Nella visione di Antonino Zichichi la scienza studia come funziona il mondo ma è la fede in Dio che risponde al perché dell’esistenza. Le leggi della natura hanno un preciso ordine matematico: la realtà è razionale, ordinata, intelligibile ma non casuale in quanto rimanda a un Logos, cioè a un principio razionale creatore. Proprio in tale asserzione si ricollega la concezione di fede e cristianesimo: l’idea di Logos presente nel Vangelo di Giovanni”In principio era il Verbo” – sarebbe coerente con l’esistenza di leggi matematiche universali. La razionalità matematica che governa l’universo rimanda a un Archè (ἀρχή): la scienza prova a descrivere il ”come” ma è la fede che illumina sui ”perché”.

Zichichi e Dio, riflessioni sul rapporto tra razionalità e trascendenza

Zichichi Dio
Antonino Zichichi alla Plenary Session della Pontificia Accademia delle Scienze nel 2008. Foto di Antonio G. Colombo, rilasciata nel pubblico dominio.

Il rapporto fra Scienza e Fede è sempre stato al centro del dibattito in svariate epoche storiche oscillando talvolta verso un pacifico dialogo e, in altri casi, verso il conflitto. Secondo il fisico e divulgatore scientifico Antonino Zichichi, scomparso il 9 febbraio 2026, le due questioni non sono mai state poste come motivo di contrapposizione quanto, invece, come opportunità da cogliere riflettendo sul senso profondo dell’universo. La domanda è sempre la stessa, quella che attanaglia da secoli ogni essere umano: Dio esiste?

Zichichi, che ha operato nei campi della fisica delle particelle elementari con contributi alla ricerca sperimentale sull’antimateria, è molto noto anche per le sue posizioni sulla fede. Secondo il fisico, infatti, Scienza e Fede agiscono su due livelli complementari. La scienza studia come funziona il mondo, attraverso leggi matematiche e sperimentazione, ma è la fede che si interroga sul perché dell’esistenza: domande che la fisica da sola non può risolvere. Questa distinzione consente di superare il presunto conflitto tra scienza e religione: ogni apparente contraddizione, secondo Zichichi, è spesso il risultato di interpretazioni erronee o riduzionistiche, non di incompatibilità intrinseca reale fra i due aspetti. Lo scienziato scrive nel suo saggio Perché io credo in colui che ha fatto il mondo:

”Non esiste alcun teorema di matematica che neghi l’esistenza di Dio. Né esiste alcuna scoperta scientifica che neghi Dio. Pertanto, attraverso l’uso più rigoroso della Ragione, e lavorando nell’ipotesi che non esista il Trascendente, si arriva a un risultato chiarissimo: né la Logica Matematica né la Scienza permettono di concludere che Dio non esiste. Non è quindi corretto dire che l’Ateismo ha come fondamento le grandi conquiste della Logica Matematica e della Scienza”.

A. Zichichi, ” Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, Il Saggiatore, Milano 1999

Logos e universo matematico

Una delle intuizioni centrali di Zichichi riguarda la razionalità della natura. Le leggi che governano l’universo sono scritte in linguaggio matematico e la loro coerenza e armonia non sono considerate casuali. In questa prospettiva, la matematica e la fisica non solo descrivono la realtà ma indicano anche una struttura razionale coerente con la concezione cristiana del Logos inteso come principio creatore ordinatore: un Archè razionale che conferisce senso all’universo. Nel saggio Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, Antonino Zichichi riprende una celebre affermazione di Galileo Galilei:

“Studiando gli oggetti volgari scoprirò le leggi del Creato”.

A. Zichichi, ”Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”, Il Saggiatore, Milano, 1999

Galilei, attraverso l’ausilio dei cosiddetti ”oggetti volgari” – pietre, legni – riesce nella scoperta della prima e seconda legge del moto, le basi della dinamica classica. Nella prima legge ( Principio di Inerzia) Galileo smonta la concezione aristotelica che necessitava di una forza continua per mantenere il movimento, giungendo alla conclusione che un corpo non soggetto a forze (o con forza nulla) rimane fermo o continua a muoversi in linea retta a velocità costante. Nella seconda legge (Moto Naturale / Accelerazione) Galileo Galilei scopre che la velocità di caduta aumenta proporzionalmente al tempo trascorso.

«Da scienziato credente […] è mia profonda convinzione che sia compito nostro cercare nella natura e nell’universo, come fece Galileo Galilei, padre della scienza moderna, le impronte di Dio».

Citato in ”Dio. La scienza, le prove”, Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonnassies, RAI Cultura, 2024.

E proprio grazie a un atto di fede in Dio che Galileo Galilei, secondo Zichichi, pone le basi della Scienza attuale basata sul metodo sperimentale. Sempre nel saggio Perché io credo in colui che ha fatto il mondo lo scienziato scrive:

«La scienza, studiando l’immanente nel modo più rigoroso che l’intelletto umano abbia mai saputo concepire, scopre una serie di verità, i cui valori sono in perfetta sintonia con quelli che la stessa forma di materia vivente, detta uomo, apprende dalla Verità Rivelata. A quattro secoli da Galilei, si erge in tutta la sua splendida chiarezza quanto il padre della Scienza seppe vedere con un puro atto di Fede: la Natura e la Bibbia sono entrambe opera dello stesso Creatore. La Bibbia – diceva Galilei – è la parola di Dio. La Natura è invece la sua scrittura. La Scienza ha come obiettivo di capire ciò che Iddio ha scritto, usando il rigore della Matematica».

A. Zichichi,”Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”, Il Saggiatore, Milano,1999

Scienza moderna, idea di ordine e segno di Dio

L’idea che la natura obbedisca a leggi intelligibili deriva, secondo Zichichi, dalla convinzione che un Dio razionale abbia creato l’Universo. Il fisico considera Galilei come il padre della scienza moderna, sostenendo che quest’ultimo non possedeva una visione conflittuale fra Scienza e Fede; per lo scienziato, Galilei credeva che la scienza fosse uno strumento per svelare i segreti del creato, pur tuttavia senza che le scoperte scientifiche potessero negare l’esistenza di Dio. Sì, l’universo rimanda a un ordine intelligibile e regolato da leggi stabili; ma senza questa fiducia nella razionalità del cosmo il metodo sperimentale non potrebbe esistere per cui se l’ordine esiste rimanda sempre a una fonte primaria e razionale.

Tuttavia, per Antonino Zichichi questa non si configura come prova scientifica dell’esistenza di Dio ma più come una consonanza fra la razionalità della natura e quella del Creatore. Non si tratta di un’illusione ma di un fattore oggettivo: la fisica moderna – dalle simmetrie alle leggi fondamentali delle particelle elementari – dimostra l’ordine rigoroso della struttura dell’universo ma Zichichi fa luce su una domanda da porsi: perché l’universo è intellegibile? La razionalità del cosmo è solo il punto di partenza; la scienza può scoprire le leggi rigorose che governano il Creato ma non può spiegare il fondamento della loro esistenza.

La fede in Dio, per cui, non nasce da una lacuna della scienza ma da una riflessione precisa: se la scienza è possibile e l’universo è razionale non è irragionevole pensare che ci sia una fonte raziocinante da cui tutto parte. Zichichi insisteva sul legame storico e concettuale fra Scienza e Cristianesimo: la visione cristiana del mondo – ordinato da un Logos – favorisce l’idea che la natura sia regolata da leggi universali. Il Dio di cui parla Zichichi non origina da nessuna falla scientifica bensì è quel fondamento dell’ordine che la scienza rivela.

L’ ateismo come posizione non dimostrabile scientificamente

Per Antonino Zichichi l’ateismo non è la conclusione di una tesi scientifica dimostrabile quanto, invece, una scelta filosofica poiché la scienza non può dimostrare che Dio non esiste; presentare l’ateismo come conseguenza inevitabile del progresso scientifico è, quindi, un atto scorretto. La scienza, per definizione, non può né dimostrare né confutare Dio: può solo esplorare le leggi del mondo fisico. Zichichi, da credente cattolico, difendeva apertamente la Fede in Dio sostenendo che la razionalità non esclude un Creatore. Le leggi della natura hanno qualcuno che li governa e che sancisce un ordine: questo ordine matematico dell’universo è compatibile con un Creatore. In un’intervista del 2010 su Famiglia Cristiana, in merito all’ateismo, Antonino Zichichi dichiara:

«Confermo, secondo me è proprio Dio che ha creato il mondo, mentre secondo gli atei è il caos. Io dico che c’è una logica che regge il mondo delle strutture e se c’è una logica deve esserci un autore di tale logica. Gli atei dicono che tutto deriva dal caos e io dico che l’ateismo è un atto di fede nel nulla».

Antonino Zichichi, da un’intervista su Famiglia Cristiana, 2010

Una tesi che il fisico siciliano ribadisce, ancora una volta, nel saggio Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo:

«Credere in Dio è più logico e scientifico che credere nel nulla».

A. Zichichi, ”Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”, Il Saggiatore, Milano, 1999

In questo senso, non ha mai respinto l’ateismo come posizione personale del singolo ma combatteva quell’ateismo presentato come necessario alla scienza; secondo il fisico la scienza si occupa del funzionamento dei fenomeni mentre ateismo e teismo appartengono alla sfera del ”perché”; nessuna equazione o formula può spiegare il perché dell’esistenza di qualcosa in quanto, questo, è un campo che appartiene alla metafisica e, anche, alla teologia. La critica di Zichichi non si rivolge alla non-credenza ma allo scientismo: quell’atteggiamento che estende il metodo scientifico a ogni ambito del reale.

Dio come fondamento del senso del mondo: un confronto fra Heisenberg e Zichichi

Zichichi si concentra sul rifiuto del conflitto fra Scienza e Fede in quanto la scienza è strumento utile per decifrare l’ordine del creato predisposto da una fonte razionale. La Fede, per il fisico siciliano, è soprattutto scrigno di valori e speranza; e proprio la complessità del Creato e la sua intellegibilità fanno pensare all’esistenza di una intelligenza superiore che muova i fili. Lo scienziato, per Antonino Zichichi, è un esploratore che attraverso la Scienza interpreta la scrittura perfetta di un’entità superiore.

Heisenberg, fisico tedesco padre della meccanica quantistica e del principio di indeterminazione, si allinea in parte al pensiero di Zichichi sul dibattito Scienza e Fede: nessuno dei due considera la Fede un ostacolo alla ricerca scientifica, entrambi rifiutano il riduzionismo materialista e vedono la scienza come non autosufficiente. Come Zichichi, per Heisenberg la Scienza apre alla dimensione metafisica: non dimostra Dio, ma neppure lo esclude. Nel 1973 lo scienziato riceve il Premio Romano Guardini e per l’occasione tiene un discorso- successivamente pubblicato con il titolo Verità scientifica e religiosa – asserendo:

«Nella storia della scienza, persino fin dal celebre processo a Galileo, è stato ripetutamente affermato che la verità scientifica non può conciliarsi con l’interpretazione religiosa del mondo. Sebbene io sia ora convinto che la verità scientifica è inattaccabile nel suo proprio campo, non ho mai ritenuto possibile sminuire il contenuto del pensiero religioso come semplicemente parte di una fase fuori moda nella coscienza dell’umanità, una fase alla quale dovremo rinunciare d’ora in poi. Così, nel corso della mia vita, sono stato ripetutamente costretto a meditare sul rapporto di queste due regioni di pensiero, poiché non sono mai stato in grado di mettere in dubbio la realtà di ciò che indicano.»

Werner Heisenberg (1970) Erste Gespräche über das Verhältnis von Naturwissenschaft und Religion in ed. Werner Trutwin, “Religion-Wissenschaft-Weltbild” Duesseldorf: Patmos Verlag, pages 23-31

Heisenberg riflette sui limiti ontologici della conoscenza mentre Zichichi difende la compatibilità storica e logica tra cristianesimo e scienza; tuttavia, entrambi sostengono che lo scientismo sia un errore e che la realtà non si esaurisce nella materia. Una famosa citazione attribuita al fisico tedesco descrive la sua posizione su scienza e spiritualità:

«Il primo sorso dal bicchiere della scienza naturale ti renderà ateo, ma sul fondo del bicchiere, Dio ti sta aspettando»

Se l’approccio iniziale alla Scienza può portare al materialismo, è l’analisi profonda della logica delle cose create a rivelare un ordine che presuppone una dimensione superiore. Oggi, nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, la visione di Heisenberg e il pensiero di Zichichi sono attuali più che mai; la scienza è uno strumento di conoscenza ma non è l’unica forma di razionalità: si tratta di immaginare un’ interazione costante dove fede e ragione non si escludono, ma si interrogano reciprocamente.

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