Holly e Mark Lenders, Don Camillo e Peppone, Fedez e Tony Effe, Amadeus e Pedro, i fratelli Gallagher e il resto del mondo, e ancora tanti, tanti altri. La letteratura, così come il mondo dello spettacolo, della televisione e della musica, sono pieni zeppi di antagonisti. Negli ultimi tempi, tuttavia, una faida in particolare sta intrattenendo il pubblico americano e internazionale: l’infinita querelle tra Drake e Kendrick Lamar.

Tra un dissing e una dichiarazione al veleno, i Bugo e Morgan del rap statunitense stanno litigando da anni e un nuovo capitolo della saga promette ulteriori attriti tra i due. Un tribunale, infatti, ha rigettato la causa per diffamazione del cantante canadese contro Universal Music Group per il brano Not Like Us di Lamar.

Le prove portate da Drake non sarebbero plausibili

In una sentenza pubblicata ieri, la giudice federale Jeannette A. Vargas ha spiegato che «in questo caso, la questione è se Not Like Us possa essere ragionevolmente interpretata come un’affermazione di fatto secondo cui Drake è un pedofilo o che abbia avuto rapporti sessuali con minori. Alla luce del contesto generale in cui sono state fatte le dichiarazioni contenute nella registrazione, la Corte ritiene che ciò non sia possibile».

Drake aveva denunciato l’etichetta discografica sostenendo che questa avrebbe usato «ogni arma a sua disposizione» per rendere Not Like Us in un successo, servendosi di falsi stream bot. Secondo lui, la Universal «aveva capito che le provocatorie e scioccanti accuse contenute nella canzone erano una miniera d’oro». In merito a questo discorso, però, la giudice ha affermato che le “prove” sarebbero «tweet di singoli utenti e segnalazioni dei fan», non attendibili. Ha inoltre definito «la sua dipendenza dai commenti online e dalle segnalazioni insufficiente a soddisfare lo standard di plausibilità».

Federica Checchia