanale che ebbe grande successo e fece la storia del giornalismo inglese.

“Robinson Crusoe” e il primo romanzo moderno

Dopo essersi trasferito in Scozia, Defoe non fu più soltanto un semplice giornalista, ma lavorò segretamente per convincere il Parlamento scozzese ad accettare l’Atto di Unione con l’Inghilterra. Mentre si districava tra faccende diplomatiche e creazioni di articoli, lo scrittore portò a termine anche vari romanzi, tra cui spicca il leggendario “Robinson Crusoe” pubblicato nel 1719. Contento del successo enorme della storia, Defoe scrisse anche i sequel, “Ulteriori avventure di Robinson Crusoe” e le “Riflessioni serie di Robinson Crusoe”. Queste differenti prove letterarie lo portarono ad essere definito dai critici come il padre del romanzo inglese, poiché per la prima volta la storia in prosa si concentrò maggiormente sulla figura di un singolo personaggio e sul suo destino, argomenti posti al centro del libro e sviluppati in modo preciso e completo con criteri di verosimiglianza.

Nonostante l’ottimo risultato, Defoe non fu mai intenzionato a creare il concetto di romanzo moderno e si ritrovò, al contrario, a mettere la sua penna al servizio della paga migliore. La dimostrazione più lampante di questa teoria fu la sua età all’epoca della pubblicazione di “Robison Crusoe”, ben 58 anni, un momento troppo maturo nella vita dell’autore per pensare di rivoluzionare il concetto di romanzo. In più, i suoi libri vennero creati per vendere, tanto che gli avvenimenti all’interno furono fatti passare per storie vere, il tutto al solo fine di incuriosire maggiormente i propri lettori (cosa non del tutto falsa, dato che il “Robison Crusoe” prese spunto dalle vicissitudini del marinaio Alexander Selkirk). E fu così che lo scrittore inglese, con il suo mix di verità e invenzione, mise insieme tutti gli elementi che portarono i futuri romanzieri a sviluppare ancor di più quello che oggi definiamo all’unanime il romanzo moderno. Eppure, sembra incredibile che il tutto sia nato da una mente così brillante e disonesta, quella del maestro ed ex galeotto Daniel Defoe.

Monica Blesi

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