Cultura

Delacroix, il colorista romantico che intuì le ricerche impressioniste

Eugène Delacroix è considerato uno dei massimi esponenti del Romanticismo del quale incarna la malinconia, l’avversione all’accademismo, l’impeto creativo e il riferimento alla storia, medievale e contemporanea anziché antica. Oggi ricorre l’anniversario di morte (Parigi, 13 luglio  1863) dell’artista che diceva: ‘’La prima qualità di un quadro è di essere una gioia per l’occhio’’. Una considerazione anticonvenzionale e rivoluzionaria per quei tempi,  frutto del distacco dalla poetica dominante neoclassica appresa dal maestro e pittore Pierre-Narcisse Guèrin, nello studio nel quale conobbe – tra l’altro – il grande artista anche egli cardine del Romanticismo: Théodore Géricault.

Michelangelo, Tiziano e Rubens furono i suoi modelli ma il modo di dipingere fece un vero salto qualitativo solo dopo aver osservato le opere di Constable ‘’ Visto i Constable. Constable mi fa un gran bene’’, annotava Delacroix nel suo diario il 19 giugno 1824. Un soggiorno in Marocco nel 1832 appagava da un lato il suo gusto esotico e dall’altro gli faceva scoprire la luce dei cieli nordafricani e i colori accesi. Colori e luci che dal Marocco riportò in patria, impressi nei numerosi bozzetti e disegni ai quali attinse per tutta la vita.

Delacroix pittore colorista

Wikipedia
Eugène Delacroix, La barca di Dante, 1822, olio su tela, Musèe du Louvre, Parigi

Da pittore che faceva uso di colori terrosi e pigmenti scuri per modellare le figure, lentamente con pazienza e con l’osservazione diretta dei fenomeni naturali della luce e del colore, Delacroix divenne pittore colorista. Riprodurre attraverso la pittura la mezza-tinta ossia il chiaroscuro significa tentare di sfruttare e sviluppare al massimo tutti gli effetti e le sfumature del colore esplorando quel grado intermedio fra tonalità chiara e scura. Ci sono già tutte quelle linee di ricerca che apriranno alle novità dell’Impressionismo e fino a far dire a Cézanne ‘’Siamo tutti in Delacroix’’.

L’altro grande interesse di Delacroix è la storia contemporanea

La libertà che guida il popolo è il primo quadro politico nella storia della pittura moderna ed esalta l’insurrezione che, nel luglio del 1830, ha posto fine al terrore bianco della restaurata monarchia borbonica. E’ proprio con il Romanticismo di Delacroix che l’arte cessa di volgersi all’antico e comincia a proporsi per essere a tutti i costi del proprio tempo. Ma la politica di Delacroix non è chiara, combatte il tentativo di ripristinare i privilegi feudali come se la rivoluzione non fosse avvenuta ma non capisce che nuove istanze rivoluzionarie stanno maturando nella società esprimendosi nella lotta di classe.

Rivoluzionario nel 1830 diventa controrivoluzionario nel 1848, quando la classe operaia insorge contro la borghesia capitalista che la sfrutta. Il quadro che esalta le giornate di luglio esprime anche questa ambiguità di fondo, un’opera al contempo realistica e retorica, storica e politica un misto in cui una figura ideale la ‘’Libertà’’  è vestita di stracci come una donna popolana e invece di impugnare una spada imbraccia un fucile.

Géricault e la Zattera della medusa, una fonte certa

Da questi indizi è facile risalire alla fonte: La zattera della Medusa di Géricault. In ambedue le opere le figure formano una massa che culmina nella persona che agita qualcosa: un cencio o una bandiera. Più che sottolineare le analogie è utile tuttavia concentrarsi sulle differenze tra le due opere. Ricalcando lo schema compositivo della zattera, Delacroix lo rovescia. Inverte anche la direzione del moto delle masse: nella zattera va dall’avanti all’indietro, nella Libertà viene in avanti, si precipita verso lo spettatore. Il retaggio classico scompare: non più il luminismo caravaggesco sui corpi fortemente modellati, ma un profilarsi di figure in controluce sul fondo fumoso. Una volontà che non proviene dalle fonti italiane quali Michelangelo e Caravaggio ma dalla sorgente fiamminga di Rubens e Van Dyck. Il colore si libera nel fumo che avvolge la scena e la luce colpisce le forme, crea aloni e dissolvenze.

La barca di Dante: l’intuizione o anticipazione delle istanze impressioniste?

Delacroix esordì giovanissimo al Salon del 1822 esponendo La barca di Dante, dove si narra del passaggio allo Stige, la palude infernale. Nel fango sono immersi gli iracondi che si percuotono e mordono a vicenda. Già in questo dipinto l’artista mostra gli albori della sua ricerca coloristica. Le goccioline d’acqua sul ventre della giovane donna e quelle dell’uomo sono formate dai colori puri giustapposti. Delacroix non ha fatto ricorso alla fusione di più colori, né ha impiegato un colore carico di riflessi di luce come aveva già fato Rubens in Sbarco di Maria de’ Medici a Marsiglia.

Delacroix ha posto l’uno di fianco all’altro il rosso, il giallo, il verde e tocchi di bianco. Un’intuizione fondamentale per gli Impressionisti e Postimpressionisti anche se non si può parlare di vera anticipazione. Una coincidenza formale talvolta sorprendente ma comunque destinata a rimanere tale, non potendo colmare le distanze concettuali e contestuali tra un dato movimento artistico e il suo precursore. Infatti, se da un lato le grandi Avanguardie di inizio Novecento presentano delle caratteristiche ben definite e, spesso, fanno perno su un manifesto che ne illustra i propositi, l’Impressionismo francese è una corrente dalle basi teoriche meno solide, fondata su assunti semplici e su un’eccezionale immediatezza visiva.

Alessia Ceci

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