Nell’ottobre dello scorso anno, Thom Yorke era stato travolto dalle critiche rispetto al suo silenzio su Gaza. Durante un concerto a Melbourne, un fan lo aveva interrotto chiedendogli di esprimere la sua opinione sulla guerra; il cantautore, però, aveva preferito abbandonare il palco senza rispondere. Il suo rifiuto di prendere una posizione netta era stato interpretato da alcuni come una manifestazione di disinteresse.
Già qualche anno prima, nel 2017, la decisione dei Radiohead di suonare a Tel Aviv aveva fatto storcere il naso a molti. Roger Waters e un’altra cinquantina di artisti avevano firmato una petizione per farli desistere ma, alla fine, la band si era esibita comunque. Secondo loro, infatti, annullare lo show non avrebbe penalizzato in alcun modo il governo, ma solo la popolazione israeliana.
Il discorso di Thom Yorke
Venerdì, però, Yorke si e espresso pubblicamente sul conflitto e sulla crisi umanitaria della Striscia di Gaza. Il musicista ha appellato il premier Benjamin Netanyahu e i suoi ministri come «una cricca di estremisti», e ha affermato che la comunità internazionale dovrebbe esercitare una maggiore pressione per far sì che Israele ponga fine all’offensiva su Gaza.
«La scusa dell’autodifesa», ha scritto in una lunga lettera, «si è logorata da tempo, e ormai è stata sostituita da un palese desiderio di prendere il controllo di Gaza e della Cisgiordania in modo permanente». Il cantante ha parlato anche degli attacchi del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, accusando il gruppo radicale palestinese di «nascondersi dietro la sofferenza del suo popolo, in modo altrettanto cinico, per i propri scopi».
Thom Yorke ha concluso dicendosi dubbioso circa l’idea che un artista debba necessariamente esporsi sui social per commentare fatti di cronaca e attualità. «Capisco perfettamente il desiderio di “fare qualcosa” quando assistiamo ogni giorno a sofferenze orribili sui nostri dispositivi», ha spiegato, «Ha senso. Ma penso sia un’illusione pericolosa credere che ripostare qualcosa o scrivere un post di un paio di righe abbia un significato reale».
Federica Checchia
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